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The Dear Hunter - Act I: The Lake South, The River North
04/04/2020
( 468 letture )
Tutto ebbe inizio con un gioco di parole. Inavvertitamente leggendo il nome The Dear Hunter è facile confondersi tramutandolo in “The Deer Hunter”. La seconda figura, sicuramente più celebre, oltre ad essere il titolo di un famoso film è anche il nome comune del cacciatore, diciamo qui il cacciatore di cervi appunto. La prima figura invece, traducibile letteralmente come il caro, gentile oppure cortese cacciatore, è il protagonista di questo progetto del polistrumentista statunitense Casey Crescenzo, a cui vanno tutti i crediti di questo lavoro e dei successivi. Sì perché, come è intuibile dal titolo, questo è solo il primo di una serie di album che hanno per protagonista il nostro caro cacciatore, complessivamente saranno sei atti, nel momento in cui scrivo ne manca uno all’appello, l’ultimo. Quello che dovrebbe concludere questo magistrale viaggio di parole e musica, tra sogno e realtà, in cui il nostro protagonista, che ci ha accompagnato in questi anni, è destinato probabilmente a concludere il suo percorso e forse anche la sua vita. Questa premessa è doverosa prima di infilare le cuffiette e partire con i nostri The Dear Hunter perché, senza sapere il tema del concept, tutto il lavoro orchestrale perderebbe di senso.

Il nostro cacciatore subisce la sua genesi con il Battesimo di Fuoco, con la scelta dell’italiano anche per sottolineare le origini del frontman, non certo il nome di un nativo americano. Questa intro, fatta di cori che accompagnano la voce di Casey Crescenzo, è la prefazione di tutta la serie di concept, il momento in cui il protagonista prende corpo e entra nelle nostre orecchie. Gli strumenti aprono la successiva The Lake South, priva di voce. Più che una traccia anche questa è una seconda ouverture, si potrebbe dire che Battesimo di Fuoco sia l’intro di tutta la serie dei sei atti mentre The Lake South sia l’intro di questo specifico Act I. Il primo vero brano è infatti rappresentato da City Escape che colpisce dritta nel segno con un brioso inizio prog metal. Le strofe, più tranquille, mantengono un comparto vocale che strizza l’occhio ai The Mars Volta e smorzano il ritmo, mentre i ritornelli graffiano le orecchie con energia e decisione. Qui, e più in generale in tutto il disco, il focus è posto sul rapporto tra il protagonista e la madre che nel corso della vicenda si troverà a rovinarsi la vita per proteggerlo. Questo dear hunter in realtà non ha particolari caratteristiche positive da eroe, la storia è surreale e prende vita ai giorni nostri, non c’è nulla di fiabesco. La ricerca del suono è maniacale, la quarta traccia The Inquiry of Ms. Terri, che sarebbe una prostituta, non è tecnica e rapida come la precedente, e più quieta e ragionata. Le strofe suonano musicali come una filastrocca in rima e la parte sul finale di chitarra e pianoforte è godibile in tutta la sua semplicità. Non parliamo di un lavoro estremamente lungo, come noterete durante l’ascolto le canzoni non sono molto lunghe anche se parlare di singole canzoni in un concept è sempre difficile, fa tutto parte di un calderone inscindibile in cui è controproducente ascoltare il singolo brano senza fruire dell’intero disco. La durata complessiva è inferiore ai 40 minuti e la fetta più grande è presa dalla centrale 1878. Non solo la più longeva ma sicuramente la più interessante, il lavoro del fratello Nick Crescenzo è delicatissimo e chirurgico e si divide la scena con i ritornelli cantabili di Casey Crescenzo, con gli immancabili cori d’accompagnamento. Gli ultimi due minuti, quasi avulsi dal contesto, sono un omaggio al prog d’altri tempi, con un tocco di fusion che non guasta mai: qui bisogna sedersi di fronte ad un impianto di qualità e godersi ogni singola nota del genio di un polistrumentista eccezionale. The Pimp and The Priest, un abbinamento molto strano e singolare indubbiamente, assume il ritmo di una ripetitiva cantilena quasi rappata, nessuno strumento in particolare sovrasta gli altri, il focus è posto sulla voce e sulla scelta delle parole con quel coro sul finale, ripetuto più volte che chiede: ”canta dolcemente, portami al lago”. Quel lago nominato appunto nel titolo dell’album. Siamo alla penultima His Hands Matched His Tongue e non poteva mancare la ballad, con l’accompagnamento di chitarra acustica. Il crescendo, dopo la metà, incorpora anche batteria e i cori per accrescere la pomposità ed elevare il costrutto melodico. The River North, così come The Lake South e quindi in maniera speculare, è strumentale e senza particolari spunti interessanti. Scorre via, come un fiume appunto, senza colpo ferire, portando a termine un lavoro magistrale che non finisce qui, continua con i successivi atti. Dopo un minuto circa di silenzio si sente uno scrosciante applauso, come se fossimo a teatro, a conclusione dell’atto. Il violino negli ultimi secondi lascia calare il sipario su un disco alla fine del quale, come registrato già al suo interno, non si può far altro che alzarsi e applaudire, in attesa degli altri atti.

