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Malokarpatan - Krupinské Ohne
31/03/2020
( 480 letture )
Dai freddi boschi slovacchi per la terza volta si solleva la voce dei menestrelli Malokarpatan, tornati all’attenzione del pubblico con Krupinské Ohne, pubblicato in Europa da Invictus Productions ed Oltreoceano da The Ajna Offensive. La nuova fatica del quintetto capitanato da HV, che ha abbandonato la chitarra per approdare dietro l’asta del microfono dopo l’addio del precedente cantante Temnohor, si fa subito notare per un addolcimento delle sonoritŕ rispetto a quelle che si erano potute udire, ad esempio, nell’ottimo Karpatenland (2017).

Gli elementi sono i medesimi di quelli sentiti in passato - folklore slovacco, riff spezzaossa in pieno stile heavy metal anni ’80, accelerazioni black, voce roca - ma son stati resi piů raffinati, gli spigoli smussati, senza, tuttavia, rinunciare alla carica epica ereditata da band storiche come i Bathory di Under the Sign of the Black Mark. Come in Grief dei Sivij Yar, anche in Krupinské Ohne l’apertura del disco č affidata ad una breve composizione folk-sinfonica che pare uscire direttamente da un classico film esteuropeo degli anni ’60 -sarebbe stata perfetta, ad esempio, come colonna sonora di un film dell’ungherese Miklňs Janksň-, che guida l’orecchio dell’ascoltatore verso le prime note di chitarra dell’album. V Brezových Hájech Poblíž Babinej Zjavoval Sa Nám Podsvetný Velmož, primo e piů lungo brano del lotto, ingrana a fatica (dovranno passare oltre quattro minuti prima di entrare nel vivo della canzone) ma, una volta raggiunto il nucleo centrale, veniamo coinvolti in un fiume di riff che guardano, un po’ con nostalgia e un po’ con sfida, alle grandi band heavy metal del passato, da Motörhead, per citarne una, ai lidi piů estremi come quelli dei Venom, alternati a momenti piů pacati dominati da eleganti arpeggi della chitarra acustica e ad altri nei quali i synth tessono tappeti sonori vintage. Non lasciatevi trarre in inganno, perň: quella perpetrata dai Nostri non č una mera e furba operazione nostalgia, atta a titillare la memoria degli amanti del metal anni ’80 (che, comunque, non potranno che riprodurre la celebre scena di Tre Uomini e una Gamba in macchina: “non ce la faccio, troppi ricordi”). Ciň che fanno i Malokarpatan č riprendere il vecchio per rielaborarlo. Senza privarlo della patina stesa sulla musica dal tempo, esso viene ringiovanito e reso moderno dal continuo alternarsi di sonoritŕ differenti, tutte mischiate con gran maestria ed intelligenza.

La seconda traccia, Ze Semena Viselcuov Čarovný Koren Povstáva, anticipata da un breve intro ancora una volta cinematografica -stavolta con tanto di rumore graffiante che caratterizza i vecchi film in pellicola-, parte subito in quarta, senza perdere tempo. E se č vero che l’originalitŕ non č la parola d’ordine per la scrittura dei riff del brano, questi risultano comunque efficaci e causano anche nel piů pacato degli ascoltatori violenti headbang. Essa č un’epica cavalcata che infonde il pubblico con energia nuova ed inarrestabile. Di differente natura č, invece, la successiva Na Černém Kuoni Sme Lítali Firmamentem la cui intro č affidata all’elemento elettronico che dipinge paesaggi notturni, oscuri e minacciosi. Fino ad ora, questo terzo brano rappresenta il momento piů violento e logorante. Anche nei momenti di quiete, con la ormai caratteristica chitarra acustica che dona attimi di respiro, l’inserimento di tastiere che paiono uscire dalla colonna sonora di un film di genere italiano degli anni ’70 li rende comunque sinistri, donando loro un aura di mistero e di orrore. A proposito di film di genere, la mente dell’ascoltatore viaggia nei meandri del cinema horror classico udendo le note di synth che aprono Filipojakubská Noc Na Štangarígelských Skalách: i Goblin che hanno musicato Profondo Rosso di Dario Argento incontrano Tubular Bells di Mike Oldfield, presente ne L’Esorcista di William Friedkin. E nonostante tutto ciň, nonostante le sonoritŕ a noi cosě famigliari, i Malokarpatan riescono comunque ad evocare l’aria frizzantina e malvagia che pervade le foreste est europee, quelle abitate dalle streghe e da altri esseri demoniaci. Il riffing č solido come nei brani precedenti: poco originale ma efficace. Č il classico che ritorna senza annoiare.

La canzone finale, Krupinské Ohne Poštyrikráte Teho Roku Vzplanuli, si apre con l’incipit piů eccitante ed ammaliante dell’intero disco -senza nulla togliere, ovviamente, a quelli precedenti. L’arpeggio elegante, la batteria che scandisce un ritmo sostenuto, una voce effettata che parla: tutto, qui, funziona alla perfezione. Ed ancora una volta, una volta che la canzone raggiunge il suo sviluppo, ci troviamo dinnanzi a riff galvanizzanti ma denotati da malinconia. Tutto il brano č un climax, un sentiero di tensione che conduce fino all’assolo finale, semplice, sě, ma eccellente. Questo assolo, infine, sfumando lascia il posto all’ultimo, conclusivo inserto acustico e folkloristico: il perfetto arrivederci da parte di un disco poco originale ma soddisfacente, come una pacca sulla spalla da parte di un buon amico.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
85.36 su 11 voti [ VOTA]
Giaxomo
Giovedě 28 Maggio 2020, 14.46.39
3
Generalmente "una pacca sulla spalla da parte di un buon amico" fa emozionare ben piů di un 68. Peccato, perché la recensione in alcuni punti č davvero buona, ma in altri č sbilanciata e farebbe pensare ad un voto piů alto in calce. Non votoni dall'85 in su, ma almeno un 75 andante sě. Che poi io lo stia consumando da piů di due mesi č un altro paio di maniche.
El Faffo
Venerdě 10 Aprile 2020, 0.44.03
2
Witchcult: Te l'appoggio 68 non esiste proprio!
Witchcult
Giovedě 2 Aprile 2020, 17.34.42
1
Per i miei gusti tra i dischi dell'anno giŕ adesso. 68 č troppo penalizzante, poco originale?ma dai,Root e Master's Hammer (sopratutto), Bathory,Venom,Mortuary Drape,tastiere alla Goblin, un sacco di metal classico, tutto miscelato sapiantemente, in effetti ce ne sono a centinaia di band che suonano cosě..
INFORMAZIONI
2020
Invictus Productions
Thrash/Black
Tracklist
1. V Brezových Hájech Poblíž Babinej Zjavoval Sa Nám Podsvetný Velmož
2. Ze Semena Viselcuov Čarovný Koren Povstáva
3. Na Černém Kuoni Sme Lítali Firmamentem
4. Filipojakubská Noc Na Štangarígelských Skalách
5. Krupinské Ohne Poštyrikráte Teho Roku Vzplanuli
Line Up
HV (Voce)
As (Chitarra)
Aldaron (Chitarra)
Peter (Basso)
Miroslav (Batteria)
 
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