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Paradise Lost - Obsidian
03/06/2020
( 3603 letture )
"Trentadue anni e non sentirli": potrebbe essere questo il titolo di questa recensione, poche parole che sintetizzano al meglio ciò leggerete in forma estesa andando avanti. Obsidian è il sedicesimo monolite che i Paradise Lost piantano saldamente nella loro discografia, e lo fanno con una determinazione neanche lontanamente scalfita dal tempo che passa. La prima cosa che salta subito sia all'occhio che all'orecchio riguardo a questo disco è sicuramente la minuziosa cura che è stata dedicata ad ogni suo singolo elemento costituente. Un artwork che lascia poco spazio a interpretazioni funge da manifesto, miscelando in un'unica soluzione buona parte degli elementi estetici che ci si aspetta dal genere. Bella, pulita e studiata nella composizione, riesce a non rendere stucchevoli tutta una serie di icone ricorrenti nelle tetre fantasie alla vittoriana maniera, e sia teschi che motivi floreali sono lungi dal sembrare l'ennesima e scontata accozzaglia di cliché cupi e deprimenti. Quello che viene in mente osservando la copertina quindi, è un implicito senso di sicurezza sulla serietà e la qualità di quanto ci aspetta in questo disco.

I primi accenni, praticamente sussurrati, nascono dalle corde appena pizzicate della chitarra, e da un canto pulito, semplice ma evocativo. Il passaggio spontaneo al growl, alle fugaci arcate degli archi e a un mid tempo ben sostenuto fanno di Darker Thoughts l'apertura modello, che ben presenta i caratteri salienti e generali dell'opera, con un giusto dosaggio tra tempi di carica e di sviluppo. Già da qui inoltre si avverte scrupolosa attenzione alla dinamica delle sezioni e degli strumenti, alla stratificazione dei livelli e al dialogo implicito che si forma tra tecnica e contenuto. Nonostante non vi siano azzardi che stravolgano gli stilemi, grazie a una produzione eccelsa e a un songwriting brillante e sentito, ogni traccia di Obsidian possiede una propria identità, senza tuttavia sviare dal tetro coro articolato dal loro susseguirsi. I vari tipi di canto, dai più corali e riverberati ai più aggressivi e ruvidi, si incastonano sempre alla perfezione tra le trame degli strumenti, ognuno inserito al posto giusto e al momento giusto. Gli stridori delle chitarre e il flusso ininterrotto del basso in canzoni come Ghosts riescono ad essere d'effetto nella loro semplicità, e permettono alle sezioni più particolari di rimanere meglio impresse, in questo modo si instaura sempre più la convinzione di aver a che fare con ottimi brani costellati da momenti ancora più sorprendenti. Nick Holmes riesce con la sua voce ad immedesimarsi e a restituire una moltitudine di figure, di entità che si plasmano tra fumose reminiscenze e vecchi rimpianti, contribuendo così ad alimentare la varietà e la personalità di ogni brano. I cori iniziali di Forsaken sono forse il miglior momento in cui è possibile constatare a livello microscopico il livello di cura per i dettagli che in Obsidian si estendono anche al macroscopico. Al contrario di una brutta corrente di pensiero che vede l'impiego di synth pad e choir come tappeti poco curati, quasi zerbini, asserviti alle componenti più distorte e brutali dei brani, la dinamicità e la stratigrafia del coro in questo brano rappresentano una metonimia per quello che è stato l'approccio complessivo verso l'opera. Una grande attenzione ai dettagli e molta professionalità è probabilmente la formula vincente per molte band ormai storiche, che devono affrontare l'annosa questione del doversi reinventare, alle volte stravolgendosi. Per questo, i Paradise Lost decidono di puntare sull'integrità e prendendo il loro lavoro con passione e serietà sono stati decisamente premiati. Riascoltare il disco più volte non stanca e anzi, rischia di diventare ogni volta sempre più efficace. Ciò è probabilmente dovuto alla stratificazione dei livelli, che tra i loro interstizi nascondono sempre un qualcosa di più che necessita di molteplici ripetizioni per poter balzare all'udito. Nonostante non ci sia un concept esplicito che leghi i brani, il transitare ordinato delle tracce è caratterizzato comunque da una certa sequenzialità che ci si sente di dover rispettare. Le sezioni ritmiche della batteria sono quelle che più di ogni cosa contribuiscono alla forte dinamicità del suono, capaci di creare lo spazio e le camere in cui gli altri strumenti son liberi di muoversi e danzare, come sul rullare di Ending Days o gli incalzanti battiti dei tom in Hopes Die Young. Durante tutto l'album è poi presente un certo senso di solennità, principalmente dovuto alle variazioni sul tema del cantato, che non risulta mai stucchevole o esagerato, creando così atmosfere pienamente all'altezza delle aspettative.

