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Overkill - Killbox 13
04/04/2020
( 732 letture )
Inutile nascondercelo: gli anni 90 (specialmente la seconda metà), per le band metal del decennio precedente e non solo, sono stati durissimi: fra mutamento dei gusti da parte del pubblico, nuovi generi che andavano per la maggiore e, oggettivamente, più di qualche scelta sbagliata, le storiche band heavy, thrash e non solo hanno rischiato a più riprese di chiudere baracca e burattini. Quasi nessuno, fra i grandi, è stato esente da critiche, buchi nell'acqua e passi falsi di vario genere.
Una piccola eccezione, tuttavia, può esser fatta per gli immarcescibili Overkill: pur avendo rilasciato, nel decennio nero del metal classico, anche qualche disco non all'altezza della propria meritata fama, i thrashers del New Jersey sono sempre riusciti a mantenersi su livelli qualitativi accettabili. Non hanno, insomma, mai rilasciato delle vere e proprie ciofeche, anche se la loro tendenza ad “inseguire” il successo dei Pantera, qui e là, ha lasciato perplesso più di qualche ascoltatore (chi ha detto Bloodletting?)

Killbox 13, pubblicato nel 2003, fa parte di quei lavori che, pur non facendo gridare al capolavoro, videro gli Overkill portare a casa la proverbiale pagnotta in maniera ben più che dignitosa; prima di addentrarci a fondo nell'analisi del disco, merita di essere sottolineato un “mistero” legato al titolo dell'album: pur essendo il dodicesimo album in studio della band, questa lo considera tuttavia il numero 13 della lista. Taluni sostengono che l'opera in più vada individuata nell'EP Overkill del 1984, altri ritengono che l'intruso sia Coverkill, risalente al 1999... chi avrà ragione? Mistero, fatto sta che, per Bobby “Blitz” e soci, questo disco va considerato il tredicesimo della discografia della band.
Qualunque numero gli si voglia attribuire, Killbox 13 parte con un pezzo in stile “panteriano”, che però risulta tutt'altro che scontato o derivativo: pur non premendo troppo sull'acceleratore, la band del New Jersey pesta duro come sempre, anche grazie alla sezione ritmica guidata come sempre dal brillante D.D. Verni e ci offre un pezzo di qualità davvero notevole, che risuona nelle orecchie davvero a lungo. Un po' di velocità in più caratterizza Damned, soprattutto nella prima metà, mentre la seconda riscopre un groove metal che, nuovamente, risulta credibile e soprattutto godibile, anche per merito del sempre graffiante cantante al microfono. Ad arrivarci alla sua età, anche oggi, con le corde vocali ancora così in forma! Se No Light, pezzo praticamente classic heavy, ci convince nel complesso un po' meno delle prime due tracce iniziali, The One ci riporta su lidi qualitativamente elevati, per poi accompagnarci verso la sorprendente Crystal Clear, che esplora persino territori quasi “doom”; un sound sicuramente spiazzante e che non siamo abituati ad associare agli Overkill (quantomeno non a quelli di cui ci siamo invaghiti decenni fa), ma che non ci trova poi del tutto insensibili. I nostri, dopotutto, sanno suonare, non lo scopriamo oggi, quindi è piacevole anche sentirli misurarsi con un genere a loro non consono, anche se non includeremmo il pezzo fra gli highlights del disco. The Sound of Dying, con le sue imperdibili sfuriate thrash, ci fa sentire più a nostro agio e ci regala -stavolta sì- uno dei piatti forti di Killbox 13, prima che Until I Die ci faccia nuovamente storcere il naso, non convincendoci al 100%. Ma tranquilli, sembrano dire gli Overkill, è stato solo un piccolo passo falso: Struck Down è infatti una bordata schiacciasassi con una gran prestazione del batterista Tim Mallare e strappa applausi ed headbanging a scena aperta; anche Unholy ci fa tirare un sospiro di sollievo sulla vena thrash della band, prima che I Rise ci faccia congedare dal disco in modo più che onesto, con un'altra sanissima bordata di buon vecchio metal in stile Bay Area (o New Jersey?).

