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Kate Bush - Lionheart
08/06/2020
( 859 letture )
È opinione diffusa che quando un disco viene concepito più per pressioni esterne che per propria ispirazione il risultato sia spesso deludente: è questo in parte il caso della seconda fatica dell'allora giovanissima Kate Bush. Dopo lo sfavillante esordio che aveva presentato al mondo il talento di Kate, la casa discografica ingolosita dall'inaspettato successo ottenuto dalla stella nascente inglese, preme per ottenere un seguito al debut album quanto prima possibile, e infatti ecco che nello stesso anno di uscita di The Kick Inside arriva sugli scaffali dei negozi questo Lionheart.

Fughiamo subito qualsiasi eventuale equivoco: Lionheart non è un lavoro catastrofico, non è inascoltabile né suonato o cantato male; semplicemente qui Kate Bush sembra aver pescato una decina di tracce che non avevano trovato posto sul predecessore, messe insieme in fretta e furia per venire incontro alle richieste della label. "Scarti" insomma, ma non nell'accezione più negativa del termine, essendo molti brani scritti già da tempo: pezzi che suonati da una pletora di musicisti di livello raggiungono -alcuni più, altri meno- livelli discreti; il pianoforte la fa da padrone in ogni solco dell'LP donando un senso di malinconia al medesimo, e anche quando si affrontano argomenti colmi di sensualità (vedi Symphony in Blue o In the Warm Room) lo si fa "in punta di piedi". Le atmosfere sognanti saltano fuori tra una Don't Push Your Foot on the Heartbrake e una In Search of Peter Pan -quest'ultima con tanto di citazione finale di When You Wish Upon a Star- ma è chiaramente Wow il singolo/classico dell'album che deve far fronte a qualche filler che non riesce proprio a colpire nel segno (la semi-prog Fullhouse o anche OH ENGLAND MY LIONHEART., un mezzo passo falso per stessa ammissione della cantante) o a eccentriche sperimentazioni (Coffee Homeground). Eppure l'apporto degli altri musicisti -alcuni nel giro di Alan Parsons- è importante, molto piacevole la produzione che mette in risalto all'occorrenza basso, chitarra e batteria, ma è palese che l'elemento maggiormente distintivo è l'ugola della Bush, vero e proprio strumento a sé che brilla di luce propria e tiene a galla la barca anche nei momenti meno convincenti. Del resto -è già stato detto- la ventenne Kate si è ritrovata improvvisamente catapultata in una dimensione a lei nuova, una stella nascente sull'ottovolante della celebrità caricata di aspettative e responsabilità dalla EMI proprio mentre stava per affrontare fama e un fondamentale tour, ed è più che comprensibile che non abbia avuto modo di affinare ciò che era già pronto ma non ritenuto così buono da essere incluso nell'esordio discografico.

Questa sua innegabile nomea di raccolta di outtakes di The Kick Inside, il fatto che sia stato composto/imposto frettolosamente e l'assenza di veri e propri classici fa di Lionheart il disco più trascurabile della primissima parte di carriera di Kate Bush, ma la classe della singer britannica avrà presto occasione di riconfermarsi ad altissimi livelli.



VOTO RECENSORE
66
VOTO LETTORI
68 su 3 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Mercoledì 10 Giugno 2020, 15.38.09
5
@Black Me Out: 'sto The dreaming viene citato un po' ovunque. Andrò ad ascoltarmelo visto che mi sono fermato al terzo Never for ever, quello della poco amata Babooshka
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 10 Giugno 2020, 12.35.31
4
Personaggio che ho incontrato un paio di volte, ad eventi a Londra, nella metà degli anni '80. Bellissima donna e penso che questo abbia influito sulla carriera. Mi ricordo che era un po' spocchiosa e presa da fièvre d'artiste e voleva che lo si sapesse. Conosco poco della sua musica (il pezzo con Peter Gabriel sui disoccupati dell'Inghilterra della crisi, ottimo ma è di Gabriel) ma il pezzo Babushka o qualcosa di simile è uno dei brani più irritanti che mi sia capitato di sentire. Au revoir.
Black Me Out
Mercoledì 10 Giugno 2020, 10.19.00
3
Sono d'accordo con la valutazione di questo disco, che ha avuto anche la poca intelligenza - a mio parere - di essere stato pubblicato pochissimo tempo dopo il fulminante debutto. Non sono d'accordo però con Rob nel dire che The Kick Inside sia la vetta assoluta di Kate Bush, tutt'altro anzi. Per me il meglio la cantante lo darà alcuni anni più tardi, con The Dreaming e Hounds Of Love, quelli sì che sono dischi maturi e davvero meravigliosi. Il debutto rimane importante storicamente, ma secondo me lì ci si ferma, la qualità che la Bush raggiungerà negli anni '80 sta proprio a un altro livello.
Rob Fleming
Martedì 9 Giugno 2020, 21.16.59
2
Le vette del debutto sono irraggiungibili, ma devo dire che Hammer horror, Symphony in blue, la sofferta Don't Push your foot...non sono affatto male. 73 (il precedente messaggio può essere tranquillamente cancellato, mi è partito proditoriamente)
Rob Fleming
Martedì 9 Giugno 2020, 21.13.47
1
Le vette del debutto solo il raggiungibile
INFORMAZIONI
1978
EMI
Inclassificabile
Tracklist
1. Symphony in Blue
2. In Search of Peter Pan
3. Wow
4. Don't Push Your Foot on the Heartbrake
5. OH ENGLAND MY LIONHEART.
6. Fullhouse
7. In the Warm Room
8. Kashka from Baghdad
9. Coffee Homeground
10. Hammer Horror
Line Up
Kate Bush (Voce, Piano)
Ian Bairnson (Chitarra)
Brian Bath (Chitarra su traccia 3)
Paddy Bush (Mandolino 3, Slide Guitar 4, Flauto di Pan 8, Mandocello 8, Salterio 8, Cori 4,5,8)
Andrew Powell (Harmonium 10, Joanna Strumentum 8)
Duncan Mackay (Piano Elettrico 1,2,4, Synth 3,9,10)
Francis Monkman (Hammond 4,6, Clavicembalo 5)
Richard Harvey (Recorder 5)
David Paton (Basso)
Del Palmer (Basso 3,8)
Stuart Elliott (Batteria, Percussioni)
Charlie Morgan (Batteria 3,8)
David Katz (Orchestra Contractor)
 
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