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My Dying Bride - The Ghost of Orion
22/04/2020
( 1806 letture )
Quando si ha una fama scomoda e legata a cliché giovanili come i My Dying Bride, è facile essere vittima di ripetizione, di staticità e di prolificità fine a sé stessa. Fondati nel 1990 in piena mania death metal imperante in tutta Europa, Gran Bretagna compresa (basti pensare ai Benediction e al loro debutto Subconcious Terror, pubblicato quell'anno, oppure ai Bolt Thrower), già da allora si distinsero per una fissazione per metafore letterarie, temi accomunati al romanticismo inglese e per un'immagine definita più volte gotica. Anche se c'era più spazio per la violenza, per il sesso e per la depressione che per l'amore per il creato o per la religione nei testi di Aaron Stainthorpe, il gruppo influenzò centinaia di altre band nelle decadi seguenti e diventando un cavallo di battaglia della Peaceville Records.
Fino a A Line of Deathless Kings, era difficile trovare difetti nei loro album, ma quelli successivi cominciavano a risentire di ripetitività, idee più piatte o strane (il progetto Evinta) e un'apparente incapacità di rinnovare il proprio sound. La situazione sfuggì loro di mano quando cancellarono i concerti rimanenti del tour di Feel the Misery. In seguito, Aaron Stainthorpe rivelò che aveva messo in pausa il gruppo a causa del cancro di sua figlia, che aveva 5 anni, fino alla remissione successiva della malattia. Stando alle sue dichiarazioni, la registrazione del nuovo album non è stata facile né spedita, tanto che Aaron si è ritrovato a pensare di aver perso la concentrazione e di voler ingaggiare un altro cantante per registrare l'album.

Appena parte l'opener, Your Broken Shore, non si ha nemmeno la sensazione di ascoltare lo stesso gruppo che pubblicò The Angel and the Dark River: la canzone è molto più calma del loro standard, con armonie in Mi minore, un andamento più lineare con chitarre clean nelle strofe e growl nei ritornelli che però non sembra pertinente. Per la prima volta, la voce di Aaron è sdoppiata o inserita in pulito/growl allo stesso tempo, un triste memorandum del modus operandi della Nuclear Blast assieme al suono triggerato della batteria e ad un mixing che favorisce troppo la voce, che comunque non inficiano più di tanto sul risultato. Stesso discorso vale per To Outlive the Gods: violino e linee melodiche su più ottave in bella mostra, ma l'effetto sonnolenza è percepibile, e sarebbe evidente se i riff fossero meno ispirati.
Con Tired of Tears si torna su chiavi minori più familiari e fraseggi di chitarra doppia da paura, e risulta strano come l'highlight del disco abbia anche uno dei testi meno tristi in assoluto scritti dal cantante ("I am so tired of tears / So tired of tears / Lay not thy hand upon / Lay no hand on my daughter"). The Solace è un interludio di sole due chitarre e voce interamente cantato da Lindy Fay Hella, cantante dei Wardruna, e ne troveremo altri due subito dopo e alla fine del disco. Rimangono quindi due tracce, The Long Black Land e The Old Earth. La prima è una ballata sulla falsariga delle prime due tracce, mentre la seconda si basa su riffing e su delle dinamiche più epiche, quasi sofferte, con frasi diverse dallo stesso significato ripetuto come un mantra ("Blessed earthly child / Brings sick, brings sickened sight").

