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Candlemass - The Pendulum
22/03/2020
( 810 letture )
Facciamo un piccolo passo indietro. Nel 2014, Leif Edling, storico bassista dei Candlemass, annuncia che non prenderà parte ai tour e ai vari impegni delle sue due band di punta del momento, gli Avatarium e i Candlemass, appunto. Non vengono date motivazioni ufficiali, ma fin da subito trapela voce che questa decisione sia dovuta ad una profonda sindrome da affaticamento causata dal troppo lavoro che il bassista ha preso in carico nel tempo. Conseguenza di questa decisione è appunto un minor impegno che il bassista dedicherà ai suoi progetti: messi in soffitta i meravigliosi Krux, rallentati gli impegni con gli Avatarium, ai quali parteciperà solo con qualche brano ai successivi album, lasciando l’attività live e, di fatto, la leva del comando al duo Jidell/Smith, ridotti anche gli impegni con i Candlemass, che dopo la dolorosa uscita di Robert Lowe pubblicheranno un EP a distanza di quattro anni dall’ultimo album di studio e poi di nuovo un altro, nel 2018. Il vero ritorno del gruppo sarà solo nel 2019, a sette anni da Psalms for the Dead, con The Door to Doom, disco che vede il ritorno inaspettato quanto gradito e convincente di Johan Langquist, primo meraviglioso quanto mitico cantante della band. Un ritorno che a dirla tutta non brillava per particolare ispirazione: un buon disco, questo sì, nel quale il vero valore aggiunto è appunto l’emozione di risentire la voce di Langquist. Nel mezzo e contraddicendosi in pieno, Edling si concede il lusso di lanciare un nuovo progetto, pubblicando un EP e poi un album sotto il monicker The Doomsday Kingdom nel 2017. La crisi del 2014 sembra comunque alle spalle, tanto che nel 2019 Edling si concede anche un ritorno dal vivo con gli Avatarium, ma se guardiamo ulteriormente indietro, ricorderemo che il bassista aveva anche dichiarato quanto lo preoccupasse il fatto di trasformare i Candlemass in una band che procedeva stancamente, pubblicando album per dovere, più che per ispirazione e che il passare degli anni non favorisse certo il fiorire di nuove idee. Ebbene, a volte gli esseri umani sono coerenti con se stessi, ma più spesso non lo sono affatto.

All’alba del nuovo decennio, troviamo nuovamente i Candlemass in studio, ancora per un nuovo EP, dal titolo The Pendulum. L’EP si compone di sei tracce e conferma la formazione che aveva lavorato a The Door to Doom. Non sorprenderà trovare in scaletta una canzone come Porcelain Skull, che Edling ha scritto per gli Avatarium e che evidentemente ha voluto riproporre anche con la sua band principale. Come confermato comunque dalle stesse note che accompagnano l’uscita, i brani sono essenzialmente degli outtake -bella parola inglese per non utilizzare la ben più precisa e italiana "scarti"- delle registrazioni di The Door to Doom, che la band ha deciso comunque di pubblicare nella forma dell’EP per non lasciarle marcire nei cassetti. Decisione che naturalmente spetta solo a loro, così come al pubblico spetta quella di tributare o meno attenzione ad uscite di questo genere.
Anzitutto è bene precisare che dei sei brani solo tre sono cantati, gli altri sono brevi spezzoni strumentali, il che porta la durata complessiva ai venti minuti. Inutile nascondere che sono in effetti proprio i brani cantati quelli più interessanti, a partire dalla titletrack The Pendulum, che si apre su un arpeggio ed acquista poi invece un ritmo forsennato -sempre per gli standard degli svedesi-, che apre poi ad un refrain maestoso, sul quale Langquist si arrampica con la sua timbrica scura e rasposa. Molto bello l’assolo tecnico, così come il coro che accompagna il ritornello donandogli un’aura enorme. Un classico pezzo dei Candlemass si dirà ed è vero, ma è sempre un gran piacere. Snakes of Goliath fa il verso ad Electric Funeral (Black Sabbath of course) mantenendo quell’aura epica che ha fatto grande gli svedesi nel refrain. Arriviamo così a Porcelain Skull, che forse è il brano più intrigante del lotto, perché consente un inevitabile confronto con la versione degli Avatarium di The Fire I Long For. La resa dei Candlemass è sicuramente più grezza, oscura e cattiva, ben adattandosi alla voce di Langquist che rispetto all’eleganza di Jeannie-Ann Smith sceglie una interpretazione più rabbiosa e graffiata; scompare anche l’assolo di hammond, sostituito da un gran bell’assolo di un Lars Johansson sempre notevole. Difficile dire quale delle due versioni sia migliore: probabilmente il refrain così impostato rende più giustizia alla voce della Smith, ma Langquist non delude e l’aura malvagia e antica dei Candlemass dà un senso all’operazione. Poco da dire sui tre spezzoni strumentali: sicuramente piacevole The Cold Room, il più sviluppato dei tre, con arpeggio classico e organo a dare spessore ad un bel giro. Appena pasabile Sub Zero, del tutto inutile Aftershock che di fatto è un giro di basso distorto e nient’altro.

Insomma, venti minuti che nulla aggiungono alla carriera dei Candlemass e uscita che si indirizza quasi esclusivamente ai completisti della band svedese o viceversa a coloro che magari non sono interessati ad un album intero e preferiscono godere delle qualità dei cinque senza l’impegno della lunga durata. Sicuramente variegato nella scelta dei brani, pur in assenza di un vero capolavoro che giustifichi la sua esistenza, The Pendulum è un tassellino in una discografia che offre ben altri motivi di interesse. Niente di brutto, intendiamoci, anzi. Ma ripensando appunto a quanto fatto e detto da Leif Edling pochi anni fa viene abbastanza spontaneo chiedersi se tutto questo non potesse essere evitato senza far danno a nessuno. La risposta, stavolta, tende decisamente verso il sì. Al prossimo album da studio il compito di confermare lo stato di salute di questi giganti del metal.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
81.75 su 4 voti [ VOTA]
Aceshigh
Domenica 29 Marzo 2020, 16.10.11
1
Prodotto sulla cui utilità si può discutere o meno, 20 minuti complessivamente piacevoli (che potevano essere anche meno, senza i 3 inutili strumentali). Certo nulla di indispensabile né sorprendente... For fans only. Voto 73
INFORMAZIONI
2020
Napalm Records
Doom
Tracklist
1. The Pendulum
2. Snakes of Goliath
3. Sub Zero
4. Aftershock
5. Porcelain Skull
6. The Cold Room
Line Up
Johan Langquist (Voce)
Mats "Mappe" Björkman (Chitarra)
Lars "Lasse" Johansson (Chitarra)
Leif Edling (Basso)
Jan Lindh (Batteria)
 
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