Obsidian quindi non fatica minimamente a catturare fin da subito l'attenzione dell'ascoltatore e a riesce a mantenerla senza farla scendere mai, nemmeno per un minuto. Le parti più cadenzate e regolari sono belle da ascoltare a ripetizione, con un songwriting intelligente, che sa quando inserire i principali sprazzi di creatività. Inoltre, senza tener conto dell'eccellenza nella produzione e nell'esecuzione, Obsidian riesce a farsi prendere sul serio, non scade in auto-citazionismo o nel trasmettere una visione superficiale dei temi trattati, riesce ad essere profondo, essenziale, e ricco quando serve. I Paradise Lost sembrano tutto tranne che persi, guidati da una vena d'ispirazione a trent'anni ancora inesaurita, e temprati da una lunga carriera in cui hanno saputo raccogliere i frutti della maturità. Con tutto quello che è stato prodotto negli anni, si è sempre più costretti ad affrontare il muro del già detto, del già sentito, del già fatto. Forse è anche a questo che è dovuto il nome dell'album, perché nella cristalloterapia questo materiale è considerato un catalizzatore per scovare i problemi che si celano dietro uno stato di sofferenza, tema dell'album, e a trovare la via per scoprire cose nuove, e quindi il senso di quest'album. La riflessione sulle proprie azioni e sulle conseguenze è un tema infatti presente in Obsidian, e per quanto non è possibile sapere a che livello si assesti questo stato conflittuale in ognuno di noi, i Paradise Lost riescono con questo disco a restituirci un'affascinante rappresentazione di questo tumulto grazie alla musica, linguaggio che il più delle volte possiede una taumaturgia impossibile da replicare in altre maniere.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
80.33 su 87 voti [ VOTA]
Variago
Venerdì 24 Luglio 2020, 11.24.59
53
Finalmente ascoltato. Bello, ma non bello come speravo e come facevano presagire commenti e recensioni. Comunque, bello e grandissima band, della quale è difficile stancarsi.
Rob Fleming
Sabato 27 Giugno 2020, 17.17.53
52
Penso che ognuno di noi abbia i "suoi" gruppi, quelli scoperti in tempo reale e con i quali è cresciuto in parallelo. I Paradise Lost, per me, sono tra questi. Iniziai con il doom di Shades of God e ho continuato. Questo disco per me è una sorta di best of. Inteso come summa di tutti i loro stili, ma con canzoni inedite. Ci trovo dentro tutta la loro carriera, dagli inizi Death/doom che forgiarono un sotto genere, il Gothic; il periodo Icon/Draconian Times, quello synth...Ghosts (Sisters of mercy style...godo); Forsaken, Hope dies Young, Darker thoughts, Fall from grace sono pura goduria. Di gran lunga meglio di Medusa, per me tra i più belli della loro carriera. 85
LUCIO 77
Giovedì 18 Giugno 2020, 22.12.37
51
I Cure che Gruppo! Just like heaven è una delle mie canzoni preferite in assoluto.. Non male la versione dei Dinosaur Jr..
Zoran
Giovedì 18 Giugno 2020, 19.45.10
50
Suonano un po' come i Cure
L.K.
Martedì 16 Giugno 2020, 20.34.00
49
Gradita conferma di una band che ancora una volta riesce a stupire senza pur inventare nulla di nuovo. Lunga vita ai Paradise Lost!
Bacon Apocalypse
Sabato 13 Giugno 2020, 18.13.16
48
Dopo quasi una settimana non solo confermo la mia soddisfazione di questo album, ma ad ogni ascolto cresce sempre di più, sicuramente una delle mie 10 top band preferite
LUCIO 77
Venerdì 12 Giugno 2020, 21.14.46
47
La mia conoscenza dei Paradise Lost si è fermata ad Icon.. Sono cambiati tanto o sono ancora loro? La voce simil Hetfield mi faceva impressione comunque...
