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Tyrant (US) - Hereafter
15/05/2020
( 759 letture )
Non c’è che dire, il 2020, tra tutte le accezioni negative che stiamo tristemente vivendo, sul versante della musica si sta dimostrando sempre più interessante e generoso di riscoperte dall’underground più profondo. Parliamo di ciò di cui ci intendiamo e occupiamo, ovverosia il classic metal, e infatti tra maggio e giugno assisteremo a tre uscite di altrettanti combo dimenticati dal Signore, ma non da noi: i finlandesi e precursori nordici della new wave “britannica” Oz, che in realtà hanno già effettuato il comeback ufficiale nel 2017, pubblicheranno a fine mese il nuovo Forced Commandments mentre a fine giugno a tornare dopo tredici anni di pausa saranno gli olandesi Black Knight, attivi dagli 80’s ma arrivati al debutto solamente all’alba del terzo millennio. Se non li avete mai sentiti non è grave, così come non lo è se non avete contezza della storia dei qui recensiti Tyrant, anche se il loro lascito è tutt’altro che liquidabile in due battute; i californiani di Pasadena si sono guadagnati il solito appellativo “di culto” grazie ad una doppietta di LP editi dalla Metal Blade nella seconda metà degli anni Ottanta, anni in cui la loro proposta stilizzata sui modelli inglesi era già fuori tempo massimo e il trend mirava a sonorità più moderne e taglienti. A nulla poté il tentativo di incorporare nuove idee dall’esterno, precisamente dal doom metal, nel temporaneo colpo di coda King of Kings; esso sancì il loro temporaneo scioglimento fino all’arrivo della nuova ondata di nostalgici agli inizi del 2000 desiderosa di tornare alle radici del suono, che convinse gli organizzatori del Keep it True Festival a riesumarli. Da lì, complici anche le riedizioni dei primi due full length, arriviamo al ritorno discografico con la Shadow Kingdom per Hereafter, composto per due quarti dagli storici membri Greg May e Rocky Rockwell, rispettivamente a basso e chitarra, e per gli altri due quarti da nuove aggiunte, una delle quali di assoluto livello poiché coinvolge l’ex vocalist di Candlemass e Solitude Aeturnus Robert Lowe.

Ed è proprio questo rinforzo al microfono che ci indica la via intrapresa dalla band, quella dell’heavy/doom sviluppata partendo da quanto inciso su King of Kings ma aumentando la componente doom rispetto a quella prettamente heavy degli esordi. Lo stile di canto di Lowe è peculiare a dir poco ma anche, in un certo senso, limitante se desidera rendere al massimo delle sue possibilità giacché la teatralità, i tempi d’esecuzione e tutto ciò che rende ottima la sua voce verrebbe meno se obbligata ad assecondare ritmiche più veloci e meno cadenzate. Dato che i Tyrant erano già avviati su questi binari prima dello split viene naturale pensare che l’assunzione di Lowe sia la conseguenza, e non la causa, dell’abbraccio di queste sonorità. Similmente possiamo descrivere l’insieme di canzoni contenute in Hereafter come un monolite unico impossibile da giudicare episodio per episodio, si finirebbe a ripetere per undici volte le stesse parole; v’è somiglianza a tal punto che diventa complicato ricordare, anche dopo plurimi ascolti, i ritornelli o alcune parti salienti piuttosto di altre, caratteristica che non depone certo a favore dei Tyrant nonostante non sia discriminante di mancata qualità. Che, appunto, è senza dubbio presente soprattutto nella prima parte dei solchi di questo platter, grazie all’abilità tecnica del quartetto formato da musicisti navigati, a parte il batterista parliamo di gente attiva nella scena da quarant’anni o poco meno, da un produttore esperto come Bill Metoyer (Armored Saint, Slayer, Fates Waning e tantissimi altri), da un’attitudine che fa sgorgare sincera passione per questo mestiere e per un genere musicale da molti ancora ritenuto antistorico. Proveremo comunque a darvi alcuni spunti di preferenze assolutamente opinabili: l’opener Dancing on Graves rende chiaro a tutti che la velocità oraria impostata sarà quella del mid tempo, presenta un refrain proveniente direttamente da Into the Dephts of Sorrow (altro segno dell’importanza sulla composizione del cantante) ed espone un bell’assolo di Rockwell, Fire Burns propone lo stesso piglio evocativo ma marcia lentamente e pesantemente, sotto un alone macabro, verso la title track che aggiunge al quadro generale un tocco acustico calzante a pennello, anche se quest’ultima pecca di un minutaggio eccessivo. Ecco, se Hereafter fosse stato un EP e si fosse fermato alla sesta traccia, nella quale ci imbattiamo in un plagio o un omaggio a Children of the Grave dei Sabs, ne avrebbe beneficiato infinitamente e la valutazione finale sarebbe stata più elevata: è sotto gli occhi di tutti infatti il vistoso calo della seconda metà dell’opera, in cui si accentua ancor di più quell’eccessiva uniformità di cui sopra che lascia abbastanza indifferenti e rende attraente la funzione skip dei nostri dispositivi. Nulla da dire invece sulla produzione, ineccepibile e che rende buona giustizia ai singoli.

