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Ross the Boss - Born of Fire
08/04/2020
( 664 letture )
Famosissimo per essere stato il chitarrista fondatore dei Manowar (oltre che dei The Dictators), con i quali ha inciso i primi sei storici dischi, Ross the Boss torna alla carica con Born of Fire, nuovo disco pubblicato dalla AFM all’insegna dell’heavy più puro, che non lascia spiraglio ad altre influenze o ad altri generi.

Per la quarta volta nel suo percorso da solista Ross Friedman tira fuori un disco massiccio, capace di dividere gli ascoltatori in una parte che trova noiosi e ormai fuori luogo dischi così, considerati pressoché una caricatura e in un’altra che se ne infischia di tutto ciò apprezzando la proposta, estremamente tamarra, ben prodotta e tutto sommato coinvolgente.
La verità ovviamente sta nel mezzo, la sperimentalità (sempre rispetto al genere) non è un elemento che emerge su Born of Fire, ma le dodici canzoni che vanno a comporre il disco sono all’altezza e se ascoltate senza troppe pretese riescono a prendere alla grande, segnando un passetto in avanti rispetto alle precedenti pubblicazioni di Ross the Boss (in particolare facendo riferimento al precedente By Blood Sworn).

Stando alle parole di Ross il processo compositivo è lo stesso rispetto ai tempi dei Manowar, in cui lui e DeMaio lavoravano sui brani per poi portarli in sala di registrazione e sono semplicemente cambiati gli interpreti, che ora sono i suoi compagni di tour Marc Lopes alla voce, Mike LePond al basso e Steve Bolognese alla batteria, una formazione di grandissimo livello.
L’intento di Born of Fire è quello di fornire materiale valido per i concerti, canzoni che vadano a prendere il posto di quelle dei Manowar, un’operazione ambiziosa e non semplicissima. Di certo a Born of Fire non mancano l’esplosività, un suono bello rude e potente, hard-rock/heavy super coinvolgente, che sembra prestarsi ottimamente al contesto live, come nel caso della prima traccia, Glory to the Slain, brano veloce, breve ma estremamente trascinante, dal quale emergono subito l’ottimo lavoro di Ross alla chitarra e di Marc Lopes, vocalist senza un grande curriculum alle spalle (al contrario per esempio di Mike LePond, già bassista dei Symphony X), che cerca per tutto il disco di dare forza alle canzoni, di mettersi in mostra, non calando mai d’intensità, mettendoci più cattiveria che dinamica. Le qualità le ha e quindi non si può considerare l’anello debole del gruppo, più che altro il problema sta nella scelta di voler spingere costantemente sull’acceleratore da parte della band, di correre sempre e solo su binari rock-heavy che non permettono al disco di fare il salto di qualità, difatti tra le canzoni qualcosina si poteva snellire, come nel caso Fight The Fight, Denied By The Cross, Maiden Of Shadows e I Am The Sword, buone canzoni, rocciose e di qualità, ma che risultano piuttosto uniformi, cosa non sempre positiva. Seguono Shotgun Evolution, con il suo ritornello contornato da cori e dagli acuti di Lopes, canzone ancora più spinta e coinvolgente; la titletrack, Born of Fire, graffiante ma con un ritornello più cantato e Godkiller, allegra e scanzonata, che a sprazzi sembra voler strizzare l’occhio ai Judas Priest. Si arriva alla conclusione con The Blackest Heart, Demon Holiday, Undying e Waking The Moon senza grosse sorprese, tra immancabili assoli di chitarra, ritmiche rocciose e ritornelli più o meno convincenti, in cui cambia qualcosina, la velocità o poco altro, ma che di base sono conformi al mood del disco, sempre pieno di energia e potenza.

Born of Fire alla fine è un disco di buona qualità, che si lascia ascoltare senza problemi pur peccando di dinamica e risultando a tratti un po’ monotono, visto che per 45 minuti prosegue in un’unica direzione. Non manca la qualità, non manca una buona produzione (estremamente moderna e pompata) o un buon songwriting: l’unico aspetto da limare riguarda un po’ il disco nell’insieme, che potrebbe esse un po’ più snello e fruibile. Tolto questo non si tratta di musica per ascoltatori dall’orecchio raffinato, ma di un lavoro heavy al 100% che non scende mai a compromessi e nel fare questo, per la gioia degli amanti del genere (ai quali l’ascolto di Born of Fire non può che essere consigliato), a Ross the Boss non si può dir nulla.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
57.3 su 10 voti [ VOTA]
Underground
Lunedì 13 Aprile 2020, 15.21.15
3
Disco che ascolti e poi ti resta ben poco in testa. Sufficiente ma nulla più, resterà sugli scaffali.
Vitadathrasher
Venerdì 10 Aprile 2020, 12.04.03
2
Album più che dignitoso
davide
Giovedì 9 Aprile 2020, 21.43.01
1
trocemente ridicolo deve essere .. essere il clone dei cloni !
INFORMAZIONI
2020
AFM Records
Heavy
Tracklist
1. Glory to the Slain
2. Fight the Fight
3. Denied by the Cross
4. Maiden of Shadows
5. I Am the Sword
6. Shotgun Evolution
7. Born of Fire
8. Godkiller
9. The Blackest Heart
10. Demon Holiday
11. Undying
12. Waking the Moon
Line Up
Marc Lopes (Voce)
Ross Friedman (Chitarra)
Mike LePond (Basso)
Steve Bolognese (Batteria)
 
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