Tino
Venerdì 12 Giugno 2020, 18.57.18
46
Di mezz'età
victory
Venerdì 12 Giugno 2020, 18.33.21
45
@Arkan: arzilli vecchietti? sono sotto i 50 anni!
Arkan
Venerdì 12 Giugno 2020, 17.05.04
44
Una perizia tecnica e compositiva maturata in anni di sculture sonore pregne di decadenza e romanticismo che fungono da ideale contrappunto alle opere dei loro grandi conterranei quali Milton, Blake, Coleridge, Keats, Thomas e Wordsworth. Tra i pochissimi gruppi in grado di reinventarsi all'insegna della continuità, suonando sempre freschi e attuali pur mantenendo un trademark tipicamente novantiano. La classe immensa a disposizione di questi arzilli vecchietti emerge prepotente in ogni loro singola uscita, e questo nuovo capitolo della loro straordinaria carriera non è che l'ultima gemma da aggiungere ad un crepuscolare diadema di rara bellezza.
Mic
Venerdì 12 Giugno 2020, 12.07.52
43
Ascoltato più volte. Strano. Mi rendo conto che è un buon disco ma non mi prende
Le Marquis de Fremont
Giovedì 11 Giugno 2020, 15.16.07
42
Era da parecchio che non li seguivo. Ho dato un ascolto distratto e mi ha colpito. Approfondendo è veramente un ottimo disco. Non c'è un filler o un calo di tensione anche se qualcuno parla di una ottima prima parte, poi un calo. Non ho avuto questa impressione e Ending Days è una delle mie tracce preferite. Ottimo il sound delle chitarre. Devo rivedere le loro ultime uscite. Concordo con Monsieur Enry (post 18) che mentre i My Dying Bride non mi hanno preso, questo e Reflections dei Godthrymm sono eccellenti. Au revoir.
rob83
Mercoledì 10 Giugno 2020, 17.57.41
41
grande grande disco 90 sicuro altro che 86 del recensore the plague within e medusa non mi erano tanto piaciuti anche se ben suonati e piacevoli all'ascolto, ma questo fa paura!!!!!
Doom
Mercoledì 10 Giugno 2020, 12.46.47
40
Perfettamente in linea con il commento di Enry. Album davvero bello, che ridona quella varietà che era mancato nel seppur buono Medusa, che però rimaneva monotematico. La classe non è acqua. Finalmente un uscita "seria" da NB, dopo tutta la plastica che ci propina. 8 pieno.
Tino
Martedì 9 Giugno 2020, 20.00.26
39
Hai ragione Rob, sembra una domanda... conosco Stefano perché sono un ex lettore di metal shock, di flash poi e di rock hard adesso...
Shock
Martedì 9 Giugno 2020, 18.08.53
38
Magari è il Graz....😂
victory
Martedì 9 Giugno 2020, 16.58.55
37
@lizard: grazie mille,davvero. un abbraccio.
Rob Fleming
Martedì 9 Giugno 2020, 16.23.36
36
@tino, la punteggiatura ti ha fregato. Perché io sarei portato a dare per scontato che tu sappia chi sia Cerati.
tino
Martedì 9 Giugno 2020, 15.23.22
35
chi è stefano cerati?
Lizard
Martedì 9 Giugno 2020, 15.01.10
34
Quando vuoi
Victory
Martedì 9 Giugno 2020, 13.12.10
33
@Lizard. Ti ringrazio e sei gentile per l'offerta ma essendo redattore di un sito ben noto e collaboratore in altri due parecchio noti in campo nazionale (ovviamente tutti in ambito metal) devo declinare ma se nel futuro riuscirò a ritagliare del tempo dedicherò volentieri le miei trentennale esperienze pure a questo sito. Grazie ancora.
Punto Omega
Lunedì 8 Giugno 2020, 9.47.37
32
Altra nota: la recensione è veramente ben scritta, complimenti.
