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Morningviews - You Are Not the Places You Live In
23/04/2020
( 882 letture )
"Spacey tunes for introverts" recita la biografia dei Morningviews, giovane gruppo proveniente da Castiglione del Lago (PG). Una definizione interessante per una band –a quanto si legge nelle note biografiche- partita da altri lidi musicali e approdata ad un mix di post-rock/metal con influenze progressive e space rock, dopo vari cambi di formazione; di quella originaria, infatti, è rimasto solo lo zoccolo duro formato da Roberto alla chitarra solista e Angelo alla batteria. Musica introspettiva ed emozionale quindi, quella contenuta in questo primo EP, intitolato You Are Not the Places You Live In e costituito di cinque tracce per una durata totale di circa 23 minuti.

L'inizio è affidato a Picking Daffodils, breve brano praticamente privo di voce -salvo due brevi versi cantati- che nella prima parte richiama le sonorità soffuse degli Alcest per poi mutare in una escursione post rock molto coinvolgente. La traccia sfocia senza pause nella seguente On Uranus, in cui si cominciano a riconoscere i temi principali dell'EP, con menzione particolare per il testo decisamente emotivo e simbolico, che sembra volto ad esplorare le sensazioni di inadeguatezza dell'animo umano. La parte strumentale è anche questa volta degna di nota, seppur derivativa, e il primo riferimento che salta alla mente è quello degli ultimi lavori dei Toundra. Interessanti comunque le idee contenute in tutto il brano, che riesce a far disconnettere la mente dai pensieri -e scusate se è poco-, e a rendere piuttosto bene la definizione in apertura. La centrale Eulogies In A Guestbook è il brano più lungo del lotto, con i suoi sei minuti scarsi, e anche il migliore. La rabbia prende il sopravvento, come evidenziato dalla linea vocale più aggressiva –quasi urlata- e dalle chitarre, adesso in primo piano, e permane l'alternanza tra momenti più sognanti e più pesanti. Purtroppo, però, sembra che la voce si perda leggermente nel mix, ma probabilmente è un effetto voluto. Con Dye si cambia totalmente registro, e stavolta ci troviamo di fronte a un episodio acustico –solo chitarra e voce- fortemente ispirato da quella corrente indie folk alla Syd Matters, con alcuni accenni di psichedelia che rimandano agli Hawkwind nei sintetizzatori in sottofondo. Anche qui niente di particolarmente originale, ma comunque si tratta di una ballata godibile. Il brano conclusivo, Needle In A Haystack, è probabilmente il più debole, poiché non aggiunge nulla a quanto già sentito ed è caratterizzato da una linea vocale non esaltante. Viene salvato parzialmente dal testo, riflessivo e cupo quanto basta.

Come concludere quindi la disamina di questo EP? La cosa che salta di più all'orecchio anche dopo ripetuti ascolti, è la prestazione vocale di Roberto Duca, che in alcuni punti –soprattutto nell'ultima traccia- sembra fuori fuoco e non al massimo della forma. In questo senso c'è del margine di miglioramento, ma il resto, sebbene derivativo in molti punti, lascia ben sperare. Non ci resta quindi che attendere un full-length che possa fornire ai Morningviews più spazio per un giudizio più ampio.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
63.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2019
Autoprodotto
Post Rock
Tracklist
1. Picking Daffodils
2. On Uranus
3. Eulogies In Guestbook
4. Dye
5. Needle In A Haystack
Line Up
Roberto Duca (Voce, Chitarra)
Roberto Lucarelli (Chitarra)
Mirko Ciolfi (Chitarra, Voce)
Simone Casaglia (Basso, Voce)
Angelo Corbacelli (Batteria)
 
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