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Conception - State Of Deception
02/04/2020
( 2453 letture )
Clima di ritorni in questo periodo controverso che ci ritroviamo a vivere nelle nostre abitazioni. Questa è la volta dei grandiosi Conception e del loro nuovissimo State of Deception, in uscita domani e prodotto completamente in maniera autonoma grazie al supporto economico dei fan e al mixing di Stefan Glaumann (Rammstein, Within Temptation, Europe ecc.). Ben due anni sono passati dal loro ultimo EP, molti di più se volgiamo lo sguardo all’ultimo full lenght del 1997, ultimo di una discografia tanto ristretta quanto qualitativamente superlativa; cosa saranno riusciti a fare i Conception quindi con questo platter? Saranno riusciti a portare sugli scaffali un disco degno di ciò che è stato fatto più di vent’anni fa?

La formazione è quella monolitica del passato, motivo ulteriore per cui i fan non potranno che gioire. Partecipano poi Elize Ryd (Amaranthe) per alcune linee vocali e Lars Kvistum alle tastiere. Appena avviato il disco, ci apriranno davanti quasi due minuti atmosferici mortuari, una intro il cui valore è indiscusso e che ci induce a prestare la massima attenzione per l’avvenire. La prima traccia vera e propria -Of Raven and Pigs- ci tartassa l’udito con un charleston ritmicamente perfetto di Heimdal che accompagna le buone linee vocali. L’energia è propulsiva, il riff è quadrato e sarà difficile trattenere l’entusiasmo per una tale freschezza del sound. Ottimo poi l’assolo stridente di Østby, primo di una lunga serie nel disco. Dopo un inizio così ben realizzato ci ritroveremo ancora con il fiatone dentro Waywardly Broken. Il tono è maggiormente sentimentale, ma non per questo tedioso, anzi. L’intero brano è infatti uno dei migliori del lotto, una danza plastica tra il lavoro ritmico cadenzato ad arte e le sfumature più eleganti delle melodie e della variazione sinfonica. Le tempistiche sono eccellenti, il guitarwork ancora una volta diretto e mai sottotono nei solismi: il gradino più alto del podio se lo contende con She Dragoon, di cui parleremo in seguito.

Ottima anche la quarta No Rewind, aperta dal piano di Kvistum. L’headbanging sarà sempre naturale per ogni ascoltatore, grazie anche alle influenze strutturali del sound che spaziano non solo nel progressive metal e rock, ma anche nel thrash e nell’heavy più pioneristico. Il tocco alle pelli di Heimdal risulterà sempre pesantissimo e violento, donando quel quid alle partiture più lineari in 4/4 che preponderano nel disco. Peccato per la successiva The Mansion, aperta anch’essa da un piano interessante, la quale si evolve in sonorità melodiche meno aggressive e sofisticate bensì più commerciali. Le stesse linee vocali di Roy sono più morbide in questa simil-ballad. Sia chiaro, non ci troviamo dinanzi a una composizione scadente, semplicemente si perde in un songwriting maggiormente radiofonico in alcuni suoi punti. Il lato positivo è che il ritornello entrerà molto facilmente nella vostra memoria, canticchiandolo a più riprese dopo l’ascolto. Buona l’apparizione di Elize Ryd, seppur la sua performance migliore arriverà nella già citata ottava traccia. Un riff mutato monocorda sorregge la strofa di By the Blues, quattro minuti di rock nudo e crudo. Anche qui alcune scelte di songwriting risultano meno sofisticate e convincenti rispetto alla prima metà del disco, ma il feel è sempre buono e denota una sperimentazione di diverse sonorità che potrebbero anche ricordare alcune sezioni dei lavori precedenti.Più lenta e pacata Anybody Out There, almeno nei primi istanti. L’esplosione è dietro l’angolo e l’atmosfera strizza più di un occhio ai climi burtoniani più celebri. Un brano cupo che non annoia mai, condito da un guitarwork i cui assoli continuano lungo tutto il platter a essere più che buoni, mai decontestualizzati e sempre capaci di entusiasmare gli ascoltatori. Peccato che nel suo complesso il disco non presenti particolari spunti di Amlien e del suo basso e i meno profani potrebbero sentire ogni tanto la mancanza di un In Your Multitude a riguardo. Eccoci all’eccellente She Dragoon. La strofa è fenomenale, altre parole sminuirebbero l’impatto sonoro. Il riff mutato, l’energia tangibile dall’inizio alla fine e il contributo di Elize Ryd innalzano una conclusione meravigliosa, su cui non voglio spendere ulteriori parole che potrebbero modificarne l’ascolto e la percezione. Il punto vero e proprio viene messo dalla versione rimasterizzata della buona Feather Moves -dall’ultimo EP-, concludendo un cerchio di indubbia qualità grazie al suo groove ‘’alternative’’.