Killbox 13 non è Feel the Fire, Horrorscope, né tanto meno The Electric Age o The Grindind Wheel: gli Overkill hanno prodotto di meglio del loro dodicesimo/tredicesimo disco e produrranno di meglio in futuro, specie dal 2010 in poi, quando toccheranno di nuovo livelli qualitativi francamente impressionanti per una band sulla scena da quarant'anni esatti; tuttavia, resta un disco più che godibile, specie quando, accanto al proprio consolidato background da leader della scena thrash dell'East Coast, i nostri affiancano sapientemente ed in modo non invasivo influenze degli anni 90; qui e là, come detto, la mistura non riesce e si assiste ad un calo, ma Killbox 13, per la sua maggioranza, è un più che buon disco a firma Blitz e soci.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
76.25 su 8 voti [ VOTA]
AL
Venerdì 17 Aprile 2020, 10.28.09
17
un disco discreto, per me meglio del precedente e con qualcosa di interessante. Struck down il mio pezzo preferito. concordo con il voto del recensore
Analizzatore
Giovedì 9 Aprile 2020, 16.13.53
16
Bel dischetto; migliore di buona parte della loro discografia. E ora faccio pure io una bella retrospettiva critica. Da Ironbound in poi, cioè da quando li protegge la Nuclear Blast, gli Overkill se la passano molto meglio che in passato e godono di favori di pubblico e critica... a ulteriore conferma di quanto sia più importante vendersi bene che fare buoni dischi. Nella prima parte della loro carriera vengono (giustamente) catalogati tra le band più influenti, però... 1985: Feel The Fire è un ottimo esempio di puro trash americano primigenio, ma davvero qualcuno pensa che sia superiore ai contemporanei Ride The Lightning, Hell Awaits, Spreading The Disease, Bonded By Blood e Killing Is My Business? Poi, tra l'85 e l'88, mentre gli Overkill stanno ancora suonando l'ennesima declinazione dei riff del loro primo album (con risultati anche apprezzabili), arrivano Master Of Puppets, Reign In Blood, Peace Sells e Among The Living. Poi si aggiunga pure che Blitz, con una voce ancora estremamente immatura, in 3 album azzecca in tutto 3-4 melodie... Per me in quell'epoca (1985-1988) gli Overkill, per quanto apprezzabili, giocavano ancora in serie B. 1989-The Years Of Decay e 1991-Horrorscope: due gran bei dischi, finalmente gli Overkill sono arrivati in serie A. 1993: I Hear Black esce in piena era grunge, sono cominciati i tempi duri, non si batte chiodo e urge prostituirsi un po', ma a dispetto delle premesse l'album mi pare piuttosto buono, forse troppo eterogeneo. 1994: W.F.O. rimaneggia stancamente le vecchie formule, sarebbe stato meglio continuare a prostituirsi. 1996: The Killing Kind invece rimaneggia con più accortezza le vecchie formule. 1997: From The Underground And Below è un album fatto da riff semplici, quasi elementari, molto ben composto e ricco di idee, non apprezzato da tutti vedo (forse perché non è esattamente thrash vecchia scuola?), ma sticazzi a me non dispiace affatto. 1999: Necroshine ritorna alle vecchie formule con risultati che paragonerei a The Killing Kind, da questo periodo in poi faranno più o meno sempre lo stesso disco. 1999-Coverkill, 2000-Bloodletting e 2007-Immortalis: sono sicuro di averli ascoltati, ma manco me li ricordo... 2005-ReliXIV: carino, ma inferiore al precedente Killbox 13, che mi pare pure un po' più vario. 2010-2019: nel periodo sotto Nuclear Blast si comportano esattamente come i Testament: pubblicano album commercialmente validi, fatti con lo stampino (lo facevano pure prima), si tratta di gente che sa il fatto suo, quindi negli album non si trovano pecche evidenti... cionondimeno non mi ritengo soddisfatto, soprattutto per The Grinding Wheel e The Wings Of War. Bliz non è mai stato il mio cantante preferito, il suo gracchiare mi dà raramente qualche emozione (pure Mustaine gracchia male, ma lo preferisco); dal vivo saprà anche tenere il palco (e ci mancherebbe pure, dopo 40 anni a fare la stessa cosa), ma negli ultimi anni la sua vocina stridula ha cominciato a somigliare terribilmente ad un "Mickey Mouse incazzato" (cit.). Certo è che continuerò ad ascoltare ogni loro nuova uscita, per curiosità, affetto o... speranza.
