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Lychgate - Also Sprach Futura
02/05/2020
( 600 letture )
Possono quattro tracce non eccessivamente lunghe dischiudere un universo, un concept perfettamente costruito? I Lychgate col loro Also sprach Futura dimostrano di sì. Per venti minuti ci si orienta in una miscela sapientemente prodotta e mixata di progressive death metal, black metal e doom che affronta una notevole densità di contenuti: le influenze della band sono molto varie, le tematiche trattate provengono dal mondo filosofico e letterario e i riferimenti sono precisi, nulla è lasciato alla vaghezza. I brani disvelano il transumanesimo, ispirandosi al filosofo Max More e a immaginari -più o meno distopici- creati nel corso dei secoli che hanno in qualche modo prefigurato la dottrina, primo fra tutti il mito di Pigmalione di ovidiana memoria.

La macchina, il superomismo, il perturbante, ipotesi di studi di robotica quali l’“uncanny valley” costituiscono alcuni degli elementi che rendono l’EP una sorta di Vangelo contemporaneo: il primo brano, Incarnate, illustra il risveglio di Futura, simulacro le cui sembianze richiamano quelle dell’androide di Metropolis -e il titolo fa sorgere spontaneamente un’analogia con l’incarnazione che ha per protagonista Cristo. Lo stesso titolo dell’EP, Also Sprach Futura, fa tornare alla mente “Also Sprach Zarathustra” nietzschano, profeta che si era già si era confrontato in modo più o meno diretto con i passati sistemi di valori, spesso rivisitando nella narrazione le vicende cristologiche. Si avverte immediatamente un’atmosfera black metal ma non ordinaria o post: questo genere eccede le due categorie. L’uso dell’organo impreziosisce la composizione, la dissonanza emerge dalla distorsione causando un’imponente angoscia. La gravità del doom fa procedere solennemente il pezzo mentre l’organo fugge frenetico, gli acuti riff di chitarra restituiscono proprio l’idea di una frattura, di un evento che spezza la catena di istanti. Alcuni passaggi ricordano maggiormente il black classico, la voce esplora le profondità dell’abisso quasi in un parlato per poi sporcarsi. L’entrata in Progenity of the Singularity è caotica, maestosa come l’avvento di Golem XIV, supercomputer protagonista dell’omonimo romanzo polacco del 1981 di Stanisław Lem che nel branosi presenta dicendo

I am the father of the new evolution
A progeny of the singularity
One who surpasses its creator
A rupture in human history
.

Si percepisce la discontinuità tra creatura e creatore anche nella struttura del brano, labirintico e rizomatico: verso la metà della canzone comincia una parte inizialmente più lenta e nitida, in cui si percepiscono chiaramente il suono del basso e del mellotron, che lasciano intraprendere alla canzone una nuova direzione. Si torna poi a ciò che era stato prefigurato ma con una diversa consapevolezza, con un differente livello di ricezione, i punti in cui predominano il death metal o il black metal più familiari sono comunque arricchiti da elementi che li rendono nuove scoperte, seppur non denaturandoli. La batteria compie un processo di comprensione e dispiegamento degli attimi, ricordando l’azione di un demiurgo.
Il terzo pezzo, Simulacrum, come già menzionato, affonda le sue radici nelle “Metamorfosi” di Ovidio: Pigmalione, dopo aver provato indignazione di fronte alla corruzione delle Propetidi, rinnegatrici di Venere, sought to carve his own form. Il simulacro incarna l’ideale, ideale che si farà poi carne. La lettura della vicenda chiaramente è variegata e non univoca, ma i Lychgate sono riusciti a collocarla in modo coerente nell’EP facendo così intersecare due piani apparentemente in contrasto: quello del passato e quello del futuro. Il transumanesimo e il futurismo sembrerebbero voler “andare oltre”, trascendendo ad esempio ciò che è la gravità del passato; la ripresa del mito testimonia però l’opposto, la non linearità di queste operazioni che non assumono l’orizzonte temporale in modo volgare. Questa dimensione viene riportata in modo eccellente dal brano: la violenza non annulla ciò che la precede, tutto ritorna in un turbinio di elementi. Le chitarre spesso si discostano da quella che sembra l’impalcatura dominante, l’equilibrio c’è ad opera compiuta, le dinamiche lottano, spiazzano, ma v’è una coesione che si avverte immediatamente. Vanity Ablaze chiude l’album spettacolarmente con l’autoeliminazione dell’uomo tramite l’ideale, forse proprio come auto-alienazione dell’uomo. Necessità o caso fortuito, questa nuova specie rappresentante il superuomo riconosce la propria identità e si erge a culminazione, progresso esponenziale. Il pezzo procede impetuosamente, l’ascesa non concede deboli respiri: avanguardia. Ad un certo punto si medita, le chitarre offrono dei riff più sospesi e puliti, mentre la ritmica si fa cadenzata e grave. La tempesta è conscia di sé, si allunga verso l’alto nella proclamazione. L’organo è il principale attore, non c’è tempo per un requiem all’umanità ma solo uno slancio, un “Adveniat!” rivolto a questa specie finale, completa.
Also sprach Futura.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Tyst
Giovedì 21 Maggio 2020, 18.26.12
2
Sto ascoltandolo in questo momento, incuriosito dalla recensione. Quell'organo inquietante è una delle cose più belle e affascinanti e inquietanti e angoscianti che abbia sentito recentemente. Ennesima riconferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, della grandissima attenzione di Debemur Morti (se non vado errato, questa è la prima pubblicazione dei Lychgate sotto l'etichetta francese) che la rende una delle migliori label nel panorama estremo. Per me, giudizio puramente personale, LA migliore
Analizzatore
Martedì 12 Maggio 2020, 21.44.28
1
Ottimo EP, non facile da assimilare purtuttavia affascinante, come del resto anche i precedenti album. Come sempre colpisce il suono "stratificato" e potente, direi anche maligno, soprattutto grazie all'organo e al mellotron.
INFORMAZIONI
2020
Debemur Morti
Prog Death
Tracklist
1. Incarnate
2. Progenity of the Singularity
3. Simulacrum
4. Vanity Ablaze
Line Up
G. A. Chandler (Voce)
Vortigern (Voce, Chitarra, Organo, Mellotron)
S. D. Lindsley (Chitarra)
A. K. Webb (Basso)
T. J. F. Vallely (Batteria)
 
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