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Inno - The Rain Under
27/03/2020
( 962 letture )
Gli Inno sono un supergruppo da poco entrato nella scena italiana, ma i cui membri sono già conosciuti ai più per altri progetti: Elisabetta Marchetti (ex Stormlord, ex Riti Occulti) alla voce, Cristiano Trionfera (ex Fleshgod Apocalypse) alla chitarra, Marco Mastrobuono (Hour of Penance, Coffin Birth) al basso e Giuseppe Orlando (ex Novembre, The Foreshadowing, Airlines of Terror) alla batteria. Tra le influenze che hanno portato alla realizzazione di questo album che mischia dark, heavy, doom, gothic e progressive vengono citati principalmente The Gathering, Katatonia, Amorphis e Porcupine Tree.

E le premesse sono state pressoché rispettate, dal momento che in The Rain Under ritroviamo un disco che è dark e gotico nelle idee e nell'ispirazione, ma che racchiude tanti piccoli dettagli da svelare. Abbiamo infatti un album molto moderno e dalla produzione cristallina che sfocia spesso in ritornelli catchy e coinvolgenti, senza però abbandonare l'eleganza e la decadenza tipiche dei lavori di artisti come i Katatonia. Anche se non si parla di death, brutal, black e simili, si nota facilmente come il background dei musicisti abbia in qualche modo influito in fase di composizione, lasciando qua e là molte tracce ben riconoscibili. Si parte con l'intro di chitarra acustica di Suffocate che ci conduce dolcemente ad un assolo di stampo heavy, per poi passare ai riff rocciosi e alle ritmiche incalzanti di The Hangman, senza dubbio una delle tracce migliori del lotto. Proseguendo nella tracklist troviamo i primi due singoli rilasciati, rispettivamente Pale Dead Sky e Night Falls: due ottimi esempi dell'abilità degli Inno di far convivere, ancora una volta, ritornelli catchy e moderni, impossibili da dimenticare, con la raffinatezza doom/gothic di un genere che già di per sé, in qualche modo, vuole allontanarsi dall'essere immediato e facilmente fruibile. Siamo arrivati ormai a metà dell'album e, dopo tanti elementi positivi, inizia ad esserci anche qualche nota dolente. L'attenzione sembra iniziare a calare, ed è difficile capire se questo succeda a causa dei pezzi in sé, semplicemente inferiori, nel complesso, a quelli della prima parte, oppure se ciò sia dovuto a una certa staticità della proposta che inizia a farsi sentire sempre di più. Se da un lato è piacevole trovare frammenti di Katatonia, Opeth, Iron Maiden e quant'altro vi possa venire in mente sparsi fra le canzoni, dall'altro è impossibile non notare come i pezzi, soprattutto nella seconda parte, tendano ad assomigliarsi un po' tutti. Anche la voce di Elisabetta, per quanto perfettamente inserita nel genere e adatta allo scopo, contribuisce ad accentuare quanto detto sopra. Dirigendo già l'occhio verso il futuro, potrebbe essere interessante l'aggiunta di una voce maschile, per evidenziare e rendere ancora più acuta l'eterna lotta in corso tra gli elementi più ruvidi e quelli più poetici. Menzione d'onore va, in ogni caso, alla cover dell'immortale High Hopes dei Pink Floyd, reinterpretata in maniera più "heavy" e più fredda rispetto all'originale, ma con un risultato comunque convincente.

Per riassumere, The Rain Under è un album credibile ma con ancora qualche pecca che impedisce di alzare la valutazione ad un livello superiore. Si sente la mano di quattro musicisti di grande esperienza, ma qualche esperimento per rendere più personale la proposta sarebbe l'ideale. In ogni caso, quest'album rimane consigliato ai fan di qualsiasi sottogenere di metal, dai grandi classici alle contaminazione più moderne.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
73.37 su 8 voti [ VOTA]
Enrico Bustaffa
Domenica 29 Marzo 2020, 17.18.46
8
ascoltato e riascoltato. Purtroppo, nonostante i nomi coinvolti, gira parecchio a vuoto. occasione persa
paolo
Sabato 28 Marzo 2020, 18.52.35
7
Addirittura schifo? Sicuri di essere obbiettivi? Insomma non sarà il disco migliore della storia, ma dire che fa schifo da l'idea che a qualcuno non funzioni bene l'apparato uditivo. Poi sono gusti per carità.
The Axe
Sabato 28 Marzo 2020, 17.07.47
6
Ma per piacere, fa schifo. Ma basta trattare bene bands solo perché coinvolgono certi individui.
Mike
Sabato 28 Marzo 2020, 13.07.15
5
Per niente entusiasmante,assolutamente nella media se non sotto. Temo che gli sia stato dato un voto "politico" vista la presenza di musicisiti con passati/presenti in altre band di rilievo.
inflames69
Sabato 28 Marzo 2020, 12.15.03
4
Che bravi!!! Coinvolgenti ed alcuni brani (tra cui PALE DEAD SKY) assolutamente splendidi. Dark-gothic metal di ottima fattura
Jo-lunch
Venerdì 27 Marzo 2020, 19.20.06
3
Concordo con Le Marquis. Questo album è poco coinvolgente, non mi ha entusiasmato . Ascolterò altro. Buona serata.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 27 Marzo 2020, 18.40.25
2
Lo stavo ascoltando giusto ieri, giornata fredda e grigia e avevo parecchio tempo. Non mi ha preso. A me sembra di sentire un po' dei primi Lacuna Coil e in alcuni passaggi, una brutta copia dell'ultimo dei Crown of Autumn, Byzantine Horizons. Tra l'altro, mi sembra che la seconda parte, con brani come Goliath e Scorched, sia più interessante, contrariamente a quanto riportato nella recensione. Sempre in contrasto con la recensione, considero veramente scadente, la cover dei Pink Floyd, High Hopes. Viene tagliato proprio l'assolo finale di chitarra che è il must del pezzo. Des temps meilleurs viendront. Au revoir.
Kiodo 74
Venerdì 27 Marzo 2020, 16.58.02
1
Leggendo la recensione sembra un lavoro molto interessante, le influenze dei suddetti sono pane per i miei denti e quindi darò presto un ascolto.....ben vengano le nuove uscite a sorpresa di questi tempi!
INFORMAZIONI
2020
Time To Kill
Dark / Prog
Tracklist
1. Suffocate
2. The Hangman
3. Pale Dead Sky
4. The Last Sun
5. Night Falls
6. To Go Astray
7. Goliath
8. Scorched
9. Misericordia
10. High Hopes
Line Up
Elisabetta Marchetti (Voce)
Cristiano Trionfera (Chitarra)
Marco Mastrobuono (Basso)
Giuseppe Orlando (Batteria)
 
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