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Fluisteraars - Bloem
03/06/2020
( 1025 letture )
Il 2020, un anno che verrà ricordato per un numero mostruoso di disastri e tragedie, sta riuscendo a far distrarre il pubblico metal grazie alla pubblicazione di un numero non esiguo di opere qualitativamente assai elevate. Da Also Sprach Futura dei Lychgate a Mestarin Kynsi degli Oranssi Pazuzu, da Summerland dei Dool a Immoto dei Nero di Marte, l’anno in corso sta mettendo a dura prova tutto coloro i quali, alla cavallo tra Dicembre e Gennaio, si dilettino a stilare classifiche delle migliori uscite degli scorsi 365 giorni. Un nuovo nome si unisce al concorso per aggiudicarsi un posto nell’Empireo del metal edizione 2020: pubblicato il 28 Febbraio dalla tedesca Eisenwald, questo nuovo concorrente si chiama Bloem e reca la firma degli olandesi Fluisteraars.

Terzo lp in una carriera ultradecennale, Bloem rappresenta la completa maturazione della poetica e dell’estetica del duo composto dal cantante Bob Mollema e dal polistrumentista Mink Koops. Quello proposto nella loro ultima fatica è un black metal poco “black”, come si evince sin dall’artwork: papaveri rossi si stagliano su di un cielo azzurro e troneggiano sul prato circostante; in lontananza si scorge un cespuglio o, forse, la chioma di un albero ancora più distante di quanto sembri; in alto le nuvole tingono di un innocuo bianco il cielo soleggiato e caldo. In alto a destra, timidamente, fa capolino un oggetto estraneo la cui natura rifugge la nostra comprensione: un insetto sull’obiettivo della macchina fotografica? La lampada di un lampione? Un qualche velivolo? Non lo sappiamo e, in questo quadro sereno e pacifico, quel piccolo dettaglio, che ad una prima occhiata può anche sfuggire, crea disagio, scombussola una visione piacevole, getta un’ombra minacciosa sul senso di tepore e levità evocato dalla fotografia.

Questa atmosfera apparentemente piacevole ma subdolamente sgradevole è anche ciò che la coppia che si cela dietro il moniker Fluisteraars (“sussurri” in olandese) ricrea con la propria musica. Nei poco più di trenta minuti di Bloem troviamo un black metal dalle sonorità in generale decisamente lontane da quelle gelide e maligne alle quali siamo abituati: nonostante gli impietosi blast beat e i ronzanti riff in tremolo picking che creano un muro sonoro compatto, non ci si trova mai dinnanzi a quelle composizioni mefistofeliche ed infernali che, invece, troveremmo in un tradizionale album black metal. Perché Bloem non è affatto un “tradizionale album black metal”. Esso prende le proprie mosse da questo -il riff principale di Tere Muur, la canzone che apre l’album, è lì a rammentarci le radici della musica dei Fluisteraars, nella sua poca originalità che, nell’organico del disco, non è da intendersi come difetto ma piuttosto come tassello fondamentale per l’intelligibilità del mosaico- ma se ne discosta alleviandone il peso.

Mollema e Koops ritraggono paesaggi bucolici senza affidarsi ai cliché del folk black metal. L’operazione condotta dai Fluisteraars è un pastiche nel quale, con piglio spiccatamente postmoderno, le molteplici sfumature del black metal confluiscono: come in un film di Refn, di Tarantino o della coppia Cattet-Forzani, nulla di ciò a cui si assiste è originale ma, in questa non-originalità, si trova una intelligentissima originalità, che si manifesta nel sapiente accostamento imprevedibile di elementi già noti e prevedibili.