Punto Omega
Lunedì 8 Giugno 2020, 9.46.01
31
Disco molto buono, però fra le uscite recenti gli preferisco Tragic Idol e Plague Within. La parte iniziale è veramente sublime, fino a Forsaken l'album è un capolavoro, poi cala mantenendosi su buoni livelli. Le due bonus track mi sono sembrate dei filler. Ad ogni modo i Paradise Lost da In Requiem in poi hanno prodotto solo album eccellenti che in alcuni casi sono addirittura migliori di quelli considerati classici.
Lizard
Domenica 7 Giugno 2020, 18.26.08
30
Guarda Victory, in alto nella homepage c'è ancora il bando per diventare redattore, con i link per candidarsi. Sarà un piacere leggere le tue recensioni. EDIT vale naturalmente anche per Emanuela/pincopallo/Winston, magari quando avrà risolto i problemi di identità.
victory
Domenica 7 Giugno 2020, 17.53.19
29
dare 86 a questo disco (che è tuttavia un buon lavoro) sottolinea la mancanza di padronanza nella cultura generale dei paradise lost. Dare 86 a un disco del genere vuol dire dare 120 a draconian times e 110 ad iscon. Oppure 100 a pleague within. In questo sito purtrppo devo notare che le recensioni sono sempre piu di un livello qualitativo basso e fatte da persone, con tutto rispetto, che risultano impreparate e basano le proprie dicgiarazioni sull euforia del momento. La recensione poi risulta quantomeno approssimativa . un 76 è il giusto voto a un lavoro del genere.
Candal
Domenica 7 Giugno 2020, 17.10.57
28
Pomposo e forbito non son la stessa cosa, quindi posso tranquillamente essere pomposo senza usare espressioni forbite, quindi vorrei capire quali siano state le parole che te l’abbiano fatto pensare. Per quanto riguarda la facoltà di comprendonio non è assolutamente questione di mettersi su un piedistallo o meno, perchè dire “tante parole per non dire nulla” laddove è pieno di osservazioni semplici e chiare (soprattutto verso la fine) è semplicemente dire il falso, senza se e senza ma
Emanuela
Domenica 7 Giugno 2020, 15.48.34
27
Intanto, se mi è permesso, ti consiglio di non salire su di un piedistallo quando cerchi di dare una risposta... Perché anche tu sei un "signor nessuno" come tutti noi. Anche se spesso chi fa il critico tende ad esaltarsi. In seconda battuta, non riesco a capire cosa c'entri il cambio di genere (il che mi porta a pensare che non si abbiano le basi) e il fatto che bisogna adattare il proprio stile di scrittura a quello della musica di cui si parla. Un'altra cosa su cui dibattere sarebbe la capacità di comprendonio del lettore da te citata... Quando il problema, in questo caso, nasce dalle capacità di farsi capire dello scrittore. E non dai neuroni presenti nelle teste delle lettrici/lettori. Quali possono essere le "parole forbite" da me contestate, penso che tu lo sappia già da te. Dato che hai ammesso di essere stato pomposo...
Candal
Domenica 7 Giugno 2020, 15.08.42
26
@Emanuela per quanto riguarda le ultime due tracce le ho riportate ma non le affronto nella recensione perché nella promo che mi hanno inviato non erano presenti...le ho ascoltate comunque ma bene o male quanto già detto nella recensione vale anche per loro. Per quanto riguarda invece il lato “parole forbite”...potresti dirmi quali sono? Perché nonostante io possa accettare la critica di esser risultato un po’ troppo pomposo (è il primo album gothic che mi assegnano e nel cambiar registro avrò esagerato), non sto capendo come sia possibile dire che non si capisce cosa emerga dalla recensione. Soprattutto l’ultimo paragrafo sono solito usarlo come conclusione dove riassumo e tiro le somme di quanto argomentato senza troppi fronzoli, ma dire che non si capisce neanche dopo aver letto quello mi fa nascere dei dubbi sulla capacità di comprendonio del lettore. Versione ultra-abbordabile della recensione:”Ottimo album, alta qualità della produzione, brani non scontati, ispirato e sentito, bello anche dopo vari ascolti”. Tutto questo è detto in maniera abbastanza chiara, soprattutto alla fine
Emanuela
Domenica 7 Giugno 2020, 11.19.14
25
Tante parole forbite per non dire nulla... Io sinceramente non ho capito come suona questo disco al recensore e quali sensazioni gli trasmette. Se ci trova influenze (Sisters of Mercy?), come si colloca nella loro discografia, ecc Anche un accenno alle tracce bonus lo si poteva fare, dato che risultano sulla destra! Non so, penso che la parola debba essere al servizio del concetto. Dicono che altrimenti sia solo vanità...
