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VoidWatcher - VoidWatcher I
25/04/2020
( 632 letture )
Gruppo di recente formazione, in una realtà come quella romana che, negli ultimi anni, sembra aver ritrovato una centralità importante e una fitta rete di conoscenze che ne innalzano la qualità delle uscite, i Voidwatcher raccolgono infatti alcuni musicisti dell’area cittadina, con passate esperienze e un obbiettivo abbastanza esplicito: unire il classico thrash ottantiano alle influenze doom, portate in particolare da Dr. Mason, bassista che ha militato nei Suum. La band nasce nel 2019, ma sembra già possedere in maniera chiara una precisa identità e una propria dimensione artistica, tanto che nell’arco di pochi mesi i quattro sono già pronti per rilasciare il primo vagito, questo EP dal titolo Voidwatcher I. Anche i brani proposti sono quattro per una durata complessiva di venti minuti, che ben presentano la band e le sue potenzialità.

Quello che ci aspetta all’interno di Voidwatcher I è un buon connubio di competenza e amore per il genere. Stiamo infatti parlando di quattro musicisti che conoscono la materia e amano proporla con un approccio schietto, che riprende tipiche trame e approcci ottantiani, personalizzando quel tanto che basta a dare un primo abbozzo di identità peculiare, pur sempre all’interno di un canone definito. In effetti, a prevalere nei quattro brani proposti, tutti più o meno similari a livello di durata, è forse la componente thrash, che si estrinseca in composizioni complesse e variegate, nelle quali non mancano comunque refrain identificabili, che rinunciano mediamente alla velocità pura e diretta del genere, per puntare invece su riff potenti e su una certa abrasività del cantato, che ben compendia la maggior complessità delle ritmiche. La voce di Mirko Von Bismarck è infatti sguaiata, acida, urlata, decisamente vicina ad un background hardcore, ma non per questo non scandita e chiara. In effetti, i riferimenti più immediati che vengono in mente sono gli Overkill, anche per il volume riservato al basso e i D.R.I., per la voce di Von Bismarck, il quale, come timbrica si avvicina non poco a Zack De La Rocha. Non mancano buonissime prove tanto per il comparto chitarristico, anche in fase solista e per la prestazione alla batteria di Tinto Blast, veramente interessante. Insomma, una band solida in ogni sua componente, che liricamente sceglie tematiche orrorifiche che vanno dal classico Lovecraft ai mostri come il celeberrimo King Ghidorah, classico kaijū della tradizione cinematografica giapponese, avversario di Godzilla.
I brani presentati come detto si assestano più o meno sugli stessi assunti di base, il che non vuol dire che non siano distinguibili tra loro, dato che comunque ciascuno ha una propria identità e un’idea di base. Come detto, anche i refrain aiutano in tal senso. Forse è proprio l’interpretazione di Von Bismarck a risultare appena monocorde, facendo quasi sempre riferimento agli stessi stilemi, pur provando, come nel caso di King Ghidorah anche via diverse, come il parlato (in italiano, tra l’altro). Si tratta forse del brano più particolare e ricercato tra quelli presentati, nel quale il gruppo cerca di fare qualcosa in più del “ben fatto”. In ogni caso, ogni traccia ha frecce al proprio arco per piacere a chi mastica thrash metal classico e l’opener Dark Mantra ben si presta in tal senso a fare da presentazione al gruppo.

Senza sconvolgere il mondo con qualcosa di mai sentito prima, i Voidwatcher si segnalano per band capace, con ottimi fondamentali tecnici e con una qualità complessiva piuttosto elevata. Chiaramente i quattro puntano su un thrash ragionato e ottimamente costruito, classico ma al contempo ricco e variegato. Manca qualcosa a questi quattro brani, che attirano senza mai colpire davvero. Piacciono, perché vi si ritrovano elementi noti, capacità e un livello generale che in un autoprodotto è davvero difficile riscontrare. Ma, ancora, i Voidwatcher non hanno proposto delle tracce capaci di fare davvero la differenza. L’ascolto scorre, ma occorrono diversi passaggi per apprezzare e penetrare brani che funzionano come vetrina per la band, ma ancora non le danno pieno merito. Esemplare in tal senso un episodio come R’lyeh Rising, che appare decisamente costruito per funzionare da anthem dal vivo e che manca forse di quel qualcosa che lo elevi e lo faccia ricordare. Nel complesso, comunque, siamo di fronte ad una band dal potenziale molto elevato, alla quale non manca davvero niente e che sembra già oggi capace di regalare grandi soddisfazioni agli appassionati. Chissà forse se si arrivasse davvero a dare una maggiore rilevanza anche all’elemento doom o a tracce appena più immediate o più veloci, magari nel contesto di un numero maggiore di composizioni, avremmo un quadro più sfaccettato ed equilibrato. Intanto, l’ascolto per gli amanti del genere è senz’altro consigliato.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
76.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Thrash
Tracklist
1. Dark Mantra
2. King Ghidorah
3. Lord of Change
4. R’lyeh Rising
Line Up
Mirko Von Bismarck (Voce)
Dr. Maim (Chitarra)
Dr. Mason (Basso)
Tinto Blast (Batteria)
 
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