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Alchemist - Spiritech
28/03/2020
( 469 letture )
Se si parla di anni Novanta e di progressive/technical death, cosa vi viene in mente? La Florida, con Death, Atheist e Cynic, e forse l'Europa, con Pestilence e le molteplici creature di Dan Swano. Oggi però ci troviamo da tutt'altra parte del globo, più precisamente in Australia: già, perché proprio da qua provengono gli Alchemist, gruppo prog death (e non solo) il cui primo full-length, Jar of Kingdom, risale al 1993.

In questa recensione affronteremo però Spiritech, terzo parto della band di Canberra e forse anche il loro album più importante: se infatti i due lavori precedenti (il già citato Jar of Kingdom e il successivo Lunarsphere) mettevano in evidenza una forte personalità ma risultavano ancora un po' limitati, sia per l'eccessivo ispirarsi agli Atheist sia causa produzione decisamente grezza, questo terzo lavoro datato 1997 risulta decisamente più a fuoco e immediatamente riconoscibile. E' proprio questo il punto di forza di questa band, e lo capiamo subito dall'opener Chinese Whispers: oltre nove minuti in cui melodie esotiche si fondono -e confondono- con l'aggressività del death metal. Tutto suona incredibilmente naturale e coeso, c'è veramente da rimanere meravigliati da come le vocals strozzate si inseriscano senza fatica nei pattern psichedelici e avvolgenti che ci accompagnano alla scoperta di una band che non ha nulla da invidiare ai nomi più blasonati, se non l'essere apparsa qualche anno dopo. Road to Ubar ci riporta invece al prog rock anni 70, per le sue strutture e progressioni, prima di tornare al death metal più tirato di Staying Conscious, che però sorprende per l'intermezzo centrale a tinte orientaleggianti. Beyond Genesis non aggiunge nulla a quanto detto finora, se non ovviamente altri sette minuti di ottima musica, ma è la successiva Spiritechnology a sorprenderci ancora una volta: un'intro ambient fa da sottofondo a delle vocals recitate, prima che irrompa un ritmo tribale che ci accompagna verso un'atmosfera eterea interrotta sporadicamente da qualche sezione in cui ricompaiono con irruenza le sfuriate death. Inertiai rivela un piacevole intermezzo strumentale che riprende le atmosfere tribali della traccia precedente, ottimo anche per riprendere fiato e per prepararci ad affrontare l'ultimo terzo dell'album. Sorvoliamo su Hermaphroditis, forse il pezzo meno riuscito del lavoro, per dedicarci invece a Dancing to Life, che di danza effettivamente si tratta, dai ritmi sostenuti e aggressivi, vicini al thrash, arricchita da assoli frammentati dotati di eleganza spaventosa; per chi scrive, la vetta dell'album. Conclude il viaggio la lunghissima (oltre undici minuti) Figments, ulteriore esempio di come gli Alchemist sappiano giocare in maniera superba con ambient, musica etnica, prog e death metal, mescolando sempre il tutto, come un'alchimista appunto, per dare vita ad un risultato decisamente inaspettato.

Come gli Alchemist siano rimasti così sconosciuti rimane un mistero, essendo una band decisamente unica nel proprio genere, soprattutto grazie al loro utilizzo così particolare e stratificato delle chitarre in grado di immergere l'ascoltatore in atmosfere appartenenti a mondi completamente differenti. Ma non è mai troppo tardi, correte a recuperare questo gioiellino e non ne rimarrete delusi.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
88 su 1 voti [ VOTA]
Macca
Lunedì 30 Marzo 2020, 15.11.45
3
Ho ascoltato solo Tripsis di questa band, che mi aveva colpito per molti aspetti ma dopo poco lo avevo accantonato per dedicarmi ad ascolti per me più prioritati. Li recupererò.
Andry Stark
Domenica 29 Marzo 2020, 23.55.56
2
Recensione molto interessante, mi ha incuriosito su questo gruppo che provvedo immediatamente a recuperare.
Kiodo 74
Sabato 28 Marzo 2020, 14.45.00
1
Non li ricordo.... Non li conosco....ma comunque me li segno perché leggendo la rece potrebbero interessarmi.... Una chance si da a tutti. Ossequi!
INFORMAZIONI
1997
Thrust
Prog Death
Tracklist
1. Chinese Whispers
2. Road to Ubar
3. Staying Conscious
4. Beyond Genesis
5. Spiritechnology
6. Inertia
7. Hermaphroditis
8. Dancing to life
9. Figments

Line Up
Adam Agius ( Voce, Chitarra, Tastiere)
Roy Torkington ( Chitarre)
John Bray ( Basso, Tastiere, Samples)
Rodney Holder ( Batteria)

 
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