L.p. Gruto
Sabato 6 Giugno 2020, 14.33.06
24
Sicuramente è un ottimo disco, ispirato e senza alcun filler. Magari non siamo ai livelli di ispirazione, senza andare troppo indietro nel tempo, di Tragic Idol o The Plague Within, ma il livello delle composizioni rimane comunque molto alto, e dopo 30 e passa anni di carriera scusate se è poco. Il fatto che qui si mescolino benissimo tutte le varie influenze riscontrabili nei dischi del passato per me è un valore aggiunto. Personalmente il disco era partito abbastanza in sordina (non c'è stato subito l'effetto wow) per poi crescere moltissimo mano a mano che aumentavano gli ascolti. Voto tra il 75 e l'80.
Bacon Apocalypse
Sabato 6 Giugno 2020, 10.36.02
23
Secondo me è pretendere troppo un capolavoro che snatura un album, a discapito che sia bello o brutto. In questo caso i Paradise Lost sono onesti con noi e con loro stessi, dopo 32 anni hanno sfornato album veramente di classe e mai simile al precedente o al successivo. Da quello che ascolto di loro da un anno ho apprezzato persino lavori come "Host" e "Symbol of Life" e non nego che anche "In Requiem" e l'omonimo album sono dei punti da non sottovalutare (non cito Believe in Nothing perché non sono riuscito ad approfondirlo, vedrò più in là di farlo) Tornando a questo album, ho notato che si sono soffermati molto sul periodo fine '90 e metà 2000, unendo però il death growl dei primi periodi. Medusa a me ha colpito parecchio, per quanto fosse pesante e difficile da arrivare verso la fine, questo album è più accessibile e magari da qui la band dà la possibilità a chiunque voglia conoscerli meglio. Un ottimo album assolutamente, non un capolavoro ma sicuramente un altro centro che la band di Halifax è riuscito a fare, Holmes & Mackintosh insuperabili Quando avrò la possibilità vedrò di comprarlo! (I Punti più alti ovviamente li raggiungiamo con le prime tre canzoni, Darker Thoughts una delle canzoni più belle della band del nuovo millennio) voto 80
Steelminded
Venerdì 5 Giugno 2020, 23.04.53
22
voto e recensione troppo generose per omaggiare um grande gruppo. Seclndo me album un po scontato e banale, anche se non brutto. L'ultimo lavoro di grande livello per me è The Plague Within. Wuesrione di gusto. Evviva!
Epic
Venerdì 5 Giugno 2020, 21.31.12
21
I PL sono per me una certezza. Anche in questo caso non si smentiscono, rilasciando un disco molto bello, non un capolavoro con potevano essere Tragic Idol e The Plague Within, che erano ispiratissimi, ma sicuramente migliore rispetto al pur bello Medusa che era troppo compatto e tutto uguale. Questo è più eterogeneo e si mantiene su livelli decisamente alti per tutta la durata. Voto 80
Shock
Venerdì 5 Giugno 2020, 20.56.40
20
Niente da fare: purtroppo non riesco più ad apprezzare gli inglesi. Se da una parte il precedente era monolitico, questo disco recupera le sonorità più gothic sia quelle più death/doom ma durante l'ascolto l'unica cosa che mi assale è la noia. Peccato.
Salvo
Venerdì 5 Giugno 2020, 12.11.42
19
Per me è uno degli allbum migliori che abbiano mai fatto. Un gran lavoro.
enry
Venerdì 5 Giugno 2020, 7.27.55
18
Una certezza fin dai primi anni '90, ormai compro senza neanche ascoltare. Se Medusa era destinato soprattutto ai fan della prima ora direi che Obsidian può accontentare un po' tutti. Prima parte del disco eccellente, con la seconda serve qualche ascolto in più, ma sinceramente non ho trovato neanche un filler. Diventa difficile fare classifiche con una band del genere,personalmente lo metterei sullo stesso livello di Tragic Idol e The Plague...In numeri 85 o giù di lì. Gran periodo per il genere, in pochi mesi questo, i MDB - piacevole ma non a questi livelli - e la sorpresa Godthrymm.
