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Dodheimsgard - Supervillain Outcast
25/05/2020
( 665 letture )
Otto anni di silenzio. Dopo un'uscita come 666 International, ogni ulteriore nota suonata avrebbe sfigurato. Il silenzio era l'unica azione sensata che i Dødheimsgard potessero compiere. Tra il 1999, anno di uscita del primo capitolo della nuova era targata DHG, e il 2007, quando Supervillain Outcast venne pubblicato, la band guidata da Vicotnik sembrava scomparsa dai radar della produzione discografica. Una volta gettata la loro bomba atomica di gelida elettronica, parevano essersi rintanati in qualche oscuro angolo del mondo. Ma poi, finalmente, le chitarre disumane di Yusef Parvez, il nome che si cela dietro il sinistro alias di Vicotnik, sono tornate a tormentare le menti del pubblico aperto alla sperimentazione nella musica estrema. E lo hanno fatto con un'opera che si pone in continuità con quanto udito otto anni prima.
Supervillain Outcast non è un nuovo punto di svolta, come lo era stato il lavoro precedente e come lo sarà il successivo A Umbra Omega (che si è fatto attendere, anch'esso, altri otto anni). Il quarto full length firmato DHG, che per la prima volta non porta con sé lo sgraziato Aldrahn come lead singer ma Kvohst, eredita dalla precedente fatica l'elemento elettronico che qui, tuttavia, si declina differentemente. Se in 666 International si è avuto modo di udire impulsi cibernetici incastrarsi con folle perfezione alle sfuriate black metal, ora questo ingrediente astruso assume la forma di degradati bassifondi di squallide città industriali, grigie e senza vita, tetre e violente.

Si comincia con Dushman, una breve introduzione strumentale dal perverso retrogusto circense, che sfocia nell'improvvisa violenza di Vendetta Assassin, il cui inizio è puro sfogo malsano e distruttivo, tessuto dal tremolo picking di Vicotnik, dal blast beat di Czral e dal gracchiante scream del nuovo cantante britannico. Ma questo è solo un assaggio dell'abrasività che caratterizzerà il prosieguo del disco. Vendetta Assassin è, nella sua bizzarria, un brano piuttosto tradizionale. Ma con la successiva The Snuff Dreams Are Made of si comincia la vera e propria immersione in quelle atmosfere soffocanti e venefiche che si svilupperanno nel corso dei minuti seguenti. Dopo un riff solido e logorante che apre le danze, la batteria schizzata e la componente elettronica, che "si infila sotto la vostra pelle, come un cazzo di virus", si aggregano a questa sinfonia di smog e inquinamento. Usciamo intossicati, avvelenati, malconci dall'ascolto di questo brano, che si chiude con una sinistra e angosciante sezione nella quale la voce abbandona il cantato ruvido lasciandosi andare ad uno pulito e squilibrato,. Ma c'è possibilità di ripresa, perché i Dødheimsgard hanno deciso, con Supervillain Outcast, di sterminare ogni possibilità di benessere psichico.
La cavalcata riprende, dunque, immediatamente con la logorante Horrorizon, nella quale l'elemento industrial si fa leggermente da parte, relegandosi sullo sfondo, con tessuti quasi ambient, mentre gli strumenti di tortura di Vicotnik & co. si divertono ad erodere l'ascoltatore, tra riff che gli franano addosso e la batteria che pugnala alla velocità della luce la sua materia cerebrale. Foe X Foe parte a mille e vede il ritorno delle pennellate elettroniche, che contribuiscono a dipingere la colonna sonora di un incubo ad occhi aperti. Gli impulsi riverberati che accompagnano la solida componente ritmica dei ritornelli proiettano immagini di paesaggi desolati, dominati da colossi di metallo inquinanti che ormai hanno sterminato il genere umano.
Forse mossa da umana pietà, a questo punto del disco la band concede all'ascoltatore un minuto di tempo per riguadagnare il controllo sulla propria mente, con un intermezzo ambientale, invero deboluccio, Secret Identity. Ma, più probabilmente, non si è trattato di pietà quanto, piuttosto, di perverso sadismo: un ingannevole istante di riposo prima di tornare alla carica con uno degli highlights del disco, The Vile Delinquents. Questo è tra i brani più negativi ed oscuri della carriera dei Dødheimsgard, pura manifestazione di malvagità e nichilismo. In ogni sua componente, sia essa musicale o lirica, assistiamo ad un buco nero, ci avviciniamo all'orizzonte degli eventi per venir assorbiti nell'infinita oscurità di questo brano, che, più di ogni altro presente nel disco, troverà eco nel successivo album, A Umbra Omega. C'è dello spietato cinismo, o del rassegnato realismo a seconda della Weltanschauung di chi si trovi a leggerle, nelle parole scritte da Kvohst ("Simultaneous international crucifixion/nailed to each others fantasies/brains blown out across the universe/mass merchandise of your emotions"), che si riflette nel riffing più schizofrenico dell'intero album e nell'ingombrante ed asfissiante elettronica che, come un sacchetto di plastica attorno alla testa, soffoca l'ascoltatore. I cambi di tempo stordiscono come pugni di Mike Tyson, la voce corrode come acido. The Vile Delinquents è un vero e proprio tentato omicidio ai danni dell'ascoltatore. Il quale non può che accettare la propria tortura, accoglierla e farla propria. Siamo in una prigione nella quale vogliamo essere prigionieri. La tetra negatività del brano si prolunga nel prossimo, meno efficace ma non per questo meno bello, Unaltered Beast: proseguono così le percosse mentali, rendendo sempre più fondato il sospetto di vile sadismo della band racchiuso nel precedente, breve brano che ha aperto questa seconda parte di disco. Apocalypticism si apre con una gelida drum machine e si sviluppa come il brano maggiormente tinteggiato di industrial del disco, a tratti influenzato dal trip hop, che nella musica norvegese ha ricoperto un ruolo fondamentale: basti pensare alle evoluzioni di Ulver e Manes. La struttura è sorretta da un solido scheletro prepotentemente metal che, sul finire, si fa da parte, lasciando la scena, per gli istanti finali, alla sola elettronica: fredda, monotona, infettiva.
Si torna a respirare con un altro interludio ambient, Chrome Balaclava, nel quale cori maschili tengono l'ascoltatore -memore del trauma precedente- sulle spine. E infatti, puntuale come la Morte all'appuntamento con la propria vittima, giunge la valanga sonica di Ghostforce Soul Constrictor. Qui la distruttiva follia black metal si fonde, oltre alla ormai solita compagna industrial, a sonorità che lasciano dietro di sé l'odore marcescente di perversa musica dance: l'headbang irregolare di stampo DHG si accompagna ai balzi irrefrenabili dei più peccaminosi rave party. Con la successiva All Is Not Self, altro momento saliente del disco, il metal abbandona il palco, lasciando che tutte le luci si concentrino sui gelidi computer e sull'impersonale drum machine. Anche la voce, che nuovamente si produce in uno sbilenco cantato pulito, unico strumento veramente e puramente umano, perde la propria umanità, avvizzita e spersonalizzata dal contorno cibernetico ed angosciante. Supervillain Serum, il cui incipit si colloca nel punto di intersezione tra black, death e thrash metal, prosegue il discorso musicale di Ghostforce Soul Constrictor, risultando, con ciò, meno riuscita perché, in qualche modo, già udita, pur serbando momenti di grandissima artisticità.

