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Enter Shikari - Nothing Is True & Everything Is Possible
22/04/2020
( 947 letture )
Sesto album di inediti per i ragazzi di St Albans, quegli stessi quattro ragazzi che fin dal 2003 hanno portato avanti una visione musicale sempre in costante evoluzione, che per chi vi scrive rappresenta e ha sempre rappresentato il lato migliore del concetto di “modernità” messo in musica. Fin dall’esuberante disco d’esordio gli Enter Shikari sono riusciti a catalizzare l’attenzione su di loro proprio per il fatto di sfuggire ad ogni facile classificazione: dal metalcore infarcito di elettronica dei primissimi anni d’attività arrivando a confezionare il perfetto disco per l’apocalisse – quel A Flash Flood Of Colour del 2012 che ad oggi rimane l’episodio migliore della discografia del gruppo – per poi virare verso il pop sofisticato con il penultimo The Spark. Ma oggi, nel 2020, gli inglesi non hanno ancora intenzione di fermarsi e in un momento così particolare come quello attuale decidono di buttare sul mercato l’album più eterogeneo e sfaccettato della loro carriera: Nothing Is True & Everything Is Possible.
Introdotto da una copertina che gioca con l’estetica vaporwave attraverso colori sgargianti e un’iconografia fatta di monumenti della classicità greca, il disco è sopra le righe in ogni suo aspetto, basta dare una veloce occhiata ai font scelti per i titoli dei brani per accorgersi che la volontà di strafare da parte del gruppo stavolta tocca anche il lato visivo e se dal vivo esso è sempre stato ben rappresentato di album in album, la curiosità per il modo in cui potrà essere adattato in questo caso è alle stelle. Ma per avere una risposta a ciò bisognerà aspettare.

Il titolo del disco poi è il più lungo mai scelto dalla band e la parola chiave su cui porre l’attenzione è quel “possible” che nelle intenzioni del cantante e produttore Rou Reynolds non ha un significato positivo, tutt’altro. D’altronde se la frase “anything is possible” ha un senso corroborante e motivazionale, il termine “everything” apre invece ad una serie di possibilità infinite ed ovviamente non tutte positive. Il concetto stesso di possibilità nel 2020 sta diventando sempre più stratificato e profondo, perciò anche necessariamente spaventoso. Da questa riflessione nascono però brani intrisi di una sincera positività rivolta non solo a noi stessi, ma alla società e all’umanità intera, così com’è sempre stato nei dischi degli Enter Shikari, sempre diretti e schierati verso i temi dell’ambientalismo e dell’attivismo sociale; la sola eccezione a questo assioma si è avuta nello scorso album The Spark, maggiormente introspettivo ed intimo, dal momento che si poneva come un diario personale dello stesso Rou Reynolds, all’epoca immerso in continui attacchi di panico ed ansia. Ora che sembra che il cantante abbia superato i propri problemi personali invece la band è pronta per ritornare ad attaccare ed in primis lo stesso Reynolds, che per la prima volta produce il disco in completa autonomia, completando di fatto l’immagine degli Enter Shikari come collettivo totalmente indipendente, ora anche dal punto di vista delle proprie produzioni.

Dicevamo che con The Spark gli Enter Shikari si erano spinti sul versante più pop della propria proposta e questa tendenza non viene ignorata in questi nuovi brani, ma semmai estremizzata attraverso il ricorso alle ultime tendenze in campo mainstream come la trap e la già citata vaporwave, soprattutto nei momenti di interludio come apøcaholics anonymøus (main theme in B minor) o Reprise 3. Ma i nostri ritornano ad utilizzare l’elettronica in maniera pesante, come non avveniva da Common Dreads, il secondo disco della band del 2009; non è un caso che, fin dai primi singoli rilasciati, il confronto con i pezzi di quell’album sia stato immediato. Basti il brano introduttivo THE GREAT UNKNOWN, con i suoi synth dance che subito rimandano con l’orecchio all’iconica Solidarity, a chiarire il paragone. Ma sarebbe un errore pensare che Rou Reynolds e soci abbiano riciclato se stessi, tutt’altro. Se infatti il primo brano non si discosta troppo dai classici singoli della band dotati di un ritornello dall’immediatezza incredibile (caratteristica nella quale gli inglesi sono maestri), già Crossing The Rubicon mostra un lato inedito degli Enter Shikari, che si cimentano con un pop punk ipervitaminico e dalla spiccata solarità. { The Dreamer’s Hotel } è un altro pezzo dal ritornello imbattibile, che dal vivo verrà cantato da tutti a squarciagola e sul finale mette in campo suggestioni dubstep guidate dalla chitarra di Rory Clewlow, la quale non spicca mai nel mix dei brani, ma lavora di fino per l’economia dei singoli brani, con partiture mai scontate.
Le influenze che si incontrano di brano in brano sono tra le più disparate, ma ciò che risalta è la capacità dei membri del gruppo di mantenere una coerenza e una visione complessiva molto chiara e diretta, a prescindere dall’eterogeneità della propria proposta. Ne sia un esempio il finale free jazz a suon di trombe di Waltzing Off the Face of the Earth (I. Crescendo), che introduce uno dei brani manifesto dell’album, ovvero modern living...., sorta di Bitter Sweet Symphony degli anni ’20 che flirta con il rap e l’hip hop, con un testo dedicato a tutti gli ultimi e disperati della società, che in un’immagine al contempo idilliaca e tragica si ritrovano dimenticati da Dio stesi in mezzo ai fiori a bere gin tonic. Impossibile non urlare con sguaiatezza il coro del brano, che sicuramente dal vivo farà sfaceli.

