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Axel Rudi Pell - Sign of the Times
23/05/2020
( 1012 letture )
Giunto in prossimità del traguardo delle sessanta primavere, Axel Rudi Pell, puntuale come un orologio tedesco (per esempio quello raffigurato in copertina), torna sulla scena con un nuovo album. Il diciottesimo di una carriera solista che ha ormai superato i sei lustri di durata, sviluppandosi mediante una serie di conferme delle qualità di Axel come chitarrista e del suo quasi totale disinteresse per le evoluzioni musicali che si avvicendavano attorno a lui. Sign of the Times, a prescindere da qualche piccolo aggiustamento nel suono causato dal cambio di produttore - Tommy Geiger in luogo di Charlie Bauerfeind - e in particolare da quello della batteria, ascrivibile all’uso di un nuovo rullante denominato "Black Beauty", non fa certamente eccezione.

Preso atto del fatto che Sign of the Times è un lavoro influenzato dalla più che negativa situazione mondiale sotto la maggior parte degli aspetti, da quello ambientale a quello politico e che li segnatempo della cover indica due minuti dopo la mezzanotte proprio per sottolineare quanto le cose siano ormai andate oltre, il resto è classificabile come il solito, più che professionale prodotto targato Pell. Apertura con l’intera band sugli scudi con la piacevolissima Gunfire (che chiarisce subito come anche Gioeli sia sempre in buona forma) e le sue double bass lines, poi la "regolarità" un po’ anonima di Bad Reputation e quella più sentita della title-track. Si prosegue con la classica velocizzazione del ritmo di The End of the Line, opportuno dopo due canzoni non molto tirate, seguita dall’altrettanto classica ballata As Blind As a Fool Can Be. Più interessante la seconda parte del CD, in cui Pell accenna (appena) a qualcosa di differente. Wings of the Storm è una canzone chiaramente ispirata ai Deep Purple periodo Coverdale/Hughes, ibridata con uno stile chitarristico vicino ad uno dei modelli che hanno ispirato il Nostro: Jimi Hendrix. Anche se come tutti i fan dell’ex Steeler sanno, è Blackmore il maggior responsabile della sua carriera. Waiting for Your Call serve per riportare Gioeli al centro della scena e ricordare anche la presenza di Doernberg e Krawczak, mentre Living in a Dream si fa notare per il suo avvio in pieno stile reggae prima di evolvere in un classico hard rock. Fine ostilità decretato da Into the Fire e il suo sapore epico.

