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Nicumo - Inertia
31/05/2020
( 822 letture )
Un anno questo 2020 che difficilmente dimenticheremo e che, per quanto questo possa risultare significativo di fronte agli ancora adesso incredibili e surreali scenari con i quali l’umanità va confrontandosi da qualche mese, forse addirittura solo il prodromo di qualcosa di ancora più grande a venire, sta regalando, almeno dal lato musicale, diverse importanti soddisfazioni agli amanti delle sonorità decadenti, notturne e malinconiche del gothic lato doom. Ad aggiungersi alla lunga lista di uscite interessanti o anche molto più che interessanti, arrivano a fine marzo i finnici Nicumo, col loro terzo album Inertia. Formati ormai tredici anni fa, i ragazzi scandinavi non hanno brillato per prolificità pubblicando il primo album, The End of Silence, nel 2013, seguito da Storms Arise nel 2017. Uscite queste che avevano già attirato l’attenzione, mettendo in luce la piacevole e riuscita commistione di sonorità gothic, death/doom, alternative e le venature malinconiche del cantato, che non disdegna passaggi in growl a rafforzare le prevalenti melodie in pulito. Inertia si presenta come un’ulteriore progressione compiuta dalla band, sotto tutti i punti di vista e la inquietante quanto riuscita copertina ci fa capire benissimo l’atmosfera che ci attende nel disco.

Siamo al cospetto di un album che presenta un’atmosfera costante e che, lentamente, brano dopo brano sembra davvero impossessarsi dello spettro sonoro quanto di quello emotivo, come una nebbia caliginosa che pervade lentamente quanto inarrestabilmente tutto lo scenario, finendo per ricoprire tutto. La malinconia regna sovrana nelle tracce di Inertia, ma la bravura dei Nicumo sta nel modo in cui questo sentimento viene coniugato all’interno dell’album con qualità compositivo/esecutive decisamente superiori alla media. Si potrebbe dire che musicalmente il gruppo si aggrappa alla scia di Katatonia e Amorphis, ma le evidenti quanto pervasive venature gothic riescono nel compito di rendere le canzoni sempre melodicamente molto accattivanti. In effetti, ascoltando l’opener Three Pyres si ha quasi subito l’impressione di avere di fronte un album “ruffiano”, se è possibile utilizzare una simile parola, che ricorda quasi le uscite di H.I.M. o addirittura dei The Rasmus, anche per il pulito baritonale di Hannu Karppinen e per l’utilizzo intelligente e non troppo invasivo delle tastiere. Eppure, proseguendo nell’ascolto, per quanto la componente melodica resti assolutamente in primo piano, si arriva presto a percepire quanto in realtà l’ottundimento degli spigoli tipici del death/doom gotico sia volto ad enfatizzare appunto l’aspetto malinconico e decadente, modernizzando sì la proposta e rendendola anche molto fruibile, ma non per questo scegliendo soluzioni “facili” ed esplicitamente radiofoniche. Niente di male in questo, in ogni caso: solo che non è la strada scelta dai Nicumo. Il gruppo infatti non rinuncia affatto alla potenza del metal tout-court e non arriva mai pienamente alla vena rock, pur sfiorandola in più di un’occasione. I brani sono generalmente tutti attorno ai quattro/cinque minuti, con la sola eccezione della conclusiva Black Wolf, che sfiora i sette. Le composizioni sono curatissime, ricche di sovraincisioni di chitarre, che contribuiscono ad allargare lo spettro sonoro e in particolare le venature romantiche e -ancora- malinconiche della musica con numerosi fraseggi e assoli sempre mirati e perfettamente incastonati nelle composizioni, così come alcuni passaggi che rimandano addirittura al black metal, puntualmente sottolineati dai cambi di tecnica vocale da Karppinen. A tal riguardo, tutte molto belle le linee vocali, altro punto centrale delle canzoni, così come curatissimo il lavoro della sezione ritmica, decisamente vivace e puntuale, con un grandissimo lavoro del basso di Sami Kotila in primo piano anche nel mix e autore di pregevoli interventi anche non propriamente metal e di una spinta dinamica affatto comune nel genere. L’album è decisamente compatto da un punto di vista espressivo, forse per certi versi anche troppo ed è per questo non facile identificare episodi che spicchino in modo particolare, dato che ogni traccia presenta qualcosa di caratterizzante e capace di attirare l’attenzione. Ad esempio, la conclusiva Black Wolf potrebbe sembrare in tutto e per tutto un brano degli A Perfect Circle per intensità emotiva e per la particolare vicinanza allo stile melodico di Maynard James Keenan sfoggiata in questo caso da Karppinen, così come l’alternanza di arpeggi e parti in distorto cattura emotivamente l’ascoltatore, con sempre il costante sfondo delle tastiere ad enfatizzare il tutto, fino allo sfoggio del growl e al ritorno a sonorità metal a metà brano. Validissime le due tracce iniziali, con Three Pyres a svolgere perfettamente il proprio ruolo di opener, con tanto di progressione aggressiva e growl/scream, fino all’accelerazione che libera il bell’assolo, mentre Dark Rivers carica di una maggiore dinamico e di un impatto dei riff più arrembante, confermando comunque la cura maniacale con la quale tutti i brani sono stati concepiti, strapieni di passaggi e cambi di atmosfera. Ma il punto più alto della prima parte del disco è senz’altro Same Blood, quasi una ballata, con degli interventi di sassofono che ne elevano l’impatto emotivo a livelli altissimi. Viene voglia di gridare al capolavoro. Ma, appunto, ogni brano ha un suo spunto o qualcosa di rimarchevole, prendiamo il bel riff e la perfetta linea melodica di Witch Hunt o il grandioso lancio dell’assolo, piuttosto che l’alternanza di potenza e melodia che, ancora, richiama i Tool di Tree of Life o l’aggressività della strofa di Who You Are che si scontra perfettamente col ritornello ruffianissimo e l’ennesima grande prova di tutta la band, fino al ritornello anthemico di Time Won’t Heal, con il pulsante e quasi funk basso in sottofondo.

