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Wolfpakk - Nature Strikes Back
24/03/2020
( 611 letture )
Benvenuti all’outlet del superospite! Giunti al quinto album, il progetto Wolfpakk non muta di una virgola la propria formula, sia dal punto di vista strutturale sia dal punto di vista compositivo.
La direzione musicale rimane infatti saldamente nelle mani del duo svizzero-tedesco formato da Mark Sweeney (voce) e Michael Voss (chitarra e basso); ma, esattamente come nei tre precedenti capitoli, i nostri si fanno affiancare da una lista quasi interminabile di ospiti, i quali impreziosiscono e riempiono tutti i brani del disco con le loro performances vocali e/o strumentali. Non ci troviamo quindi di fronte ad una band nel senso classico del termine, bensì ad un progetto nel quale, in ogni brano, si genera uno specifico “supergruppo” composto, di volta in volta, da musicisti differenti che danno il loro contributo affiancandosi ai due unici membri fissi.
Non si tratta di una formula nuova: né in senso assoluto, dato che sono diversi i casi storici di “supergruppi” creati ad hoc per particolari progetti o per rendere tributo a grandi nomi della musica (due su tutti, Dragon Attack, tributo ai Queen del 1997 e Humanary Stew, tributo ad Alice Cooper del 2000), né per quanto riguarda specificamente i Wolfpakk, dato che tale soluzione è già stata scelta e messa in pratica negli album precedenti: l’omonimo del 2011, Rise Of The Animal del 2015 e Wolves Reign del 2017. Basta leggere velocemente la lista per rendersi conto di come, anche questa volta, i Wolfpakk abbiano reclutato un numero assolutamente ragguardevole di ospiti, appartenenti a nomi importanti, o quantomeno significativi, del panorama metal europeo.

Quando ci si trova di fronte a progetti di questo tipo, il dubbio sorge sempre spontaneo: le menti compositive saranno state in grado di produrre un risultato all’altezza di tale unione di musicisti e superospiti? Solo con un ascolto del disco è possibile rendersene effettivamente conto.
Dal punto di vista musicale, i nostri si mantengono nella scia dei precedenti lavori: si tratta di un classicissimo heavy metal, con notevoli influenze power metal (evidenti solo in certi brani), di matrice tipicamente tedesca-nordeuropea. Un genere, quindi, perfettamente congeniale sia ai due membri fissi, sia a pressoché tutti gli ospiti coinvolti, che si trovano quindi ad operare in uno stile non troppo dissimile da quello seguito nelle rispettive band madri.
Questa specifica scelta, se da un lato permette a cantanti e strumentisti di esprimersi su territori certi e conosciuti, dall’altro si palesa, fin dai primi brani, come uno dei principali punti deboli del disco. Il disco infatti suona, fin dalle prime note, come “già sentito”; e, se è vero che in ambito rock-metal è ormai difficile trovare significative novità, è altrettanto vero che, in questo caso, la prevedibilità a livello vocale e strumentale è talmente alta che, fin dal primissimo ascolto, si riesce immediatamente ad individuare dove andrà a parare la musica.

A questo problema, già non lieve di suo, e presente sulla totalità dei brani, si aggiunga il fatto che, in determinati pezzi, le soluzioni scelte, oltre che scontate, sono banali e poco interessanti, o comunque non riuscite, così che i suddetti brani non riescono proprio a “decollare” e si rivelano come “polpettoni” assai poco digeribili.
Gli stessi superospiti sembrano, in alcuni frangenti, svogliati e assenti, e paiono intenti semplicemente a “timbrare il cartellino” (e forse è proprio così) senza contribuire più di tanto a risollevare le sorti dei pezzi nei quali si sono disimpegnati.
Ad una prima analisi, il disco sembra un disastro totale; in realtà non è del tutto così. Vi sono alcuni brani tutto sommato validi, e suonati con passione: la title track iniziale, la terzinata Restore Your Soul, l’oscura Lone Ranger e il potente hard rock di One Day nel complesso convincono. Rimane tuttavia la prevedibilità di fondo che permea l’intero album, ed inoltre, a compensare le parti meglio riuscite, non si possono non citare altri pezzi che colpiscono in negativo per banalità e pochezza di idee: The Legend, la ballad A Mystery e soprattutto la terribile Revolution, davvero scontata e poco riuscita, sono i punti meno brillanti dell’intero lavoro, e contribuiscono a renderne pesante l’ascolto dall’inizio alla fine. Oltretutto, in diversi punti del disco, le linee vocali appaiono artificialmente forzate e non sempre ben amalgamate con le parti strumentali, quasi che siano state incise “di getto”.

