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Witchcraft - Black Metal
17/05/2020
( 911 letture )
Sono passati venti anni dalla fondazione dei Witchcraft e ormai quattro dall’uscita di Nucleus, loro ultimo album da studio a formazione completa. Cosa sia successo in questo intervallo non è stato diffuso, ma l’annuncio del ritorno degli svedesi è uno di quelli ancora capaci di attirare l’attenzione. Si tratta in effetti del sesto album in studio di una delle formazione cardine del doom moderno, una delle più credibili in assoluto nel riproporre il repertorio degli anni Settanta ad un pubblico che quel decennio non lo ha forse neanche mai visto, ma che ne adora la libertà espressiva e il calore del momento creativo, quell’ingenuità di mezzi e capacità che ha però forgiato capolavori capaci di sfondare la barriera del tempo e comunicare anche alle generazioni successive una verità e una purezza di intenti e risultati che oggi risulta più difficile rintracciare. Una universalità di messaggi che di fatto, verrebbe da dire, non esiste più. Come tutte le mode, però, anche quella del retro-rock, pur muovendo da intenti assolutamente meritori e avendo negli anni prodotto a sua volta dischi di alto spessore, assolutamente degni della grandezza dei predecessori, ha finito un po’ per fagocitare se stessa, venendo meno proprio all’impegno di purezza e ispirazione, ricerca e libertà che doveva esserne il moto d’ispirazione. Alla fine, si è trattato di un revival di forma, in molti casi, più che di sostanza. Piacevole, ben fatto, sicuramente sentito, ma non così significativo come sperabile. Almeno, nella maggioranza dei casi e, di conseguenza, con le dovute e significative eccezioni. I Witchcraft sono una di queste: caratterizzati dall’instabilità costante della line up e dalla centralità assoluta di Magnus Pelander, gli svedesi sono stati capaci di attirare l’attenzione fin da subito, dando a loro volta vita a diversi proseliti, con una qualità delle uscite costante e in crescita e un discusso passaggio alla Nuclear Blast che ne ha modificato in parte l’ispirazione, senza per questo ridurne la qualità.

Uscito con pochissima promozione, Black Metal è senz’altro un disco atteso, ma del quale forse nessuno si attendeva adesso l’uscita, col rischio di passare piuttosto in sordina rispetto al momento particolare e alle tante uscite di un settore che sembra davvero esplodere in questi anni. Ad accrescere la particolarità è il fatto di vedere il solo Pelander protagonista del disco. Una durata complessiva di trentatre minuti per sette brani, quasi un EP volendo e, non secondario, la totale rinuncia alla strumentazione elettrica. Siamo quindi al cospetto di un album interamente acustico e interamente centrato su Magnus Pelander, la sua voce e la sua chitarra. Nient’altro, se non qualche nota ribattuta di piano in Sad Dog. Una decisione davvero drastica e peculiare che resta senza particolari spiegazioni, a quattro anni dall’uscita dell’ultimo disco e che ci consegna un punto di vista del tutto inedito dei Witchcraft e del loro leader/padrone.
La dimensione acustica viene affrontata da Pelander con una padronanza assoluta, rinunciando in toto ai riff che hanno reso famoso il gruppo, a favore di arpeggi arcani, ancora una volta chiaramente ispirati agli anni Settanta, se non addirittura Sessanta, dominati dalla bellissima ed evocativa voce, dalla timbrica baritonale, che detta tempi e colore. Pelander sceglie quasi sempre un cantato adagiato, quasi recitativo, carico di atmosfera e che ne mostra le grandi qualità interpretative, le sfumature e le cadenze da vero cantastorie. Anche a livello lirico i testi girano tutti attorno a Magnus e, come facilmente si evince dai titoli, non si tratta proprio di un’esplosione di gioia e leggerezza. In tal senso, le uniche eccezioni sono costituite da A Boy and a Girl, dal testo equivoco, divertente e paradossale, quasi “stupidino” e leggero rispetto al resto del disco, declamato comunque con la stessa stentorea profondità degli altri brani, non fosse per una palese venatura beffarda e Free Country, nella quale l’attenzione si sposta dall’ombelico di Pelander a tutto ciò che ci circonda. Per il resto, l’angolo visuale è piuttosto ristretto e le parole calibrate con cura, lasciate cadere e declamate, qualche volta sussurrate, con una vena poetica piuttosto semplice, affatto ricercata, diretta e quasi in forma di dialogo, come se Pelander parlasse sempre con qualcuno, al quale rivolge i propri brani e, spesso, le proprie invettive. Ad emergere è una vena folk, che ricorda vagamente Tim Buckley e Nick Drake, ma senza alcuna ulteriore partecipazione musicale esterna, senza sperimentazioni, anche vocali e con una forse eccessiva uniformità di fondo. Il risultato è un album scarno, essenziale, per molti versi affascinante, come affascinante è il canto di Pelander e la sua ottima performance alla chitarra, ma privo di particolari attrattive, a parte questo e di canzoni veramente forti. In tal senso, l’opener Elegantly Expressed Depression costituisce già il meglio di tutto Back Metal, l’episodio più completo e melodicamente riuscito dei sette proposti. Il resto scorre in maniera abbastanza piacevole, ma tutto sommato anonima, con qualche punta di vera noia, ad esempio in Sad People, francamente interminabile. Grow è invece il baricentro del disco, sia liricamente che musicalmente, essendo la traccia più lunga. Piacevole per i primi quattro minuti, diventa a sua volta ripetitiva e francamente superflua nella sua sostanziale incapacità di andare oltre lo spunto iniziale, che è poi il difetto di tutti i brani dell’album. Un aspetto questo che rende difficile l’ascolto di Black Metal, dato che l’attenzione finisce per scappare velocemente, senza lasciare grandi tracce di sé. Il trittico finale risolleva un po’ le sorti del disco, rivelandosi la sequenza più riuscita e interessante, a parte la opener, che resta comunque di altro spessore.

