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Ancillotti - Hell on Earth
18/06/2020
( 987 letture )
Di norma è bene diffidare dagli annunci promozionali in pompa magna, del tipo “The great comeback of one of the greatest ecc…” tanto per capirci. It’s business, un lavoro che non presuppone la sincerità come propria colonna portante. Però, se avete ancora fiducia in noi e se sbavate per tutto ciò che è uscito dall’80 in poi sotto l’egida “heavy”, dovete crederci quando vi diciamo che il “must-have for all Italo Metal fans” che la Soulfood Music Distribution (società di distribuzione) ha posto sul promo di questo ritorno degli Ancillotti è verità cristallina. E vi basterà la prima traccia dell’album per convincervi di questo, ma ci arriviamo. Quella che, più che una band, corrisponde ad una combriccola di parenti e amici che si trovano in sala prove a far andare ampli e strumenti come se non ci fosse un domani ha dunque rilasciato il proprio quarto platter denominato Hell on Earth, concentrato di nove composizioni atte a minare anche le fondamenta del palazzo meglio costruito di questo mondo; chi vi parla ha visto dal vivo il frontman e icona metal tricolore Daniele svariate volte e l’energia espressa ogni sera era francamente non quantificabile, e chi ha presente solo le sue prestazioni con la Strana Officina sappia che negli Ancillotti riesce anche a superarsi. Proprio come il suo brother Sandro detto “Bid” al quattro corde (e suo compagno anche nei Bud Tribe) e il figlio Brian alla batteria, una bella sezione ritmica tra congiunti che lascia il posto di chitarrista a Luciano Toscani, personaggio conosciuto nel nostro circuito underground per i trascorsi negli emiliani Listeria e Wyvern nonché per l’attività live proprio con la band dei fratelli Cappanera. Insomma, per tre quarti parliamo di gente presente quando si scrivevano pagine di storia di fronte alle tante difficoltà che questo Paese presentava se ti approcciavi a questa musica: alcuni, come Gunfire, Shabby Trick, Crying Steel, Raff e chissà quanti altri hanno avuto sfortuna e probabilmente pochi mezzi a disposizione, ad altri è andata un po’ meglio e alcuni di questi “altri” sono ancora attivi e vogliosi di mostrare le proprie qualità, anche a distanza di quarant’anni dagli esordi.

Fedelissimi appartenenti alla Pure Steel Records sin dai primi vagiti, coincisi con l’avvento nel 2014 di The Chain Goes On, i Nostri hanno il pregio o il difetto di suonare esattamente uguali a sé stessi; dovessimo fare un parallelo tra l’esordio e questo Hell on Earth le uniche differenze le ravvisiamo nella produzione, quella di allora leggermente più grezza e meno “plasticosa”, diremmo quasi “hard rock oriented”, tratto che accomuna quell’uscita al successivo Strike Back e al recente Law of the Jungle targato Strana Officina. Per il resto ci troviamo appresso ad un combo ovviamente più che rodato, il quale, alla coerenza, aggiunge sempre anche la qualità nel proprio materiale. Ne è prova inconfutabile questo manipolo di canzoni con cui ognuno partirebbe in guerra sereno; le influenze, manco a dirlo, sono sotto le orecchie di tutti e si identificano in Accept, Judas Priest (quelli di Painkiller) e quanto di meglio si possa trarre dall’US Metal degli anni 80; in alcuni passaggi non sarebbe eretico udire anche sezioni thrash, magistralmente condotte dalla doppia cassa di Brian e dalle rasoiate puntuali di “Ciano”. Ci sono degli episodi che svettano sugli altri, nonostante il livello sia costante e buono: il singolo Revolution ad esempio che, a fronte di un refrain trascurabile, presenta una costruzione delle strofe affascinante e melodica al punto giusto, e il merito di ciò va per la maggior parte alle linee vocali di Bud, da sempre suo marchio di fabbrica indistruttibile sia che si tratti di dover “addolcire” una base aggressiva, sia che occorra dare ulteriore gas al sound proposto. Se siamo alla ricerca di una canzone simbolo dell’esperienza on stage, che è del resto quella che tiene in vita act sanguigni di questo tipo, la troveremo nel mid tempo We Are Coming dal sapore vagamente retrò e perfetto per far tenere i pugni alzati agli astanti dell’occasione, mentre va segnalata la doppietta Blessed by Fire/Broken Arrow come momento clou dell’LP; qui il quartetto tosco-emiliano dosa a dovere classe e cattiveria, non solo grinta fine a sé stessa ma al servizio di pezzi strutturati in cui tutti riescono ad esprimersi a quello che crediamo sia il meglio delle loro possibilità attuali. Infine, per i fans dell’assalto a tutti i costi, in chiusura c’è Till The End, nomen omen per concludere al meglio un solidissimo nuovo tassello dell’Italo-heavy. Come dicevamo in apertura, appunto, un must have per appassionati.

Sarà veramente tutto oro ciò che luccica? Dipende dalla prova più complicata con cui ogni realizzazione artistica deve cimentarsi, quella del tempo. Concordiamo tutti sul fatto che Hell on Earth non sarà il prossimo classico considerato pietra miliare dalla critica futura, ma per lo meno deve avere come obiettivo l’essere ricordato in maniera più che positiva; ciò che potrebbe ostacolare tale riconoscimento è la poca differenziazione tra i brani e la possibilità che qualcuno giudichi tale lavoro come un’operazione derivativa dallo scarso valore contemporaneo. Noi sicuramente la pensiamo diversamente e continueremo a far splendere il suono che ha accompagnato i nostri primissimi ascolti, quello che fondamentalmente ci ha anche un po’ cambiati. Grande lavoro, ragazzi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
86.4 su 15 voti [ VOTA]
Fly 74
Giovedì 25 Giugno 2020, 22.57.08
6
Io alzerei di 10 punti The chain goes on e Strike back che sono di pari valore a Hell on earth che è da 80.
MetalFlaz
Giovedì 25 Giugno 2020, 21.23.17
5
Sentito su Spotify, bello! Anche se, ogni tanto, la voce non mi convince del tutto, su questo son d'accordo in parte con Shock
LORIN
Sabato 20 Giugno 2020, 9.11.38
4
Disco bellissimo.
Peterhead
Venerdì 19 Giugno 2020, 23.55.47
3
Grande Bud. Come sempre.
jeff
Venerdì 19 Giugno 2020, 19.57.56
2
ottimo disco di orgoglio italiano stay heavy!!!!!
Shock
Venerdì 19 Giugno 2020, 19.13.08
1
Sarà anche un più che discreto album di heavy metal, derivativo ovviamente non si può pretendere chissà cosa, a livello strumentale ma la voce di Bud proprio non mi piace e mi fa scadere il tutto. Bocciato, mi spiace.
INFORMAZIONI
2020
Pure Steel Records
Heavy
Tracklist
1. Fighting Man
2. Revolution
3. Firewind
4. We Are Coming
5. Blessed by Fire
6. Broken Arrow
7. Another World
8. Frankenstein
9. Till the End
Line Up
Daniele "Bud" Ancillotti (Voce)
Luciano "Ciano" Toscani (Chitarra)
Sandro "Bid" Ancillotti (Basso)
Brian Ancillotti (Batteria)
 
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