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Kult of the Skull God - The Great Magini
12/05/2020
( 657 letture )
Kult Of The Skull God, un nome che pare uno scioglilingua. I 4 ragazzi milanesi arrivano al loro debutto con il qui presente The Great Magini, forti di un sound hard-rock’n roll che si discosta parecchio da quello più elettronico proposto dagli Army Of The Universe, precedente band del vocalist Lord Kalidon e del chitarrista Dave Tavecchia. Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato ai Twilight Studio di Senago (MI) dal guitar player, mentre la bella copertina, immaginifica e misteriosa, è stata realizzata da Simona Ciarciaglini, con il progetto grafico ad opera di Samuele Faulisi. Le note della label sono esplicative: “il gruppo naviga su un suono perfetto per ogni occasione, per i combattenti, per gli amanti, per i pionieri, per i disadattati e per gli anticonformisti”.

La lista delle songs si apre con Black Magick che, come afferma il gruppo, parla del potere misterioso delle emozioni che non riusciamo a spiegare ma, come per la magia, riusciamo a sentire. Il riff scuote subito e fa scoccare una traccia nervosa e ipnotica nel ritornello, arricchita con un andamento spavaldo che ricorda un pochino i D-A-D con coralità alla Stones, influenza chiarissima di questi ragazzi tricolori: la batteria colpisce duro, la voce è viziosa e si destreggia bene in ogni sfumatura, il basso schiocca poderoso, il tutto legato da un sound oscuro ma efficace e che strizza gli zebedei, ottimo abbrivio. La seconda botta, Liar, parte da un arpeggio di basso, poi le chitarre prendono il comando, la voce attira per intonazione e registro e si va in direzione di uno street rock avvincente, ben orchestrato che sa di freschezza, mentre Jeff Di Fazio accende la ruspa con il suo 4 corde. Allo stesso tempo One More Try si allunga su stacchi e controstacchi energici, con la voce che doma tessuti strumentali ispidi e torridi, solo di guitar breve ma incisivo, belle le seconde voci e il narrato che il singer sa rendere evocativo in diverse partiture lungo l’intera durata dell’album. The Oath valica lo Stige tra le cupe descrizioni vocali del frontman e atmosfere hard ottantiane che deflagrano nello street, solismo della chitarra che richiama alla mente gli indimenticati The Cult di Ian Astbury e Billy Duffy, poi Lost And Lonely Ones si accende di luce brumosa, darkeggiante e con una strofa che veleggia senza intoppi. Lions And Sheep decreta l’esatta metà del percorso del platter con uno scampolo “testosteronico” e carico, nonostante la brevità del timing; la title-track accompagna la luce crepuscolare con una modulazione tetra nelle corde vocali del singer, il basso martella di brutto, un mix equilibratamente riuscito che ricorda da vicino i The 69 Eyes e il primo Marilyn Manson. Judas Is My Priest penetra a fondo i Guns N’Roses di Appetite For Destruction con forti siringate di Stones ad alto wattaggio: ne esce fuori un pezzo di grande resa e che dal vivo scatenerà entusiasmo, con il suo incedere deragliante, stradaiolo, senza compromessi. Dead Heroes incarna una ballad tenebrosa che parte a ritmi lenti e s’ingrossa in intensità fino a giungere a doppie voci che denotano struggente disperazione e un assolo di Tavecchia, carico di tormenti e inquietudini, uno dei brani top che spiccano all’interno della scaletta. La fine del CD si avvicina con Bully, “stonesiana” nei tendini e giunture e dal cuore pulsante acido, aggrappata a un bel chorus corale e di chitarre dissonanti fottutamente rock, mentre Vultures, il brano più lungo qui presente per oltre 5 minuti di musica, dimostra che il quartetto sa alternare scelte e soluzioni brillanti grazie ad un ottimo hard rock fatto di atmosfere filate e soleggiate, melodie accattivanti, supportate da grandi armonizzazioni. Una chiusura elettrizzante e degna con una deliziosa dilatazione della traccia che crea echi in lontananza.

Un suono maturo e caliginoso quello proposto dai Kult Of The Skull God, indubbiamente un esordio molto buono che non mancherà di ricevere commenti e giudizi positivi per produzione, compattezza della line-up e brani esibiti. Certo, alcune influenze e derivazioni sono palesi, ma la strada per un’ulteriore personalizzazione delle composizioni è ampiamente tracciata: avanti così ragazzi.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
70 su 2 voti [ VOTA]
paju
Sabato 23 Maggio 2020, 8.24.02
3
lttimo disco e ottima band.. . Ho suonato con il singer in una band pre KSG e posso dire che è u nserio professionista e amnate della musica dura!!! AVanti cosi!!.. tanto lo so che vai avanti anche senza incoraggiamento ))))
Underground
Venerdì 22 Maggio 2020, 19.15.22
2
Gran bella scoperta! Non conoscevo il gruppo e mi sono ritrovato tra le mani (beh, orecchie) un gran bel disco di puro hard rock, con tanti riferimenti sparsi ma con canzoni molto ben fatte. Ecco, invece di dare lo stesso voto a quella porcata di Scotto, rendete pieno valore a questo album nettamente superiore.
Andrea
Giovedì 14 Maggio 2020, 12.17.09
1
Notati tempo fa grazie ai suggerimenti di Instagram, gran bella scoperta.
INFORMAZIONI
2020
Rockshots Records
Hard Rock
Tracklist
1. Black Magick
2. Liar
3. One More Try
4. The Oath
5. Lost And Lonely Ones
6. Lions And Sheep
7. The Great Magini
8. Judas Is My Priest
9. Dead Heroes
10. Bully
11. Vultures
Line Up
Lord Kalidon (Voce)
Dave Tavecchia (Chitarra)
Jeff Di Fazio (Basso)
Joey Amato (Batteria)
 
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