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No-Man - Returning Jesus
13/06/2020
( 550 letture )
Returning Jesus è un album che spicca nella discografia dei No-Man, nota creatura di Tim Bowness e Steven Wilson, e rispetto al resto di essa è possibile che richieda qualche ascolto aggiuntivo per essere colto in tutta la sua essenza, che viene costruita di brano in brano e che sfugge costantemente a qualsiasi definizione. Le atmosfere che compongono l'album sono spesso eteree e sospese, ma hanno al contempo un forte elemento di immanenza che fa sì che le si senta respirare tutt'intorno. L'elemento jazz è preponderante, ma non mancano accenni ai Porcupine Tree e alla musica ambient di David Sylvian.

Il primo brano, Only Rain, è una delle migliori tracce che compongono il disco. Le percussioni appaiono solo verso la metà del pezzo, ma gli accordi che si ripetono dall'inizio gli donano un senso di cripticità che si presenta però in maniera cristallina e struggente nella sua delicatezza. La tromba di Ian Carr (Nucleus) non poteva essere più azzeccata, poiché lascia il segno nel lento susseguirsi di accordi, fino a quando entrano in scena le percussioni che in un certo senso ribaltano il modo di avvertire il pezzo. Esse ipnotizzano, paiono collocate su un'altra dimensione ma si fondono perfettamente col resto degli strumenti. La voce di Bowness accarezza la parte iniziale facendola incrinare leggermente, dal momento che restituisce un senso di dramma maggiormente crudo e vicino (sebbene sempre evanescente), che cede alla tentazione di declinarsi in una forma. La ballata No Defence segue in misura maggiore i canoni di una struttura ordinaria e nella lentezza dello scorrere del brano si alterna una sorta di pacata disillusione che non priva totalmente di volontà l'individuo. Gli arpeggi di chitarra e le note calde di basso garantiscono quella difesa di cui si proclama la non sussistenza, mentre di nuovo i fiati impregnano di forti venature il pezzo. La terza traccia, Close Your Eyes, incanta grazie alle percussioni che procedono costanti, mentre Tim Bowness canta la dissoluzione della forza:

"You break like a child
Like a child you break
You swim alone
Like a child"


Il resto degli strumenti suona alternativamente parti familiari e cupe, oscillando in modo impercettibile tra le prime e le seconde. La linea di demarcazione non è netta, come se tutto l'accaduto avesse luogo in un unico vissuto, rendendo così impossibile l'estraneità ad un qualunque elemento. Il quarto brano, Carolina Skeletons, riesce ad essere molto toccante nella sua semplicità. Il suono pulito del pianoforte, le singole note della chitarra e le percussioni accompagnano in un viaggio complesso ma immediato, per certi versi comunicabile mentre i synth permettono di "sporcare" il risultato. Outside the Machine, la quinta traccia, assomiglia alla maturazione di un pensiero per il modo in cui si evolve. Le parti più ordinate e compatte lasciano spazio a meditazioni sulla nuova intuizione, sull'assolo di chitarra, per poi tornare all'origine di tale meditazione. Lo sviluppo del pezzo è molto piacevole e non scontato nonostante la linearità e la coerenza. Il suo ritmo genera i sentimenti più differenti, il tutto con una grande morbidezza nel cambiamento. La title track Returning Jesus comincia con ciò che ricorda il ticchettio di un orologio. Si tratta di un pezzo molto enigmatico anche se intimo e assimilabile con facilità: si avverono inquietudine, percezione dell'eterno, abbattimento dei limiti temporali e spaziali. Il titolo del pezzo successivo è tratto da alcuni versi imponenti di Returning Jesus, ossia Slow It All Down. Il brano dà un senso di apertura, e sebbene le percussioni siano statiche ciò che avviene sopra di loro è estremamente dilatato e mutevole. Flicorno soprano, tastiera e chitarra acustica riescono a risolvere o a lasciare in sospeso le loro parti, dando l'impressione dell'imminente venuta di qualcosa che però non si paleserà, mentre il brano ha una chiusa dai toni sottilmente inquietanti. Lighthouse, la penultima traccia, fa risaltare particolarmente il suono dell'organo. C'è un sentore di speranza, di invocazione che non lascia momentaneamente spazio a dubbi. Il pezzo poi si modifica, intraprende altre vie, ma mantiene il tono quasi mistico dell'inizio in un delizioso crescendo che lascia parlare gli strumenti solisti. Verso il finale l'inquietudine fa il suo ritorno in modo molto compresso- per poi riassorbirsi nel candido ritornello. L'ultimo brano è All That You Are, in cui tutto è molto calibrato e pregno di umano, umano che si ritrae in sé ma che sa subito andare fuori da sé, protetto, in un'estasi che il pezzo sa realizzare senza nessuna sbavatura.

Returning Jesus, grazie anche ai musicisti ospiti che vanta, è una perla che trascende un genere specifico per veder confluire una pluralità di stili tutti perfettamente concordi, guidati da un'intenzione universale. È stato riproposto svariate volte dopo il 2001, l'anno di uscita, in forme diverse e in versioni contenenti bonus di varia natura (da versioni demo e alternative di diversi brani ad artwork rielaborati). Si tratta di un album il cui ascolto risulta fortemente consigliato, sia per la sua importanza nella discografia del gruppo, sia perché fornisce un'interpretazione personale di svariate influenze musicali.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
McCallon
Domenica 14 Giugno 2020, 19.15.54
1
Devo recuperarlo, non l'ho mai ascoltato.
INFORMAZIONI
2001
3rd Stone
Rock/Ambient
Tracklist
1. Only Rain
2. No Defence
3. Close Your Eyes
4. Carolina Skeletons
5. Outside the Machine
6. Returning Jesus
7. Slow It All Down
8. Lighthouse
9. All That You Are
Line Up
Tim Bowness (Voce)
Steven Wilson (Tutti gli strumenti)

Musicisti Ospiti:
Ben Christophers (Chitarra acustica)
David Kosten (Sintetizzatori ed effetti drone, Co-produzione)
Theo Travis (Sassofono, Flauto)
Ian Carr (Tromba)
Ian Dixon (Tromba, Flugelhorn)
Colin Edwin (Basso, Contrabbasso)
Steve Jansen (Batteria)
Rick Edwards (Percussioni)
 
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