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Gentle Giant - Free Hand
23/05/2020
( 307 letture )
Dopo la piacevole recensione di Acquiring the Taste, torno gradevolmente a parlare dei Gentle Giant. Il gruppo inglese non ha certo bisogno di presentazioni, ma per chi non li conoscesse (eresia!), basti sapere che i nostri sono da annoverare tra i principali nomi del progressive rock degli anni ‘70. Il Gigante Gentile incarna al meglio i dettami del genere: se per voi il prog è musica riccamente arrangiata, che fa della tecnica strumentale, della libertà artistica nello sperimentare con arditi sconfinamenti nelle più disparate influenze musicali pur conservando una visione d’insieme precisa al limite del maniacale, i Gentle Giant fanno per voi. Se amate gli intrecci strumentali complessi e stratificati e infine una forte libertà artistica nelle tematiche affrontate e soprattutto, se amate la costante varietà e la ricerca sfrontata nell’evolvere sempre il proprio sound, allora il quintetto britannico non può assolutamente mancare nella collezione domestica di vinili, CD o qualsivoglia supporto fisico e digitale.

Free Hand chiude simbolicamente il periodo schiettamente prog dei Gentle Giant, che con questo album riescono a ottenere sia buon riscontro in termini di vendite che l’ennesimo lavoro votato alla sperimentazione esasperata, ma connotata da una coerenza e un gusto che ha davvero pochi eguali. Musicalmente il gruppo dei fratelli Shulman osa tantissimo inanellando un’intensa serie d’idee musicali perfettamente incastrate l’una con l’altra in pezzi brevi -il disco non arriva ai quaranta minuti-, ma che richiedono molta dedizione all’ascolto. È musica intellettuale che si abbevera di molti riferimenti al jazz, genere che ha formato gli Shulman, ma anche al folk inglese che molte volte fa capolino negli inserti vocali e, infine, è notevole l’influenza della musica classica più colta e presente nelle polifonie delle voci strumentali e non, ma anche nella tessitura quasi contrappuntistica con cui ogni arrangiamento viene costruito. Parliamo di musica costruita a tavolino e pensata in ogni dettaglio, ma che sa essere estremamente appagante una volta che l’orecchio riesce ad addentrarsi e districarsi in questo variopinto nodo gordiano. Si può solo rimanere rapiti e affascinati dalla perizia tecnica che i Gentle Giant possono vantare sull’opener sbarazzina e dall’andamento claudicante, ironicamente anteceduto da schiocchi di dita in Just The Same. Allo stesso modo disorientano le stratificazioni polifoniche vocali di On Reflection, brano fatato e medievale d’altri tempi, dall’anima a cavallo tra folk, tradizione classica e scoppiettanti spiragli rock nel segmento finale del pezzo. La titletrack si muove su territori decisamente più jazz/fusion prog, per assurdo più affini a certe melodie cantabili e gradevolissime tipiche dei colleghi Camel, ma con architetture strumentali dal taglio molto più cervellotico. Ci si perde con piacere nelle divagazioni strumentali a metà brano, dove tastiere, synth, vibrafoni si mescolano confondendosi e creando così interessanti sfumature. Allo stesso modo segue la meno immediata Time to Kill, interamente sorretta dall’ottimo lavoro al basso di Ray Shulman a metà tra melodia e groove quasi funk. Volendo forzare un po’ le cose potremmo dire che un pezzo simile avvicina nelle intenzioni e nei risultati i Gentle Giant ai Weather Report, soprattutto considerando certe briose soluzioni vocali presenti nei cori e la pasta sonora complessiva del brano. Dopo la sperimentazione, i nostri tornano a esplorare il lato più medievale, fatato e antico della propria gamma espressiva in His Last Voyage e nella breve strumentale Talybont. Sono due pezzi decisamente radicati nel passato musicale folk inglese, ma riaggiornati nell’ottica sperimentale elettroacustica divenuto marchio di fabbrica del gruppo. In particolare è da notare come in Talybont, i Gentle Giant siano riusciti a rivisitare in modo coerente soluzioni tipiche della musica sinfonica con un linguaggio più moderno e rock, alternando per esempio il basso elettrico a un clavicembalo, o di come la melodia principale di matrice folk sia stata aggiornata al 1975 grazie alla stratificazione dei fiati e delle tastiere. In altre parole Talybont è un breve quadretto agreste che non avrebbe certamente sfigurato in un disco dei Jethro Tull, sia per la riuscita del brano in sé, ma anche per il tipo di sonorità ricercate. Mobile, posta come ultima traccia, conclude il viaggio intrapreso all’insegna del prog tout court. È la classica cavalcata progressive di classe, dall’andatura sbilenca, dagli accenti posti dove non ci si aspetterebbe e, ovviamente, ineccepibile sotto il punto di vista tecnico.

Free Hand è l’ennesima conferma dell’enorme estro creativo dei Gentle Giant. Possiamo ben dire che gli intenti dichiarati precedentemente in Acquiring the Taste, secondo i quali è fondamentale per il gruppo esprimersi al meglio delle proprie capacità tecnico compositive al fine di rendere le composizioni varie ed avventurose, siano stati rispettati e ampiamente soddisfatti anche in questo lavoro. Free Hand è un’opera eterogenea, mutevole e non facile da digerire al primo ascolto poiché di difficile approccio, ma che trova i suoi numerosi punti di forza e d’interesse proprio nella sua follia organizzata e nei voli pindarici imprevedibili. È un altro piccolo capolavoro da riscoprire, un esempio perfetto del vecchio adagio ‘’all killer no filler’’, che potrebbe tranquillamente essere classificato come musica d’avanguardia. Il discorso si potrebbe estendere anche al resto della discografia precedente poiché è zeppo d’idee uniche nel loro genere e decisamente avanti sia per la data di pubblicazione che per i canoni moderni in termini di freschezza d’idee e carica innovativa.

Leaders, not followers.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
86.33 su 3 voti [ VOTA]
Steelminded
Martedì 26 Maggio 2020, 13.16.58
3
Molto cervellotici, anche troppo per me... Tant'é che il mio preferito è l'omonimo debutto, più rock e lineare rispetto alle esagerazioni sperimentali dei successivi album. Ho quasi tutti i loro album, ma insomma avrebbero guadagnato secondo me viste le potenzialità se avessero mantenutonun approccio musicale meno "schizoide". Evviva!
Voivod
Martedì 26 Maggio 2020, 12.20.50
2
Uno dei miei gruppi preferiti! Della "seconda fase" forse questo è il migliore, ma io adoro "Octopus" e "Acquiring The Taste"
mariner
Domenica 24 Maggio 2020, 18.16.44
1
Grandissimo gruppo molto tecnico in cui ogni componente suonava almeno 2 strumenti diversi, consiglio di guardare qualche live dell'epoca su YouTube... Hanno influenzato molti gruppi come Spock's Beard, Saga, Haken.. Complimenti per la bella recensione che condivido anche nel voto
INFORMAZIONI
1975
Chrysalis Records
Prog Rock
Tracklist
1. Just the Same
2. On Reflection
3. Free Hand
4. Time to Kill
5. His Last Voyage
6. Talybont
7. Mobile
Line Up
Derek Shulman (Voce, Sassofono)
Gary Green (Chitarra, Flauto, Percussioni, Cori)
Kerry Minnear (Tastiere, Voce, Vibrafono, Violoncello, Moog, Organo Hammond)
Ray Shulman (Basso, Violino, Voce, Percussioni)
John Weathers (Batteria, Percussioni)
 
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