Ultimo momento di quiete prima del gran finale, Cellar Door rispolvera i cori e le sonorità dei precedenti interludi, aprendo la strada all'ultimo, straordinario capitolo dell'album. 21st Century Devil, introdotto da una gelida sequenza elettronica, è la summa di tutto quanto finora sentito. È la sintesi del discorso musicale condotto dai Dødheimsgard con Supervillain Outcast, un disco che storicamente è, senza dubbio alcuno, meno rilevante del precedente ma che a questo non ha assolutamente nulla da invidiare. Otto anni di silenzio sono lunghi. Ma, con un risultato simile, il sacrificio dell'attesa è più che giustificato.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
Macca
Giovedì 28 Maggio 2020, 14.41.47
3
Anche a me non ha mai convinto appieno. L'ho un pò rivalutato (in positivo) nel tempo, anche se l'ho ascoltato meno sia di A Umbra Omega che del precedente (che per me è il loro capolavoro).
Zess
Giovedì 28 Maggio 2020, 11.59.27
2
All'epoca dell'uscita non lo apprezzai, col tempo invece cambiai totalmente idea.
Aceshigh
Martedì 26 Maggio 2020, 17.14.58
1
Che dire... per me, malgrado la sporadicità delle uscite, non hanno sbagliato un album, a prescindere dalla loro evoluzione/declinazione stilistica. Questo non fa eccezione, un grande album, geniale. Foe X Foe, Apocalypticism e la conclusiva 21st Century Devil le mie preferite. L’85 ci sta tutto.
INFORMAZIONI
2007
Moonfog Productions
Avantgarde
Tracklist
1. Dushman
2. Vendetta Assassin
3. The Snuff Dreams Are Made of
4. Horrorizon
5. Foe X Foe
6. Secret Identity
7. The Vile Delinquents
8. Unaltered Beast
9. Apocalypticism
10. Chrome Balaclava
11. Ghostforce Soul Constrictor
12. All Is Not Self
13. Supervillain Serum
14. Cellar Door
15. 21st Century Devil
Line Up
Khvost (Voce)
Vicotnik (Chitarra, Elettronica, Voce aggiunta nelle tracce 4, 8 e 13)
Thrawn Hellspawn (Chitarra, Voce aggiunta nelle tracce 7, 8 e 13)
Clandestine (Basso)
Czral (Batteria)

Musicisti ospiti:
Aldrahn (Voce aggiunta nelle tracce 5 e 11)
 
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