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Ashes of Life - Seasons Within
15/04/2020
( 745 letture )
Iniziare una carriera nel 2020 con un album come il debutto dei portoghesi Ashes of Life è abbastanza rischioso, ma anche una discreta sfida. Il fulcro del gruppo nasce a Lisbona nel 2010, a cui seguono però 10 anni di scarsa attività che culminano con l’arrivo del loro album di debutto, Seasons Within. Sul gruppo girano ancora scarse informazioni e un numero di interviste che si conta sulle dita di una mano. Nonostante il gruppo sia ancora alle prime armi, è strana la scelta di reclutare come harsh vocalist Stefan Nordström, già membro di Desolator, Ending Quest, Soliloquium e The Ashen Tree, non essendo il cantante esattamente un trionfo di personalità: forse è solo un modo per farsi pubblicità.

Musicalmente, Seasons Within si rifà ad un doom/post-metal dalle tinte psichedeliche, cullanti e dolci, nonostante la presenza di harsh vocals. Oltre ai Katatonia, ai Russian Circles e agli ormai sciolti Ava Inferi, il materiale nel disco è chiaramente affine al lento incedere di gruppi come Pink Floyd o all’intimismo portato all’estremo di Empyrium e Agalloch. Le doppie chitarre hanno ruoli separati, ovvero note singole da solista nel range più alto o semplici power-chord in chiave minore. La batteria è programmata (per questo motivo non si segnalano cambi di tempo, che richiederebbero più tempo e un approccio diverso al songwriting), e la produzione è abbastanza approssimativa, caratterizzata suoni compressi stile anni ‘80 con distorsioni poco definite, in perfetto stile rock ‘n’ roll. Tuttavia, le canzoni sono tutt’altro che energiche. Shores inizia con degli arpeggi di chitarra in clean che gettano la solitudine addosso all’ascoltatore, per poi esplodere dopo quasi 3 minuti con groove lenti da ballata che ritornano dopo un bridge intervallato fra le due strofe in growl. Il testo condanna il mondo circostante, senza pietà e sempre in conflitto (“On these shores of dreams I'm born into the stream / Of consciousness, of loneliness in which I sail / Through nothing all through the waves they wrap me in / Holding up inside, it almost left me blind / All this greed I've seen is not a part of me / You'll regret the way you've ended peace today / Dagger of dismay shattered hope to gray”), optando invece per una riflessione malincolica in solitudine, quasi misantropica (“All that I want is to feel you close to me / Holding back too careless to see / Feel this breeze all through me / To feel close to the stream”). Il mood evocato non ha niente di violento: al contrario completa il testo in maniera ottima, risultando intenso senza scadere in estremismi vari. Si prosegue con Spiral Down, una versione in miniatura e più metallizzata dell’opener dotata di un assolo di chitarra su scala pentatonica, e una strumentale più vicina al post-rock, grazie all’effettistica della chitarra ritmica e alle armonie del basso. Autumn Days, la traccia più coinvolgente, si basa su accordi sospesi e tremolo talmente efficaci da sembrare quasi scioccanti, oltre a rivelare una pesante influenza dagli Alcest. Tried to Live raggiunge momenti di malinconia estrema con degli estratti parlati il cui significato sembra tragico e liberatorio allo stesso tempo (“Still remember that no man loses any other life than this which he now lives / Nor lives any other than this which he now loses / For a man cannot lose either the past or the future / For what a man has not how can anyone take this from him”). L’album si conclude con la funerea Dying in the Snow basata su accordi di tastiera in Fa# minore sopra campionamenti di venti invernali (chi ha detto Paysage d`Hiver?), assumendo un mood più distruttivo intorno alla seconda metà del brano, aggiungendo quel poco di imprevedibilità che manca nelle altre tracce.

Seasons Within è un disco piacevole, ma molto modesto, che sembra racchiuso in un universo parallelo delle dimensioni di una piccola stanza, che può fare compagnia all’ascoltatore per un po’ per poi essere sostituito da altri dischi più efficaci, longevi e più ambiziosi (come l’ultimo dei My Dying Bride, per esempio). La personalità e la potenza delle composizioni sono volutamente smorzate al punto da dare spazio alla sonnolenza. Agli Ashes of Life mancano sia i mezzi, sia delle idee precise su dove stabilire il loro sound, con gli ospiti presenti nei crediti che risultano incapaci di fare la differenza, ma attendiamo di essere smentiti dalla prossima prova in studio, se mai ci sarà.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
63 su 2 voti [ VOTA]
Kiodo 74
Venerdì 24 Aprile 2020, 16.24.57
5
Sono riuscito ad ascoltarlo e sono rimasto con un sapore agrodolce, è sicuramente un bel disco, molto introspettivo, malinconico e decadente come l'ambito di catalogazione richiede, si alternano continuamente atmosfere eleganti e riflessive a parti maligne e cupe dove però la voce in growl non convince molto, le melodie sono affascinanti e di buon gusto ma noto una certa ripetività negli schemi forma canzone, la prima parte poi è ampiamente più noiosa della seconda.... Infatti gli ultimi 3 brani sono quelli che mi hanno meglio colpito..... Alle mie orecchie in conclusione di Doom è arrivato pochissimo, lo definirei un Melodic Gothic/Death. Voto 72....Ossequi!
Le Marquis de Fremont
Lunedì 20 Aprile 2020, 11.04.29
4
Well, è certamente un disco dalle atmosfere autunnali e piovigginose. Non certo per questa splendida e coloratissima primavera. Non trovo però così modesto questo disco, come riportato nella recensione che comunque è interessante e ben fatta. Forse non c'è nulla di innovativo ma il sound è molto coinvolgente e regala emozioni. Pour moi, molto di più del citato disco dei My Dying Bride che fatico ad assimilare. Autumn Days e Dying in the Snow grandi brani. Una nota di plauso per la bellissima copertina. Au revoir.
Wonderboy
Mercoledì 15 Aprile 2020, 17.03.08
3
@Marquis: grazie della segnalazione, corretto
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 15 Aprile 2020, 16.22.17
2
Non vorrei essere pedante ma mi sembra ci sia qualche problema sulla tracklist. Io ho un album con una traccia 3 che si chiama Burn (e non Sin Origin) e poi viene citato nella recensione il pezzo Autumn Days che nella tracklist si chiama Command. Poi tornerò con una mia valutazione dopo che l'avrò ascoltato. Nomi come Agalloch, Katatonia e Paysage d'Hiver (oltre che i Pink Floyd) non mi sembrano forieri di cose scarse... Will be back. Au revoir.
Wonderboy
Mercoledì 15 Aprile 2020, 11.22.37
1
Diamo il benvenuto a Simone con questa prima recensione!
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Doom
Tracklist
1. Shores
2. Spiral Down
3. Burn
4. Autumn Days
5. Tried to Leave
6. Dying in the Snow
Line Up
Stefan Nordström (Voce)
Tiago Silva (Voce, Chitarra, Basso, Programmazione)
Luis Pinto (Chitarra)

Musicisti ospiti:
Guido Lisioli (Tastiera, traccia 5)
Kevin Carter (Chitarra, traccia 3)
Josué Santos (Chitarra, traccia 5)
 
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