Tirando le somme, i risultati non sono dei migliori: purtroppo ci troviamo in uno di quei casi in cui la grande mole di ospiti di grido coinvolti funge principalmente da “specchietto per le allodole”, al fine di mascherare le mancanze a livello compositivo e, soprattutto, di ispirazione. Non saprei quindi quale effettivo valore e, soprattutto, quale importanza possa avere, oggi, un disco come Nature Strikes Back: non si può certo dire che sia suonato male, né che sia musicalmente inascoltabile, tuttavia mi sentirei di consigliarlo (forse) solo ed unicamente ai super appassionati del genere; per tutti gli altri c’è, e c’è già stato in passato, molto di meglio.
Oltretutto, non essendo un esordio ma trovandoci di fronte al quarto album, i Wolfpakk non hanno neppure la “scusante” della giovane età o dell’inesperienza; temo quindi che la loro cifra compositiva sia questa e non siano da prevedere particolari evoluzioni per il futuro. La speranza, ovviamente, è che invece si sia trattato solo di un momentaneo passo falso, e che i prossimi lavori del duo possano emergere dalla mediocrità in cui questo si trova purtroppo impantanato.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
94.5 su 2 voti [ VOTA]
sminkiato
Venerdì 27 Marzo 2020, 14.16.54
3
Assolutamente non in linea con il recensore, secondo il sottoscritto questo é uno degli album più belli in campo power metal da 1 anno a questa parte, molto variegato e davvero pieno di phatos. se amate il genere ascoltatelo, sono sicuro che vi piacerà. Voto 90
Nòesis
Mercoledì 25 Marzo 2020, 20.18.16
2
Ti ringrazio, ci era sfuggita!
Gokronikos
Mercoledì 25 Marzo 2020, 10.26.51
1
Sono completamente d'accordo con la recensione, però credo che si tratti del loro quinto album e non il quarto.
INFORMAZIONI
2020
Massacre Records
Heavy
Tracklist
1. Nature Strikes Back
2. The Legend
3. Beyond This Side
4. Land Of Wolves
5. Under Surveillance
6. Restore Your Soul
7. Lone Ranger
8. One Day
9. Revolution
10. A Mystery
11. Lovehis Side

Line Up
Mark Sweeney (Voce, cori)
Michael Voss (Voce, Cori, Chitarra, Basso)

Musicisti ospiti
Michael Sweet, Yannis Papadopoulos, Carl Sentence, Mats Levén, Perry McCarty, Oliver Fehr, Michael Bormann, Fernando Garcia, Frank Beck, Jasmin Schmid, Ronnie Romero, Nick Holleman, Jean-Marc Viller (voci)
Joey Tafolla, Nino Laurenne, Bruce Kulick, Vinnie Moore, Thom Blunier, Craig Goldy, Jeff Waters (chitarra)
Karl Johannson, Peter Fargo Knorn, Anders "LA" Rönnblom, Uwe Köhler (basso)
Mikkey Dee, Anders Johannson, André Hilgers, Mark Cross, Markus Kullmann, Gereon Homann (batteria)
Corvin Bahn, Tom Graber (tastiere)


 
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