The Ghost of Orion è un album particolare per i My Dying Bride, non solo per i testi incentrati sui momenti difficili nella vita personale di Aaron Stainthorpe, ma anche perché il contenuto riflette una maturità artistica mai raggiunta in precedenza. Lo sforzo ha prodotto un album di buona fattura con un difetto di fondo: con tre interludi e solo cinque canzoni con strumentazione completa, sembra stato scritto e prodotto a tutti i costi, quasi a dimostrare che il gruppo esiste ancora, e la tensione di quel periodo sembra quasi percepibile durante l'ascolto, anche considerando l'abbandono di Calvin Robertshaw e di Shaun Taylor-Steels prima della registrazione. Non c'è la certezza che con altre tre tracce di stampo metal sarebbe stato diverso, migliore o peggiore: sappiamo che è un album composto quasi interamente da Andrew Craighan che si libera di alcuni cliché ormai stantii per far posto ad un ascolto più rilassato e meno monotono. I My Dying Bride sono cambiati, come rimarcato da Aaron Stainthorpe in un'intervista. Dopo la malattia della figlia, infatti, il cantante si è reso conto di quanto irritarsi per le cose più stupide e banali non abbia senso e come questo abbia cambiato in meglio il suo approccio alla vita, che ora scorre in modo più rilassato.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
75.42 su 42 voti [ VOTA]
DooM
Giovedì 9 Luglio 2020, 14.42.03
16
Bel disco , oscuro forse un po' più accessibile degli altri , le prime 3 del disco molto easy ,cmq meglio di for lies i sire e a map of all your failure per me , un gradino sotto il precedente ma pezzi come the long black land e the old earth meritano voto 85/100
paolo
Venerdì 5 Giugno 2020, 20.14.53
15
All'inizio non mi prendeva granché. L'ho lasciato riposare per qualche settimana per poi riprenderlo in mano e scoprire un disco veramente bello! Diverso rispetto agli standard dei My Dying Bride, forse più accessibile, ma non lo vedo come un male. La produzione è molto pulita, ma non esageratamente moderna, ormai sono questi i suoni che usano la maggior parte dei gruppi metal (purtroppo) e non credo sia colpa della Nuclear Blast. Le canzoni sono comunque ottime, grandi!!!
Kaarlo
Venerdì 1 Maggio 2020, 8.04.46
14
Disco molto bello e di gran classe. Avrà anche solo 5 canzoni con strumentazione completa ma per me sono 5 perle. Band super. Voto 90
Stagger Lee
Venerdì 24 Aprile 2020, 23.35.30
13
per me è bellissimo.
M. G.
Venerdì 24 Aprile 2020, 22.07.39
12
Disco prevedibile, però ben fatto. Alcuni brani li ho trovati davvero emozionanti, in particolare The Old Earth. Più o meno concordo con la recensione.
Davide
Venerdì 24 Aprile 2020, 14.55.20
11
Anche a me non prende più di tanto. Inoltre sebbene ami alla follia Lindy, anche l'interludio con lei non mi convince...Non è sicuramente un brutto disco, comunque.
Kiodo 74
Venerdì 24 Aprile 2020, 14.30.28
10
Stamattina l'ho riacoltato a mente fresca e purtroppo mi duole confermare che stavolta la Mia Sposa Morente non è riuscita a portarmi completamente nel suo regno magico.... Cose interessanti ci sono ma sono più le parti moscie e ripetute, il mio voto sarebbe di poco sopra la sufficienza ma lo alzo perché la classe alla fine spicca sempre, per la stima e per l'affetto, quindi 70. Ossequi!
InvictuSteele
Venerdì 24 Aprile 2020, 13.01.27
9
Un bel disco, come loro solito, che si ascolta tranquillamente e numerose volte. Purtroppo i MDB non fanno capolavori da quasi 20 anni, ma è normale dopo tanti anni di attività. Il problema è sono diventati prevedibili, io speravo qualcosa di diverso, e in parte c'è grazie agli interludi. Comunque è il miglior album, insieme a For lies I Sir, da tanti anni. Voto 77
Legalizedrugsandmurder
Giovedì 23 Aprile 2020, 14.42.20
8
Album per cui posso dire la stessa cosa degli ultimi 2/3: un paio o forse tre pezzi molto belli, per il resto piatto.