Il progetto, in questa fase iniziale, assume i tratti di un lavoro in famiglia: il factotum Casey Crescenzo è coadiuvato da Nick alla batteria ma addirittura dalla madre Judy Crescenzo con i cori in alcune tracce. Negli anni vari artisti si sono avvicendati nella lineup per accrescere il gruppo, che nel 2006 era a dir poco scarno, ma le idee e l’anima rimangono ovviamente nelle mani di chi l’ha fondato, cioè l’ex cantante e chitarrista dei The Receiving End of Sirens, appunto Casey Crescenzo, band sotto la stessa etichetta Triple Crown Records. Il loro genere è molto differente che spazia addirittura tra il progressive ed il post-hardcore, motivo per cui Casey ha deciso poi di lasciare il gruppo dopo soli due anni per dedicarsi ad un progetto che sentiva molto più suo, i The Dear Hunter, nonostante all’inizio avesse tutti i connotati di una one man band, come i Porcupine Tree degli albori. Deo gratias diciamo noi, e ci godiamo questi 5 atti di musica estatica, adatti anche come colonna sonora di un film che potrebbe racchiuderli tutti, in attesa del sesto e ultimo, se e quando verrà mai rilasciato dall’ora trentaseienne italo-americano.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
84 su 2 voti [ VOTA]
Graziano
Giovedì 9 Aprile 2020, 14.55.33
4
Scoperti pure io con IV e recuperati tutti i cd dell'ensemble. Influenze che vanno da Dylan ai Genesis, passando per Porcupine tree e il post rock. Band (progetto) incredibile e davvero unica nel suo non-genere. Chapeau al recensore!!
Macca
Domenica 5 Aprile 2020, 9.42.50
3
Mi accodo agli elogi, gruppo di classe superiore e veramente bravo il deus ex machina Casey Crescenzo. Possiedo solo Act IV che contiene alcuni brani commoventi (Waves su tutti), e in generale è un bellissimo disco: rispolvererò anche gli altri perché questi ragazzi davvero meritano.
Analizzatore
Sabato 4 Aprile 2020, 22.01.45
2
Quoto Rob, band veramente valida: composizioni raffinate, testi mai banali, melodie affascinanti... Da avere tutta la discografia.
Rob Fleming
Sabato 4 Aprile 2020, 18.25.58
1
Gruppo di caratura superiore. Scoperti con il IV atto e adorati con il V ho trovato un cofanetto che racchiude i primi tre. Questo è un disco veramente bello con una classe compositiva che al giorno d'oggi ha ben pochi rivali. Io ci ho sentito molto del Brian Wilson più ricercato e del Paul McCartney acustico. Adesso sotto con gli altri. 80
INFORMAZIONI
2006
Triple Crown Records
Prog Rock
Tracklist
1. Battesimo del fuoco
2. The Lake South
3. City Escape
4. The Inquiry of Ms. Terri
5. 1878
6. The Pimp and the Priest
7. His Hands Matched His Tongue
8. The River North

Line Up
Casey Crescenzo (Voce, Chitarra, Basso, Piano, Organo, Percussioni)
Nick Crescenzo (Batteria)

Musicisti ospiti
Judy Crescenzo (Voce nelle tracce 3 e 4)
Dan Nigro (Voce nella traccia 5)
Tom Neeson (Tromba)
Ryan Muir (Tromba, Corno)
Andrew Borstein (Trombone)
Phil Crescenzo (Organo nella traccia 5)

 
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