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Spirit Caravan - Elusive Truth
23/05/2020
( 206 letture )
Quando parliamo di doom, delle sue radici culturali, del suo sviluppo su più fronti e successiva contaminazione con altri sottogeneri quali death e black metal dobbiamo sempre tenere a mente alcuni nomi/soggetti chiave che hanno dato vita a questo percorso: senza scordare gli eroi che, sulle opposte sponde dell’Atlantico, posero le basi del movimento negli anni 70 come Tony Iommi e Bobby Liebling dei Pentagram, si inizia a parlare di doom dagli inizi del decennio successivo grazie ai primi demo degli statunitensi Trouble e Saint Vitus, nonché degli inglesi e imprescindibili Witchfinder General che furono i primi del lotto ad incidere il debutto su LP nel 1982. Accanto ad essi era nato anche un gruppetto che si fece notare di meno ma non passò inosservato a chi di dovere, produsse un solo EP intitolato Sodden Jackal e inserì una propria canzone nel sesto capitolo della compilation Metal Massacre, ma ebbe enorme importanza poiché, dal proprio imminente scioglimento, il mondo conobbe la figura del loro leader divenuto in seguito celebre proprio con i Saint Vitus, tale Scott Weinrich detto Wino. Naturalmente parlavamo dei The Obsessed, fortunatamente riformati e attivi tutt’ora, coloro a cui dobbiamo parecchie pagine di quello che qui definiamo il grezzo e sporco suono dello stoner/doom, e Wino è il fautore/deus ex machina di questa miscela altamente esplosiva che sarà riproposta con eguale, se non maggiore, qualità nel progetto denominato Spirit Caravan di cui oggi parliamo. Costituito nel 1995 insieme al bassista Dave Sherman, già attivo da qualche anno nel circuito del Maryland con i misconosciuti Wretched, e al drummer degli Iron Man Gary Isom, il nuovo gruppo dell’ex vocalist degli autori di Born Too Late aveva scelto come monicker quello di Shine ma lo mutò dopo un paio d’anni appunto in Spirit Caravan, sia per non incappare in problemi legali con altri gruppi sia per onorare la memoria del primo act di Weinrich che aveva scritto una canzone con tale titolo, riproposta in apertura su Elusive Truth. I Nostri esordirono nel 1999 con Jug Fulla Sun, album stilisticamente parlando conservatore nei confronti di ciò che fece la fortuna dei The Obsessed ovvero riff abrasivi e caldi, overdrive a manetta e tanto ma tanto blues posto alle fondamenta del palazzo che si innalzerà poi sulle coordinate dette in apertura; il secondo e ultimo LP del 2001 prosegue sugli stessi input e sulle stesse vette artistiche tanto che fare una classifica tra le due release è impresa ardua.