AL
Giovedì 4 Giugno 2020, 11.03.17
17
che disco! già dal primo ascolto mi ha preso di brutto. Le prime tre canzoni meravigliose e non ci sono filler. Alcuni pezzi hanno bisogno di diversi ascolti ma ne vale veramente la pena. Confermo il voto del recensore. Album superiore a Medusa e sui livello di Plague.
Aceshigh
Giovedì 4 Giugno 2020, 10.09.36
16
Gran bell’album, sicuramente. Capolavoro magari no, ma ad ogni modo questa band per me rappresenta una sicurezza ormai da più di dieci anni. I primi tre meravigliosi pezzi a mio avviso sono gli highlights del disco, che poi si assesta su livelli un po’ più bassi, ma comunque ottimi e soprattutto senza nessun filler (il che dopo decenni di attività è già di per sé un risultato a dir poco invidiabile). Più vario dei due precedenti: vero. Migliore? Non saprei... per i miei gusti quegli album erano e rimangono eccellenti. Rimando il confronto almeno al prossimo anno... Voto 83
Rob Fleming
Mercoledì 3 Giugno 2020, 23.18.16
15
Io lo sto metabolizzando e quindi non posso esprimermi in termini complessivi, ma le prime 4 canzoni a me paiono di un altro pianeta. E la varietà della proposta è qualcosa che non si sentiva da decenni
Sha
Mercoledì 3 Giugno 2020, 22.46.03
14
Mi sono approcciato all'album con grande entusiasmo, ma devo dire che poi mi si è un po' spento. Migliore degli ultimi due sicuramente, ma dopo i primi tre brani mi cala un bel po'. Darker Thoughts comunque è veramente favolosa...
davis
Mercoledì 3 Giugno 2020, 22.03.16
13
veramente un gran disco. Continuo ad ascoltarlo per la bellezza di numerosi pezzi. Indubbiamente uno dei più completi album del combo . Gran disco che arriva dopo due buoni album...
InvictuSteele
Mercoledì 3 Giugno 2020, 21.29.04
12
Grande album, migliore del precedente, che era troppo monolitico, ma peggiore, e di molto, del capolavoro The plague within. In Obsidian i PL mescolano tutti i generi che hanno fatto in carriera, e lo fanno alla grande, seppur in toni un po' inflazionati e con meno ispirazione del passato. Non è assolutamente un capolavoro, i brani sono tutti molto buoni ma senza picchi. Voto 77
MPS
Mercoledì 3 Giugno 2020, 19.41.15
11
11 pezzi + bonus forse uno solo al di sotto della media..comunque stratosferica!
Candal
Mercoledì 3 Giugno 2020, 19.06.51
10
@MH purtroppo sì, non puoi uscirtene con 4-5 righe in cui dici "tutt'appost uagliò, tutto bello tutto ben equalizzato bravi tutti". Per scrivere la recensione mi son dovuto far prestare anche il trucco e l'abbigliamento adatto sennò non entravo nella parte
MH
Mercoledì 3 Giugno 2020, 19.04.20
9
Disco sicuramente migliore dei 2 precedenti, perché più vario; al livello di Tragic Idol, tra i recenti. Per le recensioni dei gruppi "gothic" in senso ampio invece bisogna per forza essere iscritti a filosofia della letteratura classica, vero?
The Chosen One
Mercoledì 3 Giugno 2020, 17.49.23
8
Disco almeno da 90: potente, struggente, ma al tempo stesso, melodico e scorrevole
Buried Alive
Mercoledì 3 Giugno 2020, 17.39.13
7
Draconian Times è forse il mio preferito dei PL ma è più monocorde e "facile" che Obsidian. Altri tempi, altre sonorità più easy, altri Paradise Lost.
Buried Alive
Mercoledì 3 Giugno 2020, 17.36.40
6
Ah scusami Davvero, mi è parso ti riferissi al disco, sorry.
