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Modena City Ramblers - Combat Folk
24/03/2020
( 427 letture )
Modena City Ramblers, da quasi trent’anni duri e puri a testa alta per difendere e diffondere un’idea ben precisa, di musica e di società. Nato quasi per caso, dalla comune passione per il folk irlandese e per i canti popolari italiani, e, contemporaneamente, per il punk più politicizzato ed iconoclasta, il “collettivo musicale” modenese muove i primi passi nei primissimi anni’90.
Sono gli anni di Tangentopoli, della “presa di potere” della lobby affaristico-mafiosa ai massimi livelli dello Stato italiano (delle cui scorie ancora oggi non siamo riusciti a liberarci completamente), e della crisi irreversibile dei partiti della prima Repubblica, travolti dalla caduta del Muro di Berlino, che cambiò per sempre la situazione socio-politica mondiale, e dalle derive criminali che ne avevano corrotto le fondamenta, le strutture e gli ideali.
Sono stati anni difficili, privi di certezze e di punti di riferimento; ma sono stati anche anni nei quali si credeva, o quantomeno si sperava, che dalle macerie del sistema politico e sociale precedente si potesse costruire una società, ed uno Stato, nuovi e migliori. Il futuro ha purtroppo smentito queste speranze, portando alla luce personaggi talmente squallidi da far ampiamente rimpiangere persino quelli precedenti; il che è tutto dire. Ma allora davvero molti, giovani e non solo, credevano davvero che si potesse “cambiare marcia”, e far diventare questo Paese qualcosa di migliore e di più sano.
In questo clima ideale, con la forza di un caterpillar, entrano di slancio i Modena City Ramblers, mostrando sin da subito il loro volto più chiaro ed inconfondibile: trattazione esplicita di tematiche sociali e politiche (argomenti spesso rigettati dalle case discografiche) con esplicite prese di posizione da parte degli esecutori, ideali manifestatamente di sinistra, antifascismo e antirazzismo militante, zero compromessi con il “politicamente corretto” o con la “cultura benpensante”.

Altrettanto radicale la proposta musicale: rivisitazioni di brani della cultura popolare italiana, utilizzo di strumenti tipici dei suonatori di giga e reel irlandesi (com'è in buona parte della tradizione folk rock), mescolanza e commistione fra generi, ritmi, sonorità e testi, apparentemente distantissimi, eppure resi contigui e perfettamente integrati dalla freschezza delle idee degli arrangiamenti scelti dai musicisti, fra i quali alcuni veri funamboli del proprio strumento; brani dove il contenuto del testo è ben più importante di colui che lo mette in musica.
Combat Folk è il primo prodotto discografico della band, e diverrà ben presto talmente noto da dare in pratica il nome ad un sottogenere musicale, nel quale, oltre ai Modena City Ramblers, saranno presto compresi altri artisti “di nicchia” (spesso più per volontà delle case discografiche o dei produttori che del pubblico) quali Bandabardò o Mau Mau.
Il titolo rifà chiaramente il verso ai Clash di Combat Rock, e l’album contiene quattro tradizionali irlandesi strumentali, tre cover molto politiche (Contessa di Paolo Pietrangeli sulla melodia di Old Main Drag dei Pogues, e i famosi canti della Resistenza Bella Ciao, successivamente riproposta anche in altre versioni dalla band, e Fischia il Vento) e due brani originali, Ahmed l'ambulante (testo riadattato da una poesia di Stefano Benni) e Quarant'anni, ispirato alle vicende di Tangentopoli, violentissimo ed esplicito atto di accusa alla Prima Repubblica; quest’ultimo, appositamente inserito in apertura dell’album, giusto per far capire subito che aria tira.
Grazie all’immediato passaparola dei fan, e alle brillanti prestazioni in concerto, pochi mesi dopo la pubblicazione l’etichetta indipendente Helter Skelter di Roma permette alla band di incidere Riportando tutto a casa (1994), primo completo full-lenght del complesso modenese, nel quale saranno nuovamente compresi, e reincisi, sia i due inediti Quarant'anni e Ahmed l'ambulante) sia i rifacimenti di (Contessa e Bella Ciao, oltre ad altri brani già da tempo presenti nelle esibizioni live del gruppo.