Peccato per il tour che, ovviamente, è stato rimandato e non potrà portare in live un tale lavoro. Ecco la frase idonea a far intendere la qualità dell’album in questione, il cui valore potrebbe tranquillamente crescere nei mesi a venire. Un prodotto che può essere definito senza timore di smentita ottimo; non il migliore della band sia chiaro, ma capace di non sfigurare se confrontato con la discografia del quartetto. Energia, plasticità della sezione ritmica, linee vocali emozionanti e ficcanti, guitarwork dinamico e sound dalle molteplici sfaccettature sapranno accontentare tantissimi ascoltatori: dai fan di vecchia data ai più giovani che si approcciano solo ora alla band. I Conception con State of Deception, alleggeriranno e non poco le nostre giornate casalinghe, e per questo vanno caldamente ringraziati.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
87.05 su 18 voti [ VOTA]
Aceshigh
Lunedì 15 Giugno 2020, 15.40.25
12
L’ho ascoltato molto da aprile e ad ogni ascolto è cresciuto, anche se già la prima volta ero ben conscio che mi sarebbe piaciuto moltissimo. Oggi finalmente ho ritirato il vinile e l’ho ripassato dopo un po’ di tempo: l’impressione è sempre quella. Per me è un capolavoro, tra le cose più belle ascoltate quest’anno. 8 pezzi tutti di altissimo livello (ad oggi forse solo No Rewind mi lascia qualche dubbio) e soprattutto tutti con una loro precisa identità stilistica: ogni pezzo diverso dal precedente. Si passa da pezzi 100% Conception-style ad altri che suonano inusuali, da pezzi lineari a pezzi più complessi, a pezzi quasi hard rock moderno, altrove compaiono elementi orchestrali... in quaranta minuti ci troviamo di fronte ad una varietà veramente sorprendente. A fare da trait d’union per il tutto ci pensa la voce di Roy Khan, splendida come sempre. È l’album più breve dei loro 5, ma bisogna notare che per i Conception è sempre stato così, il loro album più lungo non arriva a 52 minuti (Flow per esempio neanche 44 minuti... ed è lo stesso un album immenso); è la loro politica evidentemente e io l’approvo al 100%: negli ultimi 30 anni ho visto troppi possibili capolavori sfumare il loro potenziale con l’inserimento di filler solo per aumentare la durata del tutto. Meglio poco, ma buono. Anzi: eccellente in questo caso. Difficile scegliere dei picchi in questa release, ma devo citare almeno She Dragoon, uno dei pezzi più metallici del lotto, con ritmiche incalzanti e un refrain pazzesco; By The Blues, il “singolo” dell’album, anch’esso illuminato da un ritornello efficacissimo; l’opener Of Raven And Pigs, con un riff quasi minimalista che ti si pianta nel cervello e le parti spoken di Roy, dal tono apocalittico; infine la “ballad” The Mansion (e, mi spiace, qui sono in disaccordo con la recensione), letteralmente da brividi e forse la mia preferita. Come State Of Deception si affiancherà agli ormai lontani capolavori del passato lo dirà probabilmente solo il tempo, ma io personalmente ho già deciso che quest’album se la gioca alla grande. Chi non l’avesse già fatto, gli desse qualche ascolto (magari non uno solo eh). Grande musica. Voto 91
Radamanthis
Venerdì 8 Maggio 2020, 9.57.23
11
Tanta qualità. Canzoni non immediate e di immediata assimilazione ma abbastanza articolate. Qualità elevata. Roy alla voce è sempre notevole, ci mancava. Un fuoriclasse che è tornato e, giustamente, è tornato rimettendo in piedi i Conception senza andare ad intaccare una macchina ora perfetta come i Kamelot.
