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Cats In Space - Day Trip To Narnia
17/06/2020
( 434 letture )
Ci sono dischi capaci di folgorare l’ascoltatore fin dalla prima nota e non scollarsi più dalle orecchie: questo è esattamente ciò che è successo al sottoscritto con Day Trip To Narnia, quarto album degli inglesi Cats In Space. Un nome buffo, ironico, si potrebbe pensare, che potrebbe essere istintivamente associabile ad una band stoner rock o psichedelica, ma in questo caso ci troviamo in ben altri lidi: i sette “gatti dello spazio” infatti portano in alto il vessillo del rock puro e genuino, ma riconducibile alla tanto amata/odiata decade degli anni ’80 (o per la precisione a quel periodo sul finire degli anni ’70 in cui il progressive rock si stava ridimensionando considerevolmente): un sound infarcito di tastiere, orchestrazioni epiche e armonizzazioni vocali, per un risultato che fa della grandezza compositiva e della pomposità melodica la propria arma più forte e d’impatto.
I primi nomi che vengono alla mente per provare a catalogare il suono degli inglesi sono infatti Electric Light Orchestra, Supertramp, Elton John, Status Quo, ma anche Magnum, Yes, The Moody Blues e Kiss; c’è davvero tantissima carne al fuoco dunque ed è scontato dire che non ci troviamo di fronte a un disco metal, ma non per questo l’ascoltatore poco avvezzo a sonorità simili dovrebbe snobbare Day Trip To Narnia, perché la musica contenuta nell’oretta scarsa di questo album è di qualità assoluta.
un disco lungo quindi, è vero, ma al contempo frizzante, allegro e veloce, che non permette mai alla noia di impossessarsi dell’ascoltatore nel modo più assoluto. Questo album è progressive rock nella maniera più lampante possibile, nel suo mischiare generi ed influenze in maniera intelligente ed entusiasmante e nello sfruttare appieno ogni risorsa strumentale, vocale e compositiva, che pur rifacendosi esplicitamente ad una scena e alle relative band che l’hanno caratterizzata, riesce ad essere pregna di carattere e spessore, passione per il rock e amore per la musica. Aggiungiamoci pure che il disco è un vero e proprio concept album diviso in due parti, con la prima composta da canzoni che hanno un tiro da hit arena rock d’altri tempi e la seconda, intitolata The Story Of Johnny Rocket, che si articola in sette episodi interconnessi, i quali raccontano un vero e proprio viaggio spaziale e musicale, tra rock, dance e musical.

Non bastasse una premessa di questo calibro per spingere immediatamente all’ascolto, entriamo ora nel merito delle singole canzoni, che in molti casi sono talmente ben congegnate e stratificate da costituire dei piccoli universi musicali a se stanti: nella prima parte del disco vanno a distinguersi particolarmente Hologram Man, col suo piglio tipicamente hard rock a metà strada tra Boston e il Neal Morse degli ultimissimi dischi, ma anche Silver And Gold, che tira in ballo addirittura cori à la Beach Boys e falsetti memori dei Bee Gees. Incredibile la disinvoltura con cui la band inglese riesce ad unire elementi così tanto distanti in modo altrettanto armonioso. La ballata Chasing Diamonds invece si muove tra melodie epiche tipiche di certe atmosfere dei Queen e riesce ad emozionare con un ritornello non scontato ed un assolo azzeccatissimo. In tutti i brani ad ogni modo emerge dalla superba componente strumentale la voce di Paul Manzi, che riesce ad essere istrionica e decisamente versatile, grazie ad una notevole estensione e un timbro mutevole, ma sempre caldo e vivido. Sicuramente la voce è un punto di riferimento importante per i Cats In Space.
La seconda parte dell’opera, con il relativo concept parte invece con una vera e propria introduzione orchestrale, molto cinematografica e dal retrogusto medievaleggiante, per poi dare spazio a Johnny Rocket, classico brano rock’n’roll con un buon tiro e un certo flavour glam, grazie alle zuccherosissime tastiere. Thunder In The Night cambia decisamente atmosfera invece, per lasciar posto a un beat dance tipicamente anni ’80 su cui è impossibile restare fermi. La sensazione di stare ascoltando qualcosa di rétro è fortissima, ma la genuinità con cui i Cats In Space compongono e la passione che emerge dall’ascolto, potrebbe convincere chiunque a datare questo disco come un prodotto di quegli anni d’oro. E questo secondo me è un grande pregio, che pone il gruppo sulla falsa riga dei The Night Flight Orchestra ad esempio. Ma la differenza tra questi e quelli è palese e basta un solo ascolto per rendersene conto. Sul finale arriva Twilight e qui siamo in pieno campo pomp rock, dove regnano sovrane melodie epiche à la Magnum, così come forte è l’eco di Meat Loaf, che in realtà permea gran parte della seconda parte di questo album, grazie alla volontà della band di comporre un unico affresco sonoro con atmosfere da musical d’altri tempi.
Non serve svelare altro perché capita davvero pochissime volte di ascoltare un disco così sorprendente e divertente, da amare e cantare per tantissimo tempo, e per questo è necessario meravigliarsi da soli, faccia a faccia con l’ascolto dell’opera. Day Trip To Narnia si prende in giro e contemporaneamente si prende tremendamente sul serio, riuscendo a delineare un viaggio musicale appassionante e ripieno di colpi di scena adatti a qualsiasi tipo di ascoltatore. Le canzoni del disco si possono ascoltare ed apprezzare con leggerezza e spensieratezza, ma allo stesso tempo, all’orecchio più esperto ed attento non sfuggiranno le miriadi di soluzioni ed artifici compositivi che vanno a caratterizzare ogni singolo episodio, rendendo l’ascolto volta per volta sempre più stimolante.