Prendiamo come esempio il secondo brano del lotto, Nasleep: la prima sezione è una cavalcata solforica che sembra uscita dal più malvagio album norvegese degli anni ’90 ma lentamente, passando anche attraverso vocalizzi disumani e fortemente filtrati e modellati al computer, la canzone metamorfosa. La sua carica epica e belligerante monta sempre più fino ad implodere in sé stessa e a lasciar spazio ad una seconda parte che alza lo sguardo al cielo e allo spazio interstellare: dalla terra di Darkthrone, Mayhem e Burzum si approda al cosmo dei Mesarthim nel breve lasso di tempo di un grido sofferto. Se, infatti, nella prima metà della canzone è impossibile non udire un’eco dell’eponimo esordio di Burzum (in particolare di My Journey to the Stars), altrettanto impossibile è nella seconda non ravvisare una certa influenza del misterioso duo australiano -ad esempio, l’inserto dei synth ricorda molto da vicino le atmosfere dipinte dalle tastiere dell’EP Spire. Bloem dunque si caratterizza, nel suo postmodernismo, per un atteggiamento fortemente progressive, nella sua accezione di superamento di limiti e di, appunto, progressione. La stagnante decadenza di molte opere black metal è qui sostituita da un moto in avanti ma con uno sguardo sempre rivolto all’indietro: per costruire qualcosa di nuovo è necessario ripescare da ciò che già esiste. Come scrive il filosofo francese Jean-Francçois Lyotard nel testo che ha istituito le fondamenta teoriche del postmodernismo:

«il sapere viene e verrà prodotto per essere venduto, e viene e verrà consumato per essere valorizzato in un nuovo tipo di produzione» [La Condizione Postmoderna. Rapporto sul Sapere, p. 12, Jean-François Lyotard, Universale Economica Feltrinelli]

La creazione di novità, cioè, nell’epoca postmoderna è dettata dal riciclo di prodotti del passato e così i Fluisteraars fanno ricorso a ciò che già è stato creato, lo modellano a propria immagine e lo ripropongono in una forma nuova, fresca ed originale.