Passando dal dancefloor infuocato di T.I.N.A. – acronimo di un noto slogan di Margaret Thatcher, che recitava “there is no alternative” – si arriva quindi al vero episodio spiazzante di Nothing Is True & Everything Is Possible e cioè Elegy For Extinction, che non è altro che un brano strumentale completamente affidato alla City Of Prague Philarmonic Orchestra, la quale porge i suoi musicisti al servizio di una sinfonia epica concentrata in meno di quattro minuti. Per la prima volta in un disco degli Enter Shikari compare l’orchestra ed essa fa la sua apparizione in grande stile, disegnando paesaggi dal sapore disneyano, ma pregni di un’epicità tragica, che ben si confà al titolo scelto. Sicuramente un episodio unico ed a sé stante, ma che piazzato in mezzo al disco contribuisce a donare longevità e freschezza agli ascolti. Rimane la domanda sul possibile utilizzo del brano: un’anticipazione per una futura collaborazione per un disco completamente sinfonico o semplicemente un desiderio finalmente avverato da poter usare come intro/outro dei prossimi concerti?
C’è spazio ancora per un altro highlight dell’album, ovvero la suite in due parti Marionettes, che a conti fatti risulta il brano più interessante e complesso del lotto: se nella prima parte è l’elettronica a farla da padrone, con momenti drum’n’bass e un ritornello totalmente grime che forse non sarebbe dispiaciuto agli attuali Bring Me The Horizon, nella seconda parte invece ritornano fortissime le influenze di Common Dreads e la tensione accumulata si stempera in un finale corale dove il falsetto di Rou Reynolds spicca leggiadro sopra tonnellate di synth.
In chiusura vi sono il romanticismo “cosmico” di satellites* * e il festino anni 2000 di the thē kĭñg, che gioca ancora una volta con atmosfere che vanno dalla trance alla drum’n’bass, che accompagnano l’ascoltatore verso la coda ambient corale che chiude l’album al suon di positività e coraggio. Meno di tre minuti che fanno riflettere e ragionare su tutto ciò che si è ascoltato fino ad ora.