Tirando le fila del discorso la sentenza finale è quella ripetuta per molti altri album di molti altri gruppi che hanno subito lo stesso processo di rivitalizzazione dei Tyrant, è roba esclusiva per grandi fans. O per meglio dire, si lascia tranquillamente ascoltare da tutti, ma per una, massimo due volte; certo, è una proposta che mescola bene il doom e l’heavy primordiali con una tinta di epic che riporta alla mente proprio gli act di cui fece parte Robert, ma manca la scintilla che possa farle spiccare il volo e innalzarla sopra la media delle uscite odierne. Ci teniamo comunque a concludere con una nota di merito per la forza e la voglia con cui il gruppo ha saputo tornare in ballo e gli auguriamo con tutto il cuore di restarci a lungo perché, a prescindere dai risultati, è della genuinità di questo tipo che la scena ha bisogno per sopravvivere; per evolversi invece servirà dell’altro ma non è questo il momento per parlarne.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
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The Sinner
Mercoledì 10 Giugno 2020, 16.15.50
10
Album dignitoso ma Robert Lowe pur essendo in possesso di un timbro discreto non si sposa per niente con il sound della band (ed ancor meno quando militava nei Candlemass) specie per chi come me li apprezzava con Glen May dietro il microfono...
Masterburner
Venerdì 22 Maggio 2020, 9.28.50
9
Il suono è proprio identico a quello di TLTP, cosa che mi fa immensamente piacere. Purtroppo manca la cosa più importante, la voce maniacale e ossianica di Glen May... il buon Robert è un grande cantante doom, ma non mi ha mai fatto impazzire.
Masterburner
Domenica 17 Maggio 2020, 13.01.47
8
Cazzo sono tornati... Too Late To Pray è un mito per me... ascolteremo!
Nòesis
Venerdì 15 Maggio 2020, 21.18.39
7
@dariomet i Black Knight escono il 26 giugno con Road to Victory, cmq della vecchia lineup è rimasto solo il batterista. Vedremo se riusciamo a recensirlo
Vultumna
Venerdì 15 Maggio 2020, 20.12.52
6
L'ascolto di Hereafter mi ha parecchio raffreddato e leggendo la recensione ritrovo le stesse identiche sensazioni. Ci provo magari sscoltando tutto la prospettiva cambia.
dariomet
Venerdì 15 Maggio 2020, 17.06.30
5
verissimo, questa cosa l'ho notata anche nell'ultimo cloven hoof . Comunque in fondo ci sta , a me questo tipo di sound fa impazzire come certo epic metal o power americano...hai citato i black knight e mi hai incuriosito parecchio , non ne sentivo parlare da una vita
Nòesis
Venerdì 15 Maggio 2020, 16.22.47
4
Diciamo che confrontando il loro primo Legions of the dead con questo si sentono proprio due band diverse, ma d'altronde ne è passata d'acqua sotto i ponti...
dariomet
Venerdì 15 Maggio 2020, 16.10.28
3
hai ragione e ci conto e solo che quell'album mi sta creando dipendenza.. per tornare ai nuovi tyrant al momento mi sembrano più doom di quanto ricordassi
Nòesis
Venerdì 15 Maggio 2020, 15.57.30
2
Ma i Cirith Ungol sono ben più conosciuti dei nomi qui citati e arriveranno a breve anche loro
Dario met
Venerdì 15 Maggio 2020, 15.12.20
1
Non scordare i cirith ungol!!! Per quanto riguarda l album in questione ho ascoltato solo due canzoni che non erano affatto male, soprattutto la titletrack
INFORMAZIONI
2020
Shadow Kingdom Records
Heavy/Doom
Tracklist
1. Tyrant's Revelation IV
2. Dancing on Graves
3. The Darkness Comes
4. Fire Burns
5. Hereafter
6. Pieces of Mine
7. Until the Day
8. When the Sky Falls
9. Bucolic
10. Beacon the Light
11. From the Tower
Line Up
Robert Lowe (Voce)
Rocky Rockwell (Chitarra)
Greg May (Basso)
Ronnie Wallace (Batteria)
 
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