Guy
Mercoledì 3 Giugno 2020, 17.26.41
5
Si fa fatica ad arrivare alla fine della recensione, non del disco. Quello me lo sono goduto tutto quando è uscito! se questo è da 90 Icon e Draconian Tines valgono 250
Black Me Out
Mercoledì 3 Giugno 2020, 17.15.26
4
Condivido l'entusiasmo per questo album e l'ottima recensione, così come gran parte dei commenti che ho letto in giro sinora. Il disco ormai lo ascolto da un po' di settimane e ancora il giudizio non è chiarissimo per me: all'inizio l'entusiasmo era totale, tale che mi spingeva al continuo riascolto del disco; poi mano a mano la musica ha iniziato a perdere di longevità, tanto che ora ascolto giusto qualche episodio disparato e raramente l'intero disco. Forse sono anche saturo di ascolti, ma il problema generale di molti dischi attuali è la longevità, che è destinata spesso e volentieri ad essere brevissima, anche per esigenze di "mercato". Rimanendo sul genere a grandi linee, se l'ultimo dei My Dying Bride non mi è piaciuto affatto, l'ultimo dei Katatonia invece continua a "sfidarmi" sempre di più ad ogni ascolto, ovvero sono spinto ad ascoltarlo continuamente per cogliere quante più sfumature possibili, cosa che con Obsidian non mi sento spinto a fare, anche per colpa di una produzione talmente pulita e raffinata che toglie qualunque gusto all'orecchio, a mio parere. Rimane un gran bel disco, ma credo che il giudizio definitivo sarò in grado di esporlo tra qualche mese. Per ora mi aggiro intorno al 77 come voto.
Buried Alive
Mercoledì 3 Giugno 2020, 16.45.10
3
Chi fa fatica ad arrivare alla fine di un disco così, mi sa che ha totalmente sbagliato genere ed è meglio che si rivolga altrove. Senza polemica eh, ma ad esempio io mai mi metterei ad ascoltare l'ultimo dei Grave Digger solo per andare a dire la mia, so già che alla terza canzone chiudo e ciao. Comunque questo Obsidian è davvero un gran disco, 100% Paradise Lost a differenza del pur bello Medusa e dell'ottimo The Plague Witihin, perché vengono recuperati gli elementi musicali dei dischi di mezzo, affiancandoli benissimo col death-doom che appunto dominava incontrastato i due precedenti lavori. Basta ascoltare ad esempio Hope dies young e Forsaken per capirlo. Per me almeno 90, tra i migliori loro lavori (che poi sono quasi tutti migliori lavori, al massimo ci sono quelli meno migliori).
Guy
Mercoledì 3 Giugno 2020, 14.25.01
2
Un altro po' e usciva il nuovo! Comunque ho fatto una fatica immane ad arrivare alla fine.
Giustiziere mascherato
Mercoledì 3 Giugno 2020, 13.57.15
1
Discone, senza se e senza ma. Sono abbastanza in linea con la recensione, gli do 90.
INFORMAZIONI
2020
Nuclear Blast Records
Gothic / Doom
Tracklist
1. Darker Thoughts
2. Fall From Grace
3. Ghosts
4. The Devil Embraced
5. Forsaken
6. Serenity
7. Ending Days
8. Hope Dies Young
9. Ravenghast
10. Hear the Night
11. Defiler
Line Up
Nick Holmes (Voce)
Greg Mackintosh (Chitarra)
Aaron Aedy (Chitarra)
Steve Edmondson (Basso)
Waltteri Väyrynen (Batteria)

Musicisti ospiti:

Heather Mackintosh (Voce su traccia 8)
Alicia Nurho (Violino su tracce 1, 7)
 
RECENSIONI
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Trentadue anni di nero ossidiana
06/11/2017
Intervista
PARADISE LOST
47 anni all'anagrafe, 13 sul palco
01/11/2017
Live Report
PARADISE LOST + PALLBEARER + SINISTRO
Phenomenon, Fontaneto D'Agogna (NO), 28/10/2017
07/11/2015
Live Report
PARADISE LOST + LUCIFER
Live Club, Trezzo sull'Adda (MI), 02/11/2015
13/01/2010
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PARADISE LOST + SAMAEL
Paradisi perduti, occasioni sprecate
 
 
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