In definitiva Nothing Is True & Everything Is Possible è l’ennesimo ottimo disco degli Enter Shikari, che ancora una volta rimescolano le carte in tavola per offrire un bignami di musica moderna e fuori da ogni schema, pur rendendo manifeste le proprie ispirazioni ed influenze. Il punto di forza di questo nuovo album è anche il suo punto debole, ovvero l’eterogeneità mai così esasperata presente nel corso dei quindici brani in scaletta. Sicuramente ci sarà chi skipperà il brano orchestrale, così come gli interludi, ma la personalità debordante della band è tale che ogni momento risulta perfettamente sensato e contestualizzato nel contesto dell’intero disco, che funziona maggiormente se ascoltato tutto di fila, piuttosto che a singoli brani. Ciò che diventa via via più chiaro, disco dopo disco, è la centralità di Rou Reynolds nell’economia della band: la voce del cantante è protagonista assoluta e viene trattata in ogni modo possibile, dal falsetto al graffiato, passando dall’autotune ai vari pitch shift e filtri utilizzati per renderla sempre più parte dell’insieme strumentale del gruppo. Manca il growling che fino a The Mindsweep del 2015 era sempre stato presente in quantità massicce, ma in compenso la qualità della prova vocale di Reynolds non lo fa rimpiangere affatto. Il resto della band esegue il proprio compito alla perfezione, ma senza spiccare particolarmente, tanta è l’importanza data all’elettronica a discapito del comparto strumentale. Chiaramente il banco di prova sarà sempre il contesto live e speriamo di poter scoprire come suonano questi brani dal vivo il più presto possibile. Per ora Nothing Is True & Everything Is Possible rimane un ottimo compagno per passare la quarantena col sorriso e questo non è affatto poco.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
72.2 su 5 voti [ VOTA]
Kiodo 74
Lunedì 4 Maggio 2020, 12.54.11
7
Black.... Grazie per le dritte, lo farò sicuramente perché sono un curiosone e mi piace allargare sempre le mie conoscenze..... A presto!
McCallon
Lunedì 4 Maggio 2020, 11.59.20
6
@Black Me Out: Per ora ho ascoltato solo una volta A Flash Flood of Colours; la proposta è molto particolare, e se alcune canzoni mi hanno preso subito, altre probabilmente richiederanno diversi ascolti per essere meglio comprese ed assimilate. Interessanti anche dal punto di vista dei testi. Adesso sto ascoltando (sempre per la prima volta) The Spark, poichè appunto ho letto essere più "pop" dalla recensione, quindi voglio vedere se mi piace anche questa loro anima più orecchiabile oltre a quella "rumorosa" di Flood. Per ora forse Flood mi piace di più, ma sto commentando durante l'ascolto di Spark, quindi sono proprio impressioni a caldo, di getto, che meritano una riflessione un po' più meditata. Grazie per la scoperta, Black!
Black Me Out
Lunedì 4 Maggio 2020, 11.22.54
5
Grande @McCallon, mi fa piacere di averti stimolato l'ascolto! Fammi poi sapere cosa ne pensi, io sono decisamente di parte, ma sono davvero curioso del tuo pensiero, come di quello degli altri utenti, dato che sul sito la band non è stata così ampiamente trattata.
McCallon
Lunedì 4 Maggio 2020, 10.53.04
4
Non conoscevo il gruppo, ma sia la recensione che i commenti qua sotto mi hanno incuriosito al punto che sono andato per ora a recuperare in streaming il loro album A Flash Flood Of Colour, ascoltando il consiglio di @Black Me Out. Gruppo interessantissimo che devo ancora valutare man mano.
Black Me Out
Lunedì 4 Maggio 2020, 10.07.00
3
Finalmente qualcuno che commenta questa rece, vi aspettavo! Grande M. G. che ce l'hai in loop, io pure e continua solamente a crescere (ma questo è il processo che è avvenuto con tutti i loro dischi). Mentre per te Kiodo se hai lasciato la band a Common Dreads io ti consiglio, se ti va, di iniziare a recuperare i lavori degli Enter Shikari da A Flash Flood Of Colour, che è l'album seguente e a parer mio il vero capolavoro della loro discografia e uno dei dischi più segnanti degli anni 2000. Ti dico di partire da quello e magari da The Mindsweep perché in quei dischi c'è ancora una forte matrice metal, che invece in The Spark e in quest'ultimo Nothing Is True & Everything Is Possibile va progressivamente scemando, quasi del tutto. I paragoni che fai ci possono stare, ma secondo me gli ES hanno una personalità molto marcata, che esce da qualunque paragone; forse forse si potrebbero accostare come ispirazioni elettroniche artisti londinesi come Faithless (gli ES li hanno pure coverizzati) e Burial, ma personalmente faccio davvero fatica a trovare un paragone davvero centrato. Ad ogni buon ascolto se lo farai, fammi poi sapere!
Kiodo 74
Domenica 3 Maggio 2020, 23.53.31
2
Da quando esistono ho ascoltato per intero soltanto Common Dreads almeno 10 anni fa e sinceramente non mi prese alcunché....mi sembrò però una musica perfetta per un mega Rave senza regole....un po' tipo Fatboy Slim o Chemical Brothers ma con più Rock.... Forse dovrei ascoltare qualcos'altro per farmi un'idea precisa.....
M. G.
Domenica 3 Maggio 2020, 23.32.01
1
Bomba totale! Ce l'ho in loop.
INFORMAZIONI
2020
Ambush Reality, So Recordings
Inclassificabile
Tracklist
1. THE GREAT UNKNOWN
2. Crossing the Rubicon
3. { The Dreamer’s Hotel }
4. Waltzing Off the Face of the Earth (I. Crescendo)
5. Modern living....
6. Apøcaholics anonymøus (main theme in B minor)
7. The pressure's on.
8. Reprise 3
9. T.I.N.A.
10. Elegy for Extinction
11. Marionettes (I. The Discovery of Strings)
12. Marionettes (II. The Ascent)
13. Satellites* *
14. Thē kĭñg
15. Waltzing Off the Face of the Earth (II. Piangevole)
Line Up
Rou Reynolds (Voce, Chitarra, Pianoforte, Tastiere, Tromba, Programmazione, Arrangiamenti orchestrali)
Rory Clewlow (Chitarra, Cori)
Chris Batten (Basso, Cori)
Rob Rolfe (Batteria, Percussioni, Cori)

Musicisti ospiti
City Of Prague Philarmonic Orchestra (Orchestra su traccia 10)
George Fenton (Arrangiamenti orchestrali su traccia 10)
Adam Klemens (Direttore d’orchestra su traccia 10)

 
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