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┴rstÝ­ir LÝfsins - Saga ┴ Tveim Tungum II: Eigi Fjǫll NÚ Fir­irmartedý
19/05/2020
( 594 letture )
Una voce calda, profonda culla le orecchie dellĺascoltatore, accompagnata da una chitarra acustica e da archi malinconici. Il suono dolce e soave dellĺantica lingua norrena si sviluppa lungo tutta Ek Bř­ ■ik Velkominn, la prima canzone di Saga ┴ Tveim Tungum II: Eigi Fjǫll NÚ Fir­ir della band tedesco-islandese ┴rstÝ­ir LÝfsins, secondo capitolo della saga iniziata lĺanno scorso con Saga ┴ Tveim Tungum I: Vßpn Ok Vi­r. Prosegue qui la storia dei due fratelli, che giÓ avevano animato la narrazione del disco precedente, ambientata nella Norvegia sul finire del primo Millennio e governata da re Ëlßf Haraldsson, figura santificata dalla Chiesa cattolica: nato in epoca pagana, egli, una volta autoproclamatosi re di Norvegia, oper˛ un processo di evangelizzazione forzata del territorio, non risparmiando neanche atti di violenza e brutalitÓ nei confronti di quei re locali intenzionati a mantenere intatte le proprie radici pagane.

Ad ogni modo, torniamo a parlare di musica. Oltre a quanto menzionato in apertura di recensione, cosa cĺŔ in questo secondo capitolo della saga? Fondamentalmente, essendo questa una ôparte IIö di una singola opera pi¨ ampia, la musica di Eigi Fjǫll NÚ Fir­ir non ha nulla di pi¨ e nulla di meno di quanto abbiamo potuto udire in Vßpn Ok Vi­r. Ci˛ sottolinea una certa tendenza, fortemente radicata nella musica estrema contemporanea, allĺabbondanza e, anzi, alla sovrabbondanza. ╚ diventato ormai raro, in una inversione delle abitudini rispetto al passato, trovare dischi della durata compatta di trenta, quaranta minuti, mentre sempre pi¨ diffuse sono le durate estese, che non di rado sfociano in una dannosa prolissitÓ. Questa prolissitÓ dannosa non Ŕ propria dei Nostri i quali, nei circa settantacinque minuti di musica (che si sommano ai settanta della parte I, traducendo cosý questa maxi-opera in unĺepopea di quasi due ore e mezza), riescono a mantenere alta lĺattenzione dellĺascoltatore, specialmente una volta superata la coppia di brani che aprono il disco. Incentrati principalmente sulla narrazione, lĺelemento acustico e folk funge, nella giÓ citata Ek Bř­ ■ik Velkominn e nella successiva Brˇ­ir, Var ■at ■Ýn Hǫnd, da sfondo alla voce di MarsÚl che, nella seconda canzone, raggiunge livelli di soavitÓ prossimi a quelli di un ASMRtist. Superati questi primi due capitoli, assai suggestivi ma con poco mordente, gli ┴rstÝ­ir LÝfsins sfoderano lĺartiglieria pesante, composta da un black metal anni ĺ90, che a fasi rapide e sferzanti alterna rallentamenti doom, riff che ora attingono alla durezza del thrash metal ed ora, pi¨ melodici, concedono ampio respiro allo spettatore. Alla durezza imperante delle componenti pi¨ propriamente metal si fondono, con grande intelligenza, da una parte lĺelemento narrativo, con la voce di MarsÚl che si incunea non solo nelle sezioni pi¨ pacate ed atmosferiche ma anche in quelle pi¨ furiose, e, dallĺaltra, seppur un poĺ pi¨ nascoste, le sonoritÓ folk evocate da chitarre acustici, violini e percussioni quasi tribali. Ed Ŕ, forse, questo il difetto pi¨ grande: pur affondando le proprie radici in quelle regioni del black metal che affidano la propria ispirazione alla musica tradizionale locale, questĺultima non di rado fatica ad emergere, essendo sovrastata, in fase di missaggio, dalle chitarre elettriche e dal basso, che gettano su di essa la propria ombra minacciosa.

PoichÚ, come detto pi¨ sopra, le novitÓ rispetto alla parte I giÓ recensita sulle pagine di Metallized sono ben poche, per non dire nulle, e trattandosi di un album comunque qualitativamente valido, la valutazione che si leggerÓ in calce non potrÓ non risentire di questo more-of-the-same. Seppur dettata da necessitÓ commerciali -vendere un album di due ore e mezza non Ŕ unĺimpresa facile, sebbene non impossibile: basti pensare alle oltre due ore di The Astonishing dei Dream Theather-, una scelta simile deve essere supportata da un valido motivo per lĺacquisto del disco: certamente, la trama prosegue ma non pu˛ essere questo il ôvalido motivoö (quanti conoscono lĺantico norreno?); sarebbe stata, pertanto, necessaria una evoluzione o, comunque, un sound in grado di rendere ciascuno dei due dischi, sebbene facenti parte della medesima opera, riconoscibili: un poĺ ci˛ che Ŕ stato fatto, in ambito cinematografico, da Quentin Tarantino con Kill Bill o da Lars Von Trier con Nymphomaniac (entrambi film singoli suddivisi in due volumi per necessitÓ di distribuzione).



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
87.55 su 9 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Van Records
Folk/Black
Tracklist
1. Ek Bř­ ik Velkominn
2. Brˇ­ir, Var ■at ■Ýn Hǫnd
3. Sem JßrnklŠr NŠtr Dragask NŠrri
4. Gamalt RÝki Fa­mar ■ß GrŠnu Ok Svǫrtu Hringi LÝfs Ok Aldrslita
5. Um NŠtr Reika Skepnr
6. Heiftum Skal Mßna Kve­ja
7. Er Hin Gullna Stjarna Skřjar Slˇ­ar Rennr Rau­
8. Um Nˇttu, MÚr Dreymir ■ursa ■jˇ­ar Sjǫt Brennandi
9. Ek Sß Halr At Hˇars Ve­ri Hǫsvan Serk HrÝsgrÝsnis Bar
Line Up
MarsÚl (Voce, Narrazione)
Stefßn (Voce, Chitarra, Basso)
┴rni (Voce, Archi, Batteria)
 
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