Masterburner
Lunedì 6 Aprile 2020, 0.02.33
15
Facciamo 75 e non se ne parli più
Painkiller
Domenica 5 Aprile 2020, 22.45.15
14
Mah, sono un loro fan della prima ora e Killbox non mi dispiace affatto. Anzi, forse è il loro miglior disco fino a quel momento dai tempi di the killing kind che mi piace tantissimo. Relix XIV e immortalis li trovo parecchio ripetitivi e molto simili a certi pezzi di Necroshine, album che parte col botto con la title track e poi si perde. Da Killbox in poi il migliore per me resta senza dubbi Ironbound, che per me vale album ben più celebrati, anche tra i primi dischi.
Mic
Domenica 5 Aprile 2020, 18.53.00
13
Per quanto mi riguarda I HEar Black è una gran figata, sperimentazione che mi piace, mentre il groove allentato dei vari Necrshine e Underground non fa per me. Poi una serie di album dove si sono riavvicinati al thrash più tipico, compatti come questo Killbox ma in cui mancano idee convincenti. Io ogni tanto lo ascolto ma i pezzi non mi rimangono. voto 64. E a mio avviso la ripresa già si vede con immortalis, vuoi anche per l'ingresso del nuovo batterista
Bacon Apocalypse
Domenica 5 Aprile 2020, 15.56.03
12
Parlando in generale, gli Overkill hanno fatto molti alti e pochi bassi, ad essere sincero Immortalis (e qualcosa di ReliXIV) mi hanno lasciato perplesso (anche se quest'ultimo è stato il primo album degli overkill che comprai in offerta) Devo dire però che Killbox 13 non mi è mai dispiaciuto, così come gli album precedenti, penso addirittura che c'era un periodo che ero bloccato dal trittico FTUAB, Necroshine e Bloodletting. Non lo so mi piace quel periodo degli anni '90 dove pestavano similmente ai pantera, però è vero che i primi 5 album della loro discografia sono il top (anche se Under the Influence.. È quello più debole dei 5) comunque sia io alzerei un pochino il voto, almeno sul 75 giusto per nostalgia e magari perché avevano fatto un lavoro decente ma senza pretendere troppo
Diego75
Domenica 5 Aprile 2020, 14.34.33
11
Mah...buona uscita...ma sinceramente non mi ha mai convinto fino in fondo quest' album ...voto 75
InvictuSteele
Sabato 4 Aprile 2020, 22.32.28
10
Meglio questi Overkill che gli ultimi tutti uguali e plasticosi che non hanno senso. Un disco che mi è sempre piaciuto, come del resto tutti gli altri snobbati che mantenevano comunque una qualità abbastanza buona. Confermo il voto delle rece.
Galilee
Sabato 4 Aprile 2020, 17.23.32
9
I miei preferiti sono horrorscope, under, years, Necroshine e Ironbound. Poi vengono i primi 2 e gli altri. Devo dire che Electric Age l'ho apprezzato moltissimo, leggermente meno WDA e poi mi han rotto il cazzo. Gli ultimi 2 non ce l'ho fatta ad apprezzarli.
