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Strapping Young Lad - No Sleep ‘Till Bedtime (Live in Australia)
16/05/2020
( 421 letture )
1998.
Cori distanti, applausi, grida e poi un intro preparatorio di poli-voci che mescola sapientemente la melodia di In the Rainy Season e Velvet Kevorkian, creando così un intro/brano iniziale da cardiopalma. Di che cosa si tratta? Di una perla dimenticata nel tempo: No Sleep ‘Till Bedtime , fortemente voluto dalla Century Media per ragioni contrattuali, il terzo album dei leggendari Strapping Young Lad è un live+bonus interessante, corto, diretto e sicuramente esplicativo. Ovvio che, non essendo una scaletta particolarmente lunga e completa, alla fine dell’ascolto rimaniamo con la voglia e la grinta necessaria per una dose ulteriore di metallo fuso.

L’album, dalla durata di circa 45 minuti, si apre con una intro favolosa e con la violenza calibrata di Velvet Kevorkian / All Hail the New Flesh, accoppiata vincente che -solo un anno prima- apriva le danze di City, uno degli album più importanti e belli degli anni ’90. Il live in questione è una testimonianza ferale e ben costruita dell’entità-SYL di quel periodo, prima dell’hiatus e prima di alcuni capolavori solisti di Mr. Townsend. Forse un album non direttamente voluto dal mastermind (parlavamo di contratti ed etichette), ma un bel pezzo di storia per tutti i fan, gli aficionados e gli addetti ai lavori. Come dicevamo poc'anzi, in questo riquadro abbiamo una spremuta sonora di primo livello, con un ovvio focus sui alcuni brani di City, solo parzialmente riletti a livello vocale da Townsend, che aggiunge qua e la sfumature sia melodiche, sia folli e brutali, donando al tutto un’aurea tipicamente improvvisata e da “stage”. C’è spazio anche per SYL e In the Rainy Season i due brani più conosciuti di Heavy as a Really Heavy Thing (1994), mentre la sconquassante velocità metallica di Home Nucleonics ci scardina via portandoci in un’altra heavy-dimensione allucinogena. Riff su riff, e così il bravo e fidato Jed Simon ci colpisce duramente, esattamente come il resto della combriccola, in costante propulsione grazie agli ultra-razzi dequalificanti dell’orologio atomico, tale Gene Hoglan, inarrestabile forza della natura (sentite Oh My Fucking God per credere). La formazione classica, coadiuvata dal tastierista John Morgan, suona alla perfezione non risparmiando energie ed esaltando il pubblico, invero poco presente ma comunque udibile nelle rare pause tra un brano e l’altro.

Si potrebbe pensare a un mini best of dal vivo, e la sensazione vene effettivamente rafforzata dal devastante incipit di SYL che, esattamente come la sua gemella In the Rainy Season, dal vivo acquista un valore aggiunto: una nuova, incredibilmente brutale dimensione, dove death, thrash e industrial convivono alla pari, abbracciandosi e -nel contempo- stritolandoci. Ma è una presa dalla quale non vogliamo assolutamente scappare, ma perderci mentre il mantra sonoro procede come un tank corazzato sul campo di battaglia. Brano dopo brano, parola dopo parola, synth dopo synth riusciamo a intravvedere la luce rossa. Pulsa con costanza ed è altamente allucinogena: la cavalcata epica di Oh My Fucking God e i sintetizzatori ariosi di SYL, così come i cori epici di All Hail the New Flesh ci gasano e trasportano in un mondo fatto di chip, byte e velivoli aerodinamici. La velocità industriale e serrata della Stagione della Pioggia, infine, ci conduce verso il gran finale di questo breve viaggio a ritroso nel tempo. Il brano, che non ha bisogno di particolari presentazioni, è un proto-capolavoro di visione futuristica: accelera oltremisura e oltremodo, facendoci sentire su un ottovolante di LSD. Tra il decantante coro melodico e i blast-beat di un infuriato ed infuocato Hoglan, In the Rainy Season ci conquista ancora più del solito, graziandoci con un’accelerazione bruciante sulla tre-quarti, solo in parte stemperata da un grandissimo, ultimo breakdown finale: groove ed headbanging.

This next song is an homage to metal! e, infine, parte la arci-nota chicca Far Beyond Metal, brano registrato effettivamente solo diversi anni dopo (2006), ma spesso presente nelle scalette degli Strapping Young Lad anche a inizio carriera. Un brano eccelso e grintoso, che vira sul metal classico giocando su un sostenuto ritmo thrashy e un ritornello di Priest-iana memoria. Insomma, una degna conclusione del concerto, che suggella una prova maiuscola e un pubblico apprezzante. Ma le sorprese non finiscono subito, perché troviamo due gradite bonus: la squadrata e atmosferica Japan e la lunga e sperimentale Centipede, due canzoni riservate alle edizioni giapponesi degli album, che trovano la collocazione in coda a questa bella ma -ahinoi, breve- testimonianza live.
Mentre i nostalgici attendono una reunion degli Strapping Young Lad che -con molta probabilità- non vedrà mai la luce, noi possiamo goderci a ritroso ogni loro opera, a partire dall'ultimo, splendido The New Black indietro fino al 1994 con Heavy as a Really Heavy Thing, passando per gli atomici e sempreverdi Alien e SYL (Chicken Feather) , il capolavoro City e anche questo piccolo gioiellino. No Sleep ‘Till Bedtime (Live in Australia ‘97) è presumibilmente l’ultima nostra analisi, nonché ultima recensione della band. Ora il cerchio è completo. Metal on.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
72 su 3 voti [ VOTA]
Underground
Sabato 16 Maggio 2020, 15.37.51
1
Violenza allo stato puro: ottimo live per una delle migliori formazioni industrial di sempre: peccato solo l'assenza di Detox, mia canzone preferita del gruppo.
INFORMAZIONI
1998
Century Media
Industrial
Tracklist
1. Velvet Kevorkian
2. All Hail the New Flesh
3. Home Nucleonics
4. Oh My Fucking God
5. SYL
6. In the Rainy Season
7. Far Beyond Metal
8. Japan
9. Centipede
Line Up
Devin Townsend (Voce, Chitarra)
Jed Simon (Chitarra, Cori)
John Morgan (Tastiera)
Byron Stroud (Basso, Cori)
Gene Hoglan (Batteria)
 
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