Oltre a quelle già indicate qualche altra novità di contorno, se vogliamo, è rappresentata dagli assolo del mastermind. Meno aggressivi e veloci e più rivolti alla melodia e all’integrazione con le canzoni, ma siamo sempre ai dettagli. Sign of the Times è l’ennesimo affidabile, godibile, solido lavoro firmato Axel Rudi Pell & C. (anche la sua band è ormai stabile da tempo, con Rondinelli al quarto gettone di presenza) e non sposta assolutamente nulla né all’interno della carriera del chitarrista, né altrove, ma non si può certo sminuire. La classe c’è e non da oggi, la professionalità è scontata, la ricerca continua di riff classici e più di una volta prevedibili fa parte del pacchetto ARP. Insomma: nulla che possa interessare chi già non apprezza l’artista e tutto quanto serve a confermare quello di chi già lo conosce e lo gradisce.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
65.33 su 6 voti [ VOTA]
Shock
Lunedì 8 Giugno 2020, 17.49.41
13
Se ascolti il chitarrista tedesco sai cosa ti aspetta, ne più ne meno, la differenza la fa la qualità delle canzoni: in questo caso il disco parte anche bene, ma presto cala la qualità fondamentale delle canzoni, nonostante la sempre ottima prova di Gioeli. Un disco sufficiente ma non di più.
Give 'em the Axe
Lunedì 1 Giugno 2020, 15.49.24
12
Sempre piaciuto il buon vecchio Axelone, trovo ottimi anche i suoi ultimi album. Purtroppo qui noto un'ispirazione claudicante, manifesta sin dalla banale e brutta copertina (e dire che il tedesco ci ha quasi sempre regalato opere magniloquenti e splendide anche dal punto di vista grafico). Un peccato: speriamo torni in forma a partire dal prossimo disco.
davidgilmour
Venerdì 29 Maggio 2020, 19.03.15
11
Vabbè di che vogliamo parlare dell'ennesimo disco fotocopia? Io ho amato Axel Rudi Pell in passato ma lo seguito fino a Kings and Queens che già mi sta stretto e infatti mi aveva fatto storcere il naso, poi anche basta dai.. L'ultimo album degno di nota è The Masquerade Ball. PS: Dovrebbe pure smetterla di fare uscire un disco ogni due anni, nessuno ne sente il bisogno.. ma visto che fa dischi fotocopia è chiaro che fa il compitino.
Underground
Martedì 26 Maggio 2020, 19.19.46
10
Ad ognuno il suo: io credo in tante cose🤘
Vov
Martedì 26 Maggio 2020, 19.00.34
9
@Underground no, poveri voi che credete ancora in questa roba sentita e risentita, io capisco che ARP abbia bisogno di portare la pagnotta a casa e che debba "farsi sentire", ma questa roba va veramente buttata nella spazzatura. Fraseggi risentiti e risentiti, zero personalità, soliti testi pacchiani, stessa "spocchia musicale" da Boomer. Si può fare heavy metal buono, basta imparare a farlo e spendere qualcosa in più nella produzione, ma SPV ormai è un'etichetta parodia di se stessa
Le Marquis de Fremont
Lunedì 25 Maggio 2020, 10.35.40
8
I dischi di Axel Rudi Pell, sono come certi vini Francesi dove il Maître Vigneron ti garantisce più o meno lo stesso gusto, alla faccia delle annate. Se è buono, rimane buono e rimane sempre quello. Qui però, concordo con il post 1 di Monsieur Underground, dove sottolinea una certa debolezza nel songwriting. Sempre piacevole da ascoltare ma non brillante cone in altre uscite del chitarrista Tedesco. Indubbio che la voce di Gioeli ti da sempre emozioni e che alcuni pezzi come Gunfire, la ballata e Wings of the Storm mi sono piaciute parecchio. Vediamo con il tempo. Au revoir.
Underground
Domenica 24 Maggio 2020, 16.59.45
7
Poveri noi che crediamo ancora nel metal 🤭 ormai defunto....
Vov
Domenica 24 Maggio 2020, 14.28.09
6
Disco inascoltabile, ma ancora I musicisti fanno questa robaccia da Boomer? L'heavy metal è diventato una palude noiosissima, sempre la stessa roba da 30 anni, Madonna santa e basta! Pessimo disco di ARP per me, ennesima dimostrazione che fra pochi anni falliranno tutte le etichette e nessuno suonerà più metal, ennesima band che sta invecchiando malissimo e dovrebbe rimanere un prodotto del suo tempo.
JC
Sabato 23 Maggio 2020, 20.26.07
5
scusate, dimenticavo un dettaglio: Gioeli è ancora un fenomeno e vale sempre il biglietto.
JC
Sabato 23 Maggio 2020, 20.23.08
4
è un disco con limiti oggettivi, derivativo. Però mi è piaciuto, l'ho comprato nella box set con l'orologio e lo consiglio senza riserve agli amanti dello Stregone tedesco. Per fans. (Gli altri possono andare sui classici, tipo The Masquerade Ball). Per mio gusto 80
Aceshigh
Sabato 23 Maggio 2020, 19.33.53
3
A me onestamente non è dispiaciuto. Certo, nulla di nuovo (ma nemmeno me l’aspettavo) e la produzione non mi ha convinto, specialmente la batteria (non solo per quanto riguarda sto rullante “black beauty”), troppo pompata e invadente, specialmente nei momenti più soft. Però Per esempio pezzi come Gunfire o la heepiana Living in A Dream mi sono senz’ombra di dubbio piaciuti. Voto 75
David D.
Sabato 23 Maggio 2020, 19.18.36
2
Molto debole. Una produzione iper compressa e pezzi ormai diventati troppo prevedibili (diamine, ormai non cambia neanche l'impostazione, intro, pezzo veloce, mid tempo ecc.. in ogni disco), e scarse idee in fase compositiva non sollevano un disco che si guadagna qualche punto con la sempre ottima voce di Gioieli. Non penso che lo obblighi qualcuno a pubblicare un disco ogni due anni spaccati, se ne facesse uno aspettando almeno tre o quattro anni, ci sarebbero idee migliori per me. 50.
Underground
Sabato 23 Maggio 2020, 18.04.29
1
Ascoltare la chitarra di Axell e la voce di Johnny è sempre un piacere gratificante ma devo dire che questo disco, che non sposta di una virgola il sound del tedesco, lo trovo un po' debole proprio dal punto di vista del songwriting. Certo, ci sono buonissimi momenti ma alla lunga trovo il lavoro un po' troppo di maniera e i brani forse troppo lunghi per incidere il dovuto. In sostanza un disco sufficiente ma non più di lì.
INFORMAZIONI
2020
Steamhammer/SPV
Heavy
Tracklist
1. The Black Serenade (Intro)
2. Gunfire
3. Bad Reputation
4. Sign of the Times
5. The End of the Line
6. As Blind As a Fool Can Be
7. Wings of the Storm
8. Waiting for Your Call
9. Living in a Dream
10. Into the Fire
Line Up
Johnny Gioeli (Voce)
Axel Rudi Pell (Chitarre)
Ferdy Doernberg (Tastiere)
Volker Krawczak (Basso)
Bobby Rondinelli (Batteria)
 
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