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Abysmal Dawn - Phylogenesis
28/05/2020
( 642 letture )
Come tanti gruppi death metal del nuovo millennio, gli Abysmal Dawn pagano pegno di essersi formati troppo tardi. Da sempre alfieri di un death metal veloce, brutale, tecnico e abbastanza derivativo di Cannibal Corpse e , il gruppo impiegò vari anni per registrare il loro debutto To Ashes nel 2006 e altri ancora per farsi un nome nella scena statunitense, dove gruppi del genere affollano ogni metropoli. Dopo continui tour in Nord America con Six Feet Under e Decapitated e altrettanti con i già citati Cannibal Corpse e i meno sconosciuti Loudblast, Charles Elliott aprì un proprio studio di registrazione producendo gli ultimi due lavori del suo gruppo. I risultati di tanti lavoro (e dell’entrata di due nuovi membri, chitarrista e batterista), sono un aumento del comparto tecnico, già presente in Obsolescence e espanso ancora di più con quest’ultimo Phylogenesis.

Come in ogni disco death che si rispetti, troviamo le tipiche tracce a base di blast-beat e breakdown più lenti che dettano il corso dell’album (Mundane Existence, The Path of the Totalitarian, True to the Blind), ma Hedonistic include anche dei riff più psichedelici dove, oltre ai consueti giri cromatici e diminuiti, troviamo anche accordi minori e modi frigi che mostrano chiare influenze dai Behemoth. Coerced Evolution invece si basa per tutta la durata su un andamento ondeggiante che anche gruppi come i Whitechapel sfrutterebbero per il songwriting, esplodendo solo nel finale: di nota gli assoli di chitarra, il cui fraseggio ricorda molto il mai dimenticato Alex Skolnick. La seconda metà del disco ripete pressoché gli stessi stilemi della prima, anche se Soul‐Sick Nation e The Lament Configuration risultano più atipiche. La prima è decisamente più lenta e groove (ad eccezione di blast-beat in sestine attorno a metà traccia), anche grazie alla sperimentazione con l’uso di chitarre a sette corde in La acquistate per l’occasione del nuovo album: il chitarrista degli Unleashed Fredrik Folkare ha anche registrato un assolo in questa traccia come ospite. La seconda va diretta nel mosh più puro, stavolta senza mai includere cambi di tempo. Cattiva la scelta di chiudere l’edizione digipack del disco con una cover di Flattening of Emotions dei Death, poiché non è quasi per nulla differente dall’originale: sarebbe stato meglio inserire invece una delle outtake che, secondo Charles Elliot, saranno pubblicate in futuro sotto forma di EP. La produzione, opera dello stesso Elliot, è molto curata, e da la giusta risonanza ai bassi senza trascurare troppo gli acuti, anche se l’uso di arrangiamenti multipli e di separazione dei canali non fornisce grande personalità.

Le tagline promozionali dell’album affermano che “il futuro del death metal è in buone mani”, ma in tempi di coronavirus, ogni dubbio è lecito. Del resto, gli Abysmal Dawn non puntano di certo a mescolare le carte in tavola o a spingere oltre i confini del genere: risultano onesti, prevedibili ma anche abbastanza convincenti per il fan medio del death. Sono ormai da considerarsi veterani, e Phylogenesis è una testimonianza della loro posizione. Un peccato che la stessa cosa si possa di dire di almeno un centinaio di band dello stesso genere fondate nel nuovo millennio oltre a loro solo negli Stati Uniti.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
67.5 su 4 voti [ VOTA]
Anders
Domenica 31 Maggio 2020, 9.43.22
1
Un appunto: "il cui fraseggio ricorda molto il mai dimenticato Alex Skolnic(k)"... mica è morto!
INFORMAZIONI
2020
Season of Mist
Technical Death Metal
Tracklist
1. Mundane Existence
2. The Path of the Totalitarian
3. Hedonistic
4. A Speck in the Fabric of Eternity
5. Coerced Evolution
6. True to the Blind
7. Soul‐Sick Nation
8. The Lament Configuration
9. Flattening of Emotions (Death cover)
Line Up
Charles Elliott (Voce, chitarra, campionamenti)
Vito Petroni (Chitarra)
V. Santura (Chitarra)
Eliseo Garcia (Basso, voce)
James Coppolino (Batteria)

Musicisti ospiti:

Fredrik Folkare (Chitarra, traccia 7)
 
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