Vero è che, sebbene la genialità e la bravura dei Cats In Space siano inattaccabili e degne di lodi, le innumerevoli ispirazioni e la volontà di voler rappresentare a tutti i livelli un contesto musicale/artistico ben preciso del passato frenano dal reputare Day trip To Narnia un capolavoro moderno, perché di certo non contribuirà a dare una svolta alla musica rock attuale, semmai a cementare ancora di più quel sentimento nostalgico che ormai regna da anni tra i cuori di ogni appassionato di questo genere. D’altra parte la potenza del disco e i suoi relativi meriti vanno ricercati nella capacità di voler firmare un manifesto di appartenenza ed amore al rock ed alla musica più autentica e densa di emozioni, all’infuori del tempo. Ecco, se il rock non morirà mai, il merito sarà anche di band come i Cats In Space. Applausi a scena aperta.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
89.5 su 2 voti [ VOTA]
Shock
Venerdì 19 Giugno 2020, 16.37.41
2
Mi ha anticipato Rob, ma al suo contrario per me questo è un mezzo capolavoro, o quasi tutto, ed uno dei primi tre dischi dell'annata passata. Avevo conosciuto il gruppo col disco precedente, molto buono anche quello, ma questo è di un altro livello. Inutile rielencare canzoni e influenze varie che si possono trovare all'interno del lavoro, per me è riuscito dall'inizio alla fine, grazie al concept della seconda parte del disco veramente ben fatto. La voce poi è straordinaria!! Un voto 90 non lo toglie nessuno e ringrazio Alex per aver recuperato questa gemma.
Rob Fleming
Venerdì 19 Giugno 2020, 16.27.52
1
Un album veramente bello e conosciuto grazie agli utenti del sito. Io ci ho sentito un tocco di Uriah Heep (She talks to much ricorda in certi passaggi Return to fantasy), un pò di Rolling Stones (il riff di Johnny Rocket è puro Richards), molto Queen, Beach Boys e quelle entità, più o meno oscure, degli anni '90/'00 quali Lost City, Jellyfish e A.C.T.. Thunder in the night, poi, è strepitosa nei suoi rimandi a Kiss/Moroder. Devo ammettere che l'entusiasmo iniziale si è affievolito nel corso dei numerosi ascolti. Per me è un 80 pieno
INFORMAZIONI
2019
Harmony Factory Records
AOR
Tracklist
1. Narnia
2. She Talks Too Much
3. Hologram Man
4. Tragic Alter Ego
5. Silver And Gold
6. Chasing Diamonds
7. Unicorn
8. The Story Of Johnny Rocket I: Space Overture
9. The Story Of Johnny Rocket II: Johnny Rocket
10. The Story Of Johnny Rocket III: Thunder In The Night
11. The Story Of Johnny Rocket IV: One Small Step
12. The Story Of Johnny Rocket V: Twilight
13. The Story Of Johnny Rocket VI: Yesterday’s News
14. The Story Of Johnny Rocket VII: Destination Unknown
Line Up
Paul Manzi (Voce)
Greg Hart (Chitarre, Campane tubulari, Voce)
Dean Howard (Chitarre, Voce)
Jeff Brown (Basso, Voce)
Andy Stewart (Piano, Synth, Vocoder, Organo)
Mick Wilson (Synth, Voce)
Steevi Bacon (Batteria, Percussioni, Voce)

 
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