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Joe Jackson - Fast Forward
31/05/2020
( 380 letture )
Joe Jackson: un artista cui ben si addice l'aggettivo “poliedrico”; giacché il nostro, nella sua carriera pluridecennale, si è cimentato con i generi più disparati, dal pop al punk, passando per la new wave, il jazz, il rock, senza porsi mai alcun vero e proprio limite; l'unico limite, ci direbbe sicuramente lui, è quello che noi stessi ci poniamo. Ne ha fatta tanta di strada il 65enne musicista britannico dall'esordio targato 1979, ma anche da Night and Day, forse il suo capolavoro, risalente al 1982. Eppure, è ancora qua, pronto a farci sognare e, perché no, a spiazzarci regolarmente tramite la sua affascinante arte.

L'album di cui ci occupiamo di oggi, risalente al 2015, dimostra ancora una volta quanto poco Joe Jackson faccia rima con “normalità”: originariamente pensato per essere rilasciato in quattro momento diversi, mediante quattro EP, Fast Forward è un disco alquanto particolare, poiché ciascuna delle parti che lo compongono è stata registrata in quattro città differenti, ovviamente con quattro cast di musicisti differenti ad accompagnare il nostro. Ci sembra dunque opportuno analizzare una per una le parti che compongono il tutto.

NEW YORK
La prima parte di Fast Forward, registrata nella Grande Mela, la Città che non dorme mai, è estrosa, variegata così come la città che le fa da teatro: si inizia con la title-track, canzone elegante affidata alla voce ed al piano di Jackson, protagonisti assoluti, per poi passare ad un rock vagamente “eltonjohniano” con la bella e trascinante If It Wasn't For You; molto valida, qui, risulta essere la prestazione del bassista Graham Maby. See No Evil, cover dei Television, è il pezzo più rock del quartetto, con una gran prestazione del chitarrista Bill Frisell, che regala un tocco vintage, ma non per questo “vecchio” ad un omaggio ottimamente riuscito. Ci congediamo da New York tornando allo stile del primo brano, in una suggestiva chiusura del cerchio, che con le sue sonorità leggermente improntate all'elettronica ci conduce verso la seconda città.

AMSTERDAM
Se New York vedeva la presenza, discreta ma incisiva, di un solo violino, Amsterdam si bea della presenza di una mini-orchestra, impegnata con sassofono, tromba, viola, violini e violoncello: A Little Smile, pezzo dannatamente coinvolgente, nel quale per l'appunto fanno più volte capolino gli strumenti a corda, che danno al tutto un'atmosfera ariosa. Sempre i violini, ma anche la bellissima voce di Mitchell Sink nobilitano Far Away, canzone fra le più delicate, ma al tempo stesso più intense dell'album. So You Say è un vero e proprio soliloquio dell'artista britannico, dove il connubio fra voce e piano tocca vette elevatissime, prima di lasciare anche la briosa città olandese con Poor Thing, canzone pop dove il nostro, più che cantare, pare recitare su un palcoscenico.

BERLIN
Berlino, città che fece da sfondo anche ad un gruppo di indimenticabili album di David Bowie, non poteva che rappresentare una fonte di ispirazione ghiotta anche per Joe Jackson: è proprio con un brano vagamente “bowiano”, Junkie Diva, che si apre la porzione di Fast Forward ambientata in terra tedesca, prima che la bellissima If I Could See Your Face, inizialmente quasi orientaleggiante, ci porti su territori più cupi ed oscuri; il pezzo, basato su un tragico fatto di cronaca (una sedicenne afghana, che intendeva vivere secondo costumi occidentali, fu per questo motivo uccisa dal fratello), è indubbiamente uno degli apici dell'album, grazie anche ad uno splendido assolo alle tastiere del cantautore. The Blue Time ci porta fra le luci soffuse di un jazz club notturno, prima che anche Berlino ci saluti, a malincuore, con Good Bye Johnny, versione inglese di uno standard austro-tedesco ad opera del compositore Peter Kreuder.

NEW ORLEANS
Si torna negli Stati Uniti per la quarta, ultima parte di Fast Forward e la scelta non è casuale: New Orleans è storicamente terra natia del jazz ed era difficile che un artista amante del genere come il nostro non se ne facesse rapire. Neon Rain, un po' inaspettatamente, è rock allo stato puro (ricordate quando parlavamo della voglia di stupire da parte del 65enne?), ma Satellite ci porta ove immaginavamo, in languide atmosfere jazz, con un pizzico di funk a condire il tutto, mentre Keep on Dreaming ci accompagna nel soul, altro genere amato da Jackson. Si chiudono le danze ancora una volta in modo inaspettato, con Ode to Joy, un'inattesa versione world della celeberrima aria di Beethoven.

Di carne al fuoco, come avrete intuito, ce n'è davvero tantissima, ma del resto era difficile aspettarsi qualcosa di meno, dato il nome dell'artista coinvolto. Più complesso e stratificato, ma anche più convincente rispetto al precedente, più discontinuo The Duke, risalente a quattro anni prima, Fast Forward ci riconsegna un Joe Jackson in gran spolvero, che riprende a fare ciò per cui lo abbiamo sempre amato: scardinare i nostri preconcetti musicali, stupirci e, infine, farci sentire quasi stupidi per i suddetti preconcetti.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
55 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2015
Caroline Records/Universal Records
Jazz
Tracklist
New York
1. Fast Forward
2. If It Wasn't For You
3. See No Evil
4. Kings of the City

Amsterdam
5. A Little Smile
6. Far Away
7. So You Say
8. Poor Thing

Berlin
9. Junkie Diva
10. If I Could See Your Face
11. The Blue Time
12. Good Bye Jonny

New Orleans
13. Neon Rain
14. Satellite
15. Keep on Dreaming
16. Ode to Joy
Line Up
Joe Jackson (Voce, Piano, Tastiere)

New York
Bill Frisell (Chitarra)
Regina Carter (Violino)
Graham Maby (Basso)
Brian Blade (Batteria)

Amsterdam
Mitchell Sink (Voce)
Aram Kersbergen (Basso)
Benedikt Enzler (Violoncello)
Guido Nijs (Sassofono)
Jan Van Duikeren (Tromba)
Edith Van Moergastel (Viola)
Borika Van Den Booren (Violino)
Michael Waterman (Violino)
Stefan Kruger (Batteria)
Claus Tofft (Percussioni)

Berlino
Dirk Berger (Chitarra)
Markus Ehrlich (Sassofono)
Dima Bondarev (Tromba)
Greg Cohe (Basso)
Earl Harvin (Batteria)

New Orleans
Jeffrey Raines (Chitarra)
Donald Harrison, Jr. (Sassofono)
Big Sam Williams (Trombone)
John Michael Bradford (Tromba)
Robert Mercurio (Basso)
Stanton Moore (Batteria)
 
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