Quest’ultima fatica del duo olandese rappresenta anche un importante passo in avanti rispetto al proprio passato, quanto a capacità compositive. Vengono meno le lunghe canzoni che contraddistinguevano i due LP precedenti e che mostravano anche una certa ridondanza interna, con riff ripetuti numerose volte con il solo scopo di fare massa: si pensi, ad esempio, a De Laatste Verademing, il primo brano del precedente Luwte, tredici minuti di black metal contaminato che, sebbene interessante, risultava alla lunga noioso e prolisso. Questa prolissità viene totalmente elisa in Bloem che, così, diviene un concentrato della musica della band, trentatré minuti di puro estro creativo, incisivo e pungente, caldo e freddo insieme, piacevole e sgradevole al contempo. L’aria che si respira durante l’ascolto è sempre diversa di brano in brano (basti pensare al calore tardo-primaverile di Vlek e al movimento quasi erotico, quell’oscillazione sensuale tra black metal, post-rock e folk della successiva Maanruïne), ogni nota presente nel disco è posizionata nel corretto alloggiamento, ogni pausa è funzionale, ogni riff è tagliente e si imprime facilmente nella memoria dell’ascoltatore, che si ritroverà alla fine del disco senza neanche accorgersene. Bloem è breve ed intenso come il più spettacolare dei fulmini.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
79.8 su 5 voti [ VOTA]
L'ImBONItore
Sabato 6 Giugno 2020, 11.37.53
14
Eèèèèèèèèè mai possibile che dietgho una cosi' semplisce ed tghanquilla copeghtina , eeeee vi sia una band Black metal ? Eeeeee tale scelta ghicoghda ad esempio la copeghtina di Wheight della Rollins Band, nel quale egha ghaffighughata una piuma,quando l'album in questione egha tutt'altgho che leggegho ! Giochi, eeeeee tghovate come queste, eeeeeeee sono un evidente omaggio alle opghe di Maaaaaavio Schifano, un eeeeeeee omaggio sfacciato ad Ennio Finzi , eeeeeeeeeeeee un osceno omaggio al movimento Trucchettista, nel quale, opeghe in appaghenza tghanquille, nascondevano eeeeeee messaggi e tematiche di ben altgha caghatugha ! Amisci, peghdeghli, saghebbe un delitto
Analizzatore
Sabato 6 Giugno 2020, 10.30.49
13
Comunque sì, è un UFO. Ma non un UFO qualsiasi, di quelli che si vedono comunemente quando si va a raccogliere i papaveri, è proprio quello dell'alieno di Ummo che ha investito l'ineffabile gen. Pappalardo di una missione che in questi giorni ha dato i suoi primi risultati: far diventare gli italiani dei coniglioni...
Analizzatore
Venerdì 5 Giugno 2020, 11.19.14
12
Ma quello in alto a destra è un UFO?
Tatore
Giovedì 4 Giugno 2020, 17.48.59
11
@NoFun Ahahahahah...certe cose ti perseguitano
No Fun
Giovedì 4 Giugno 2020, 17.47.12
10
E che diamine, toccherà tornarci sopra per l'ennesima volta. Va a finire che me lo compro. Però boh a parte qualche eccezione (Spectral Lore) ultimamente queste cose post eteree svolazzanti leggere come i papaveri della cover (i papaveri, sono farfalle rosse imprigionate alla terra) mi annoiano un po', nel black intendo, le preferisco in altri generi (i G. Dead o gli Yawning Man ad es). Nel black preferirei cose più carnose, con peso non alleviato, appunto, come i papaveri di Emil Nolde (evoco l'imbonitore).
Tatore
Giovedì 4 Giugno 2020, 17.37.51
9
Credo che un po' tutti l'abbiamo ascoltato la prima volta per via della copertina. Personalmente uso quasi sempre e solo questo metodo per scegliere quali nuove uscite provare; altrimenti mi baso sul nome del gruppo. Quando poi la curiosità è suscitata da entrambe le cose, allora spesso si becca il discone
Le Marquis de Fremont
Giovedì 4 Giugno 2020, 17.26.20
8
L'ho ascoltato oggi e mi sembra veramente ottimo. Devo approfondire ma il sound è emozionante. Merci a Monsieur Tyst per la segnalazione. Inutile ribadire che quando le copertine sono affascinanti, alzano il quid del disco. Ed è una foto. Qualche band deve rivolgersi a creativi meno cervellotici. Au revoir.
Tatore
Giovedì 4 Giugno 2020, 9.12.04
7
Per quanto l'ho ascoltato appena dopo l'uscita, ad oggi mi sembra già un disco mio da anni. Stupendo
Tyst
Mercoledì 3 Giugno 2020, 21.24.32
6
@Galilee anche io quando l'ho adocchiato per la prima volta è stato solo ed esclusivamente per la copertina. E una volta ascoltato, me ne sono innamorato perdutamente
Galilee
Mercoledì 3 Giugno 2020, 21.05.31
5
A prescindere dalla musica proposta, lo ascoltererei solo per la copertina.
Max
Mercoledì 3 Giugno 2020, 20.28.02
4
È già uno dei dischi dell'anno!
Trollhammaren
Mercoledì 3 Giugno 2020, 20.07.09
3
Ottimo disco, mi ha davvero coinvolto.
Tyst
Mercoledì 3 Giugno 2020, 15.38.27
2
@Graziano ops, svista mia. Grazie per la segnalazione ^^ tu approfondirai i Fluisteraars, io approfondirò le mie conoscenze floreali
Graziano
Mercoledì 3 Giugno 2020, 15.29.03
1
Approfondirò. Sembrano meritare davvero. I fiori in copertina però sono papaveri.
INFORMAZIONI
2020
Eisenwald
Black
Tracklist
1. Tere Muur
2. Nasleep
3. Eeuwige Ram
4. Vlek
5. Maanruïne
Line Up
Bob Mollema (Voce)
Mink Koops (Chitarra, Basso, Tastiere, Batteria)

Musicisti Ospiti:
Thomas Cochrane (Tromba e Trombone nella traccia 6)
 
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