Steelminded
Giovedì 23 Aprile 2020, 14.42.01
7
Sarò breve, amo i My Dying Bride alla follia, ma questo non è manovrabile tra inloro migliori lavori, né tra quelli semplicemente buoni... non importa, sono dei giganti.l lo stesso. Evviva!
Le Marquis de Fremont
Giovedì 23 Aprile 2020, 14.34.10
6
Faccio fatica ad arrivare alla fine. Ha una sua classe, va riconosciuto ma è troppo slow. Salvo solo il primo pezzo. Pour moi ha il difetto di essere contemporaneo (come capita spesso) ad altri dischi che sono molto più interessanti ed emozionanti. Se parliamo di uscite doom, mi prendono di più, Ashes of Life e Godtrhymm. Forse avrebbero dovuto farlo uscire a novembre. Au revoir.
Aceshigh
Giovedì 23 Aprile 2020, 12.48.38
5
Un buon ritorno, non un capolavoro certamente, ma le caratteristiche del loro stile inconfondibile e sempre affascinante ci sono tutte. Giusta durata, poco importa se le “vere” tracce sono solo 5, i 3 “interludi” sono comunque belli (The Solace forse un po’ lungo) e alleggeriscono l’ascolto di un platter che - come successo in alcune loro release più recenti - poteva finire nell’essere un bel mattone. Your Broken Shore e The Old Earth le mie preferite. Voto 79
ocram
Giovedì 23 Aprile 2020, 8.19.18
4
Trovo che sia un ottimo disco, meno metal dei predecessori ma straziante e deprimente come solo i My Dying Bride sanno fare; il loro trademark c'è e si sente. The Solace è fantastica! Aaron è come sempre un vocalist incredibile, anche in questa veste più "morbida". Francamente non so come si possa dire che Tired of Tears sia uno dei testi meno tristi scritti da Aaron. Voto 80
Punto Omega
Giovedì 23 Aprile 2020, 8.14.31
3
Ennesimo grande disco di una band che non riesce a scrivere materiale mediocre. Non condivido assolutamente alcune affermazioni del recensore, specialmente in merito alla produzione, dove sparare a zero su una grossa label sembra più una presa di posizione molto in voga che un'analisi obiettiva.
Kiodo 74
Giovedì 23 Aprile 2020, 2.45.09
2
Lo sto ascoltando adesso in cuffia e non mi sta convincendo più di tanto ma l'errore è mio perché prima ho messo The Angel and the Dark River e quindi dopo un capolavoro simile tutto sembra inutile......per onestà domani me lo riascolteró a mente libera per poter date un giudizio......d'altronde stiamo parlando di una delle band che apprezzo di più e che mi hanno regalato negli anni tante tante emozioni. Ossequi!
Claudio
Giovedì 23 Aprile 2020, 0.34.40
1
Beh, ottimo disco, solita classe, a differenza di come dice il recensore la band ha dichiarato di non aver avuto nessun tipo di influenza da parte dell’etichetta quindi la voce a volte sdoppiata e’ stata una loro scelta. Inoltre hanno detto di avere altri tre brani registrati che usciranno in un ep prossimo, quindi il materiale c’e’. La title track non e’ un interludio ma un brano un po’ atipico. The Old Earth e’ uno dei migliori brani scritti dalla band
INFORMAZIONI
2020
Nuclear Blast
Gothic / Doom
Tracklist
1. Your Broken Shore
2. To Outlive the Gods
3. Tired of Tears
4. The Solace
5. The Long Black Land
6. The Ghost of Orion
7. The Old Earth
8. Your Woven Shore
Line Up
Aaron Stainthorpe (Voce)
Andrew Craighan (Chitarra)
Shaun Macgowan (Tastiere, Violino)
Lena Abé (Basso)
Jeff Singer (Batteria)

Musicisti ospiti:
Lindy Fay Hella (Voce nella traccia 4)
Jo Quail (Violoncello)
 
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