Elusive Truth lo inquadriamo chiaramente nel calderone stoner ma con le dovute differenze rispetto ad altre uscite coeve, che pur vengono definite in questo modo: pensare a Pure Rock Fury dei Clutch o a Deep in the Hole dei Masters of Reality e, rispettivamente, alla prevalenza di un hard rock sanguigno e sudista e un sound che potrebbe confondersi con quello dei Queens of the Stone Age, per non parlare di quel grandioso Charged che non può pagare pegno ad altri che non si chiamino Monster Magnet. Ecco, il sophmore album degli Spirit Caravan non ha nulla a che fare con tutto ciò, si muove piuttosto attorno al paludoso ambiente sludge-doom ancor più rispetto al debut, la velocità cala per lasciare il proscenio alla pesantezza ma la melodia non manca mai ed è anzi il piccolo segreto del successo di questo platter. Partendo con la cover che dà il nome al gruppo troviamo un susseguirsi di motivi orientaleggianti compressi in una schiacciasassi di soli tre strumenti spinti al loro massimo; se la carovana spirituale ci ricorda l’Asia e in generale il mondo orientale, allo stesso modo i testi affrontati sviscerano questioni metafisiche degne di un fanatico induista o, in alternativa, di un sostenitore dell’esistenza del Velo di Maya, cioè l’esistenza di una verità celata ai più e raggiungibile astraendosi dal mondo concreto o durante il sogno notturno. Lasciando da parte questi complessi argomenti ci immergiamo nella successiva Black Flower, esempio perfetto della riuscita commistione di stoner e doom con i suoi stop ‘n go, la sfregiata voce di Wino mai ingombrante e il basso di Sherman onnipresente, un episodio in cui lo spettro dei Black Sabbath si fa preponderante nelle fasi finali. Della mega-jam intitolata Retroman va segnalata la prova sopra la media di Gary Isom, impeccabile nell’alternare tom e crash e tenere un ritmo invidiabile, oltre ovviamente all’assolo lisergico di Scott, mentre Find It è micidiale nel presentarsi funerea e in un attimo diventare rockeggiante e dotarsi di un groove trascinante come pochi; gli Spirit Caravan appaiono volentieri come una versione motorizzata, alimentata a benzina e acidi dei vecchi Hawkwind e a più riprese espongono con orgoglio queste importanti influenze. Procedendo nell’ascolto troviamo Futility’s Reasons che è giusto un filo inferiore al quartetto appena passato ma pur sempre di una canzone massiccia ed orecchiabile parliamo, Cloudy Mirror al contrario è il vero piatto forte del menu, tanto superlativa quanto difficile da descrivere nel suo trasporto e nella sua completezza-pienezza di fondo, leggera e allo stesso tempo oppressiva come il riff del ritornello. La title track ci riporta sulla terra nuovamente su ritmi slow e su fraseggi di chitarra sinistri supportati dal solito monolite di Sherman, il quale introduce anche Darkness & Longing che riflette pienamente il significato letterale del titolo su pentagramma con una sezione ritmica da infarto, impossibile non esserne colpiti. Unica parziale concessione alla velocità, Lifer City si dipana attraverso un’anima innegabilmente HC modellata alla bisogna con quintali di gas narcotici per un risultato più che curioso; il bis è concesso dalla strumentale Outlaw Wizard che funge da preludio al termine ultimo dell’album, appunto la Departure conclusiva che avanza a passo pachidermico, quasi ipnotico se non fosse per la vocalità del mastermind capace di tenerti sveglio anche dopo una nottata in after; è la chiusura perfetta per questo simbolo di una stagione più che mai fertile e generosa di dischetti che risuoneranno nei nostri lettori ancora a lungo.

Pensando agli alti livelli raggiunti con entrambi i platter rilasciati dagli Spirit Caravan c’è rammarico riguardo il loro precoce scioglimento, con conseguente breve reunion esclusivamente per la dimensione live del 2014; d’altronde la storia del Wino musicista è costellata da continui cambi, abbandoni e ritorni, deve dunque essere una prerogativa caratteriale del personaggio che non riesce a trovarsi nella continuità di un unico complesso. Per quanto riguarda Elusive Truth non c’è altro da aggiungere, siamo di fronte ad un prodotto realizzato dai maestri di un genere e come tale definibile magistrale, il trio all’opera non sbaglia praticamente nulla né sul piano tecnico né, a maggior ragione, su quello creativo facendo contenti grandi e piccini. Imprescindibile.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
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Nòesis
Domenica 24 Maggio 2020, 11.05.49
2
Sì Diego, purtroppo hanno realizzato solamente i due che vedi qui recensiti. Oh, avercene di gruppi del genere che ti piazzano due bombe e poi spariscono...
Diego75
Domenica 24 Maggio 2020, 0.58.55
1
OTTIMO PROGETTO...MA WINO ANCHE SE E' UNA FIGURA DI SPICCO PER IL GENERE A ME NON PIACE PIÙ DI TANTO...E' TROPPO INCOERENTE NEL SENSO CHE TIRA A CAMPARE DI QUESTI PICCOLI PROGETTI .. .FORSE LO PREFEFERISCO PIÙ NEGLI OBSESSED ...QUESTO E' STATO UN BUON DISCO MA IL PROGETTO E' DURATO TROPPO POCO...CREDO 2 USCITE E BASTA.
INFORMAZIONI
2001
Tolotta Records
Stoner/Doom
Tracklist
1. Spirit Caravan
2. Black Flower
3. Retroman
4. Find It
5. Futility's Reasons
6. Cloudy Mirror
7. Elusive Truth
8. Darkness & Longing
9. Lifer City
10. Outlaw Wizard
11. The Departure
Line Up
Scott "Wino" Weinrich (Voce, Chitarra)
Dave Sherman (Basso, Cori)
Gary Isom (Batteria, Cori)
 
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