Terzo album ai limiti della perfezione per i Nicumo -a proposito, il nome di per sé non significa nulla, per ammissione della stessa band, alla ricerca unicamente di un monicker che suonasse bene. L’unico difetto riscontrabile risiede nella grande omogeneità delle atmosfere evocate da Inertia che finisce per rendere a volte l’ascolto una vera e propria immersione, nella quale affiorano via via i particolari che poi aiutano a identificare le singole tracce. Difficile però capire se questa uniformità non sia in realtà voluta e ricercata e proprio per questo la band abbia così tanto insistito sulla cesellatura dei singoli brani, per dare a ciascuno un qualcosa o anche più di qualcosa che lo facesse risaltare rispetto agli altri. Ad ogni modo, si tratta di nove tracce una più bella dell’altra e si arriva in fondo all’ascolto con grande velocità, con una qualità complessiva che è semplicemente impossibile non percepire in maniera chiara e indelebile. La capacità dei Nicumo di cogliere e amalgamare le diverse influenze e piegarle ai propri alti livelli compositivi, tecnici ed espressivi, fa di Inertia uno dei dischi protagonisti assoluti di questa prima metà dell’anno, seppure molto spinto sul lato melodico. Passati i piccoli scogli, resta un album molto bello ed emozionante, fortemente consigliato e quasi obbligatorio se si ricercano questo tipo di atmosfere.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
82.5 su 2 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Giovedì 4 Giugno 2020, 14.00.01
4
L'ho ascoltato solo una volta e mi ha già coinvolto non poco. Tra l'altro, qui a Venezia piove ed è l'atmosfera giusta per queste canzoni cariche di romanticismo e una sottile malinconia di fondo. Mi era piaciuto molto il precedente Storm Arise ma penso che questo lo superi di molto. Stasera, mi farà compagnia con delle Ribolle Gialle del Friuli e penso sarà azzeccato. Ottima anche la recensione che ha colto in pieno il senso del disco. Au revoir.
Altered
Mercoledì 3 Giugno 2020, 12.38.25
3
Speravo di poter recuperare qualche nuova band scandinava che proponesse un genere simile a quello dei Katatonia e l'aver letto questa bella recensione mi ha spinto ad ascoltare il lavoro dei Nicumo. È un disco davvero raffinato, ben scritto, equilibrato nei suoni, ho apprezzato particolarmente le sfuriate dei ritornelli fino al culmine degli assoli, fantastici, davvero super espressivi e mai messi li come semplici abbellimenti. Come specificato dal recensore non è facile estrapolare una traccia "esemplare", in quanto tutte riescono a conferire quell'atmosfera cupa, così densamente colma dell'anima malinconica di questi gruppi nordeuropei. Personalmente ho amato moltissimo Same Blood ma anche la conclusiva Black Wolf mi ha trasmesso tanto. Concludo sulla prestazione del cantante, davvero ottimo sia nel pulito che nello sporco, l'alternanza fra i due stili era bilanciata alla perfezione e per me, che non sono un amante di un disco cantato interamente in growl, questo aspetto è fondamentale quando ascolto. Grazie a voi da oggi li seguo e andrò a recuperarmi anche la prima uscita! 80/100
Lizard
Lunedì 1 Giugno 2020, 12.46.28
2
Ciao Graziano! Concordo sul fatto che meriterebbero molte attenzioni! Ti andrebbe di scrivermi alla mail che trovi nella pagina staff? Volevo chiederti una cosa, se ti va grazie
Graziano
Lunedì 1 Giugno 2020, 12.38.15
1
Tony Hadley alla voce. Band favolosa, non capisco perchè facciano così fatica ad avere promozione e distribuzione adeguate. Storms Arise è un disco strepitoso.
INFORMAZIONI
2020
Inverse Records
Gothic
Tracklist
1. Three Pyres
2. Dark Rivers
3. Same Blood
4. Witch Hunt
5. Tree of Life
6. Mother and the Snake
7. Who You Are
8. Time Won't Heal
9. Black Wolf
Line Up
Hannu Karppinen (Voce)
Atte Jääskelä (Chitarra)
Tapio Anttiroiko (Chitarra)
Sami Kotila (Basso)
Aki Pusa (Batteria, Percussioni)
 
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