Combat Folk è quindi un vero ed autentico pezzo di storia della musica italiana, la prima pietra di una strada lunga e accidentata che porterà la band sino ai giorni nostri attraverso successo e cadute, momenti di gloria e tragedie, separazioni e nuovi innesti, ma mantenendo sempre intatta e solidissima la coerenza ideale e musicale. Che voi ne condividiate o meno gli ideali e le tematiche, consiglio assolutamente di assistere almeno una volta ad un loro concerto, in modo da potervi rendere conto della loro inesauribile capacità di coinvolgimento e della loro immutata passione. Ascoltare oggi Combat Folk è già un primo modo di tributare un giusto omaggio ad una band estremamente significativa negli ultimi 30 anni di musica italiana; e anche un modo per poter provare a ripensare ad una società migliore e più giusta. Di questi tempi, è già qualcosa.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
83.23 su 17 voti [ VOTA]
Cisco
Martedì 31 Marzo 2020, 20.54.58
4
Recensione tristemente riduttiva.
Galilee
Sabato 28 Marzo 2020, 12.12.34
3
Mai piaciuti più di tanto, anche se devo ammettere che qualche canzone soprattutto nei miei paesi di origine della lunigiana, la conoscono tutti come fossero inni popolari. Io ero per i Lou Dalfin.
Jimi The Ghost
Mercoledì 25 Marzo 2020, 10.06.43
2
Per noi Emiliani che abbiamo visto nascere i MCR sono patrimonio mondiale e pertanto non si toccano. Anche se negli anni hanno perso un pò di smalto, di sentimento, di gusto, di quel particolare sapore di sporco di terra, di fango dalle note che inneggiano al richiamo popolare, con loro non si rischia di perdere la memoria. L'onda libera non si arresterà mai. La loro musica resterà per sempre, attuale, un piccolo tassello di un periodo che ricordo con gioia e la voce di Cisco rimarrà nei mie ricordi di gioventù.... Questo disco, per me, prende e porta a casa un bel 10. At salut. JTG
Black Me Out
Martedì 24 Marzo 2020, 18.48.48
1
Sarò super di parte, ma c'è stato un momento nella mia vita durante il quale i Ramblers erano imprescindibili, protrattosi poi fin verso il 2005, dopo di che li ho abbandonati quasi completamente, anche dal punto di vista non musicale. Ad ogni modo, prima ancora del debut vero e proprio, ormai un classico, questo dischetto me lo sono letteralmente consumato, rapito dalla musica irlandese e dal folk-punk dei Pogues, che i Ramblers mi facevano sentire ancora più vicino (e stavano a due passi da casa mia, per forza!). Le due strumentali soprattutto sono state una vera e propria palestra per perfezionare il mio approccio agli strumenti della tradizione irlandese come il tin whistle, il bodhrán e soprattutto il banjo. Il resto del disco è storia, ricordo ancora quante volte ho suonato Contessa, in tutti gli eventi possibili. Un disco essenziale per me.
INFORMAZIONI
1993
Autoprodotto
Folk Rock
Tracklist
1. Quarant'anni
2. Contessa
3. Farewell to Erin
4. Bella ciao
5. The King of the Fairies/Fischia il vento
6. Ahmed l'ambulante
7. Pipe on the Hob/The Hag at the Churn

Line Up
Stefano "Cisco" Bellotti (voce, cori)
Giovanni Rubbiani (chitarra)
Massimo "Ice" Ghiacci (basso, tamburello)
Luciano "Lucio" Gaetani (bouzouki, banjo, mandolino, percussioni)
Franco "Franchino" D'Aniello (tin whistle, flauto traverso, ocarina)
Alberto "Guardia Rossa" Cottica (fisarmonica)
Alberto "Mors" Morselli (voce, bodhrán, cucchiai, cozze)
Marco Michelini (violino, legnetti)
Vania Buzzini (bodhrán)
Arcangelo "Kaba" Cavazzuti (rullante)

 
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