M. G.
Domenica 3 Maggio 2020, 23.54.57
10
L'ho trovato un disco bello, ma non bellissimo. La qualità non mi è sembrata costante, il brano migliore penso sia il rimaneggiamento di Feather Moves e il minutaggio mi sembra un po' troppo ridotto (perché non unire l'EP precedente e quest'album in un'unica pubblicazione, anche solo tenendo i brani migliori?). Ciò nonostante, Roy è sempre molto espressivo e la musica è di gran classe, in grado di generare atmosfere intense e tutto sommato anche varia. Non c'è nulla di davvero nuovo sotto il sole, il che è curioso dopo tutti questi anni, però funziona bene. Ora come ora, il mio voto oscilla fra 70 e 75; non escludo di poterlo alzare con dei successivi ascolti, che sicuramente ci saranno e saranno frequenti perché Roy mi è mancato tantissimo.
Sergio 67
Lunedì 20 Aprile 2020, 0.48.22
9
In questo 2020 tragico, fortunatamente la musica ci dà una mano. Grande cantante, grande disco.
progster78
Domenica 19 Aprile 2020, 10.23.08
8
Dopo la cocente delusione Nightwish mi sono rifatto con questo disco. Il ritorno di Roy Khan mi ha entusiasmato.. Il disco merita veramente,certamente i Conception hanno fatto di meglio ma il livello e' assolutamente alto. Ostby come sempre geniale. Concordo con il voto del recensore.
Graziano
Mercoledì 8 Aprile 2020, 17.59.41
7
Avevo trovato su CD l'EP del ritorno, ed ho già ordinato questo. Ora spero che prima o poi qualcuno rimasterizzi e ripubblichi la loro discografia. Band che non merita di essere dimenticat!!!
Le Marquis de Fremont
Martedì 7 Aprile 2020, 18.31.04
6
Beh, almeno ha avuto il merito di aver tolto la popputa dal head del sito, dopo quattro mesi.... Mi ricordava una mia ex più interessata al mio lato economico che a me. Motivo in più, per non andare OT (sorry Mr. Raven) è senz'altro ascoltare questo disco. Nous reviendrons bientôt. Au revoir.
Le Marquis de Fremont
Martedì 7 Aprile 2020, 18.30.47
5
Beh, almeno ha avuto il merito di aver tolto la popputa dal head del sito, dopo quattro mesi.... Mi ricordava una mia ex più interessata al mio lato economico che a me. Motivo in più, per non andare OT (sorry Mr. Raven) è senz'altro ascoltare questo disco. Nous reviendrons bientôt. Au revoir.
Maurizio
Sabato 4 Aprile 2020, 23.19.01
4
Non è un demo, è un cd/lp autoprodotto. Quindi nella categoria giusta. Dopo stupendo ep del 2018 una grande conferma. Voto 80
duke
Sabato 4 Aprile 2020, 21.42.28
3
...devo ancora ascoltarlo....ma lo cerchero'...i loro vecchi dischi mi sono piaciuti molto.....bel gruppo....
Giovannuzzo
Sabato 4 Aprile 2020, 19.17.06
2
Perché venga considerato un demo rimane un mistero....in tutti i casi è un lavoro bellissimo della giusta durata. Per me 90 meritatissimo. Gran ritorno!!!!
marmar
Giovedì 2 Aprile 2020, 20.48.57
1
Sono tornati! Splendida notizia, non vedo l'ora di avere tra le mani questo lavoro...
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. In Deception
2. Of Raven and Pigs
3. Waywardly Broken
4. No Rewind
5. The Mansion
6. By the Blues
7. Anybody Out There
8. She Dragoon
9. Feather Moves (remastered)
Line Up
Roy Sætre Khantatat (Voce)
Tore Østby (Chitarra)
Ingar Amlien (Basso)
Arve Heimdal (Batteria)

Musicisti ospiti
Elize Ryd (Voce nelle tracce 5, 8)
Lars Kvistum (Tastiere)
 
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