Aceshigh
Sabato 4 Aprile 2020, 17.15.27
8
@Galilee Guarda, io gli Overkill li ho continuato a seguire anche in quella fase centrale. Tra gli album che hai citato l’unico che mi deluse fu Killing Kind (dovrei riascoltarlo però...). Anche I Hear Black che quando uscì mi spiazzò (a dir poco) in seguito l’ho rivalutato. Gli altri li ho sempre trovati album discreti/buoni (a parte FTUAB, dove hanno provato a modernizzarsi un po’ troppo), anche RelixIV, però - senza voler fare il nostalgico a tutti i costi eh - sui primi 5 posti metto i primi 5 album 🤗 E poi quelli da Ironbound a Grinding Wheel, tutti un po’ simili è vero, ma secondo me sempre devastanti e molto ispirati sul piano del songwriting. Però sugli Overkill veramente ho sentito e sento tuttora le opinioni più disparate...
Galilee
Sabato 4 Aprile 2020, 17.07.13
7
Questo album come bloodletting lì ho Ascoltati solo online qualche volta perché non li ho originali, a differenza del resto della discografia.
Galilee
Sabato 4 Aprile 2020, 17.03.22
6
X Aceshigh.. Mah secondo me dal 93 invece gli Overkill han partorito ottimi dischi quali I hear black, killing Kind, WFO e Necroshine che metto sul podio dei loro dischi più riusciti. Un podio da 5 posti . Il trittico tanto bistrattato non l'ho mai trovato così pessimo. Quei tre dischi sono comunque dei macigni, hanno un sound si più moderno ma sono ruvidi, ostici e corrosivi. Purtroppo i pezzi non sono vincenti come in passato. Ma io li ho apprezzati.
Warrior
Sabato 4 Aprile 2020, 16.55.04
5
RELIXIV e' il peggior album che gli Overkill abbiano mai partorito Seguito da Bloodlettinng Per fortuna poi si son ripresi Chi giudica gli ultimi delle fotocopie e' meglio che torni ad ascoltarsi i Tokio Hotel
Aceshigh
Sabato 4 Aprile 2020, 16.46.06
4
Anch’io ritengo che il periodo dal 1993 fino al 2008 non sia stato esaltante per gli Overkill. Un periodo non breve e complessivamente non memorabile, per quanto dal vivo non avessero mai smesso di spaccare il culo (i due live Wrecking Your Neck e Wrecking Everything ne sono testimonianza). Nessuno dei dieci album pubblicati in questa fase raggiunge per me il livello dei primi 5 o di quelli da Ironbound in poi (eccezion fatta per l’ultimo che non mi ha convinto), ma in quella decina di album, a fianco ad alcuni veramente deboli (tipo From The Underground And Below), ve ne sono altri, buoni, che meritano un ascolto. Killbox 13 per me è uno di questi (e non l’unico). È un buon album. Pezzi come Devil By The Tail, I Rise o Crystal Clear non fanno fatica ad andare a segno! Voto 78
Galilee
Sabato 4 Aprile 2020, 15.31.14
3
Questo mi manca, ma avevo preso Relix IV che tutto sommato non era male. Meglio degli ultimi 2 fotocopia.
David D.
Sabato 4 Aprile 2020, 12.46.03
2
L'ho totalmente rimosso insieme ai vari Blodletting, ReliXIV, e Immortalis. Quel periodo per me gli Overkill non erano al massimo dell'ispirazione, che poi tornò con il meraviglioso Ironbound. Dovrò riascoltarmelo...
Kiodo 74
Sabato 4 Aprile 2020, 12.31.31
1
Dalla mia discografia mentale ho completamente rimosso senza alcun rammarico quasi un ventennio di carriera della band di Bobby e soci..... Dalla seconda metà degli anni 90 fino a meno di un lustro fa soltanto una accozzaglia di pessime idee che più piatte non si può...... Però mi inchino ai loro primi 5 capolavori. Ossequi!
INFORMAZIONI
2003
Spitfire Records
Thrash
Tracklist
1. Devil By The Trail
2. Damned
3. No Lights
4. The One
5. Crystal Clear
6. The Sound Of Dying
7. Until I Die
8. Struck Down
9. Unholy
10. I Rise
Line Up
Bobby “Blitz” Ellsworth (Voce)
Dave Linsk (Chitarra)
Derek Tailer (Chitarra)
D.D. Verni (Basso)
Tim Mallare (Batteria)
 
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