Disco davvero curioso e particolare questo Black Metal, di cui si fa fatica a cogliere il senso e il motivo, a partire proprio dal titolo, se non andando a ricercarlo nella solitudine di Magnus Pelander e nel suo bisogno di esprimere musicalmente tutta la tristezza accumulata in questi anni. O forse si tratta di un particolare festeggiamento per il ventennale? Comunque sia, la voce e lo stile chitarristico sono anche l’unico vero motivo di interesse delle canzoni proposte, che fanno invece una gran fatica ad imporsi per se stesse, se non con poche eccezioni. In generale resta una sensazione di piacevolezza del tutto, ma anche di scarsa necessità, di risultato tutto sommato ben al di sotto delle aspettative e delle capacità, il che rende ancora più difficile capire il perché di questa uscita, che sembra portare il nome della band più per necessità commerciali che per reale collegamento con la loro discografia, dato che in sostanza parliamo di un album solista di Magnus Pelander. Nel complesso, un disco per soli fanatici dello svedese e che difficilmente lascerà un segno vero e proprio nella storia dei Witchcraft, dei quali aspettiamo un vero e proprio ritorno ai livelli che competono a chi per vent’anni ha rappresentato una delle band di maggiore interesse dell’intero panorama rock.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
58.33 su 3 voti [ VOTA]
Lizard
Lunedì 1 Giugno 2020, 12.23.16
10
Intimo direi al massimo livello. Godibile in parte, a mio avviso e come ho scritto la parte centrale diventa pedante e poco scorrevole. Meglio inizio e fine. Le ripercussioni volentieri, personlmente apprezzo molto l'acustico. Magari appena piu' ispirato, ecco
Nyarlathotep
Lunedì 1 Giugno 2020, 9.57.18
9
Starò invecchiando e diventando imbecille, ma io l’ho trovato intimo e godibile. Altra cosa da ciò cui il monicker ci aveva abituato, ma non da buttare anche se qualche episodio è morbosamente ripetitivo (come il black metal del titolo in sue certe espressioni canonizzate ed ormai mainstream, forse) Secondo me questo album non sarà una parentesi priva di ripercussioni.
Antonello
Martedì 26 Maggio 2020, 14.00.16
8
Potevo farlo uscire a suo nome, come aveva fatto in precedenza con "Time".
Underground
Sabato 23 Maggio 2020, 18.14.29
7
Ho divorato Legend, disco a dir poco meraviglioso, ma, detto fantozzianamente, questo disco è una cagata pazzesca.
Transcendence
Giovedì 21 Maggio 2020, 0.03.06
6
D'altro canto, quando un leader rimane da solo nella formazione e se ne vanno anche i session men, prima o poi certi scivoloni arrivano. L'album non lo commento perché non sopportavo nemmeno i precedenti.
entropy
Mercoledì 20 Maggio 2020, 23.59.26
5
Si ma io non avevo proprio idea che fosse un disco voce e chitarra e basta... Al di là dei voti, avrei avuto chiaro che non era un vero album dei witchcraft, ma un lavoro solista e intimista
tartu71
Mercoledì 20 Maggio 2020, 14.27.45
4
entropy non e' sempre cosi' perche' ad esempio sorge su rumore gli da 80 per cui a volte anche le rece sono fuorvianti
Epic
Mercoledì 20 Maggio 2020, 13.21.04
3
Due palle, mi spiace perché questa è una grande band, ma questa volta non ci siamo. Piatto.
entropy
Martedì 19 Maggio 2020, 13.04.08
2
Comprato a scatola chiusa, e sono davvero pentito.. Avrei dovuto aspettare le recensioni...
tartu71
Martedì 19 Maggio 2020, 12.48.52
1
ho provato ad ascoltare qualche brano: veramente palloso
INFORMAZIONI
2020
Nuclear Blast
Folk
Tracklist
1. Elegantly Expressed Depression
2. A Boy and a Girl
3. Sad People
4. Grow
5. Free Country
6. Sad Dog
7. Take Him Away
Line Up
Magnus Pelander (Voce, Chitarra)
 
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