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Novena - Eleventh Hour
20/06/2020
( 635 letture )
Esattamente quattro anni fa usciva Secondary Genesis, un EP di discreta qualità nato dalle mani di una nuovissima band, i Novena. La formazione era stellare, in particolare per la presenza di casa Haken di Ross Jennings, a cui si sommavano Gareth Mason degli Slice the Cake, Dan Thornton e Harrison White alle chitarre (quest’ultimo anche al piano), Cameron Spence dei Ravenface alle pelli e Moat Lowe al basso. Proprio questa stessa formazione si è poi diretta di nuovo in studio nel corso del 2019 per portare sugli scaffali finalmente un qualcosa di più concreto e su cui si è lavorato per ben tre anni, un debutto impacchettato come si deve in ben più di un’ora di musica pesante: per Frontiers Music ecco allora uno dei dischi più interessanti del 2020, Eleventh Hour.

È difficile ma anche decisamente affascinante parlare di un viaggio come quello imbandito dai Novena, un viaggio portatore di sentimenti e prospettive estremamente personali, variegate e prive di un fil rouge forte. Il platter in questione è infatti intriso dalla reale essenza del progressive metal, privo di etichettature restringenti ma non per questo ottusamente espanso in ogni dove e in cui convergono ingredienti su ingredienti per sembrare al di sopra della media. Il tavolo dei Novena grida alla cosciente selettività delle portate, dall’inizio alla fine si percepirà una forte consapevolezza che va ben oltre la necessità della band di mettersi sul mercato in senso stretto, ma di farlo per le esigenze artistiche di musicisti la cui esperienza sembra non assopire in alcun modo la freschezza. L’esempio lampante di quanto detto è ravvisabile durante l’ascolto di Corazón, uno dei brani più divertenti e festosi, contraddistinto da sperimentazioni e stereotipi in continua armonia tra loro. Il sentore iberico del pezzo risulta evocato sin dalle prime battute con silente classe, per poi emergere pian piano in tutta la sua idiosincrasia -basti ascoltare l’intermezzo carnalmente folkloristico. Ciò che però eleva il disco a vero e propria produzione di genio è l’inserimento da brividi delle sezioni più violente e distruttive, con il growl di Gareth Mason a ruggire mostruosamente nelle nostre orecchie abituatesi all’eleganza e alla positività di certe scelte di songwriting. Proprio l’esplosione di Corazón rappresenta in pieno questa caratteristica del sound dei Novena, capaci di inserire un pathos sia nei cori che nelle linee vocali di Ross, passando per la liberatoria batteria di Cameron Spence. Questi momenti spiazzanti, oltre a elevare la qualità generale del songwriting, che altrimenti sarebbe potuto risultare un po’ piatto per chi mastica prog da molti anni, consacra certi brani a capolavori di varietà e sofisticatezza. La successiva Indestructible spazia da tastiere ariose a riff old school, passando per linee vocali goliardicamente punk e “catchy” interrotte da un riffone sludge e growl annichilente. Si passa insomma da una prima metà completamente intonata e con toni spensierati a una pesantezza cacofonica e malata, la quale si risolleva in una sintesi finale che dimostra come i Novena siano capaci di rigirare il linguaggio musicale come meglio credono. 22:59, così come Lucidity sono altre pietre miliari di questo ambizioso lavoro, esprimendosi attraverso bridge fantasiosi, melodie delicate e breakdown rocciosi in cui la sezione ritmica farà tremare la terra. Gli assoli di Thornton sono solo la punta dell’iceberg dell’intero guitarwork, ben più complesso e difficoltoso da assimilare in un primo ascolto: riff bicorda alternati a giri poliritmici e sweep picking, arpeggi downtempo e sfuriate incontrollate in mi grave rappresentano la capacità esecutiva dei chitarristi di questa formazione, il cui contributo sarà sempre fondante in ogni brano. Da non escludere Lowe, un vero professionista nel creare giri di basso più che convincenti: un esempio? Ascoltando proprio 22:59 capirete di cosa parlo, proprio alla prima traccia, se escludiamo l’intro non musicata. Ai microfoni invece abbiamo due performance micidiali. Se Ross non ha bisogno di presentazioni e ben sappiamo di cosa sia capace grazie al suo timbro, Mason ha ricevuto poco sopra le mie sincere lodi grazie al suo tocco distruttivo. La sezione simil-hardcore in certe linee della conclusiva Prison Walls, il suo scream che sostituisce di tanto in tanto il growl più cavernoso, dimostrano la versatilità delle sue corde vocali, la cui comparsa lungo il disco è sempre ben gradita.
Per quanto riguarda il resto, forse i brani non ancora citati potrebbero considerarsi leggermente meno entusiasmanti, data la loro maggiore pacatezza e melodiche intenzioni. Sarà facile concordare che il meglio di questa band viene dato quando, come dei demiurghi, essi plasmano la materia prima di questo genere sino alle sue massime possibilità strutturali piuttosto che nelle composizioni più lineari, sempre molto piacevoli ma con quel genio romantico a mancare.

Eleventh Hour non è però una produzione da godersi a scaglioni o a più riprese, il debutto dei Novena va ascoltato in un lungo e incantevole fiato, per potersi quantomeno godere il viaggio creato intelligentemente da questa band. La produzione poi è ottima e valorizza ogni scelta strumentale e vocale, la copertina rende perfettamente il tipo di sound che troveremo: un viaggio nel tempo e nello spazio in cui l’unico leitmotiv è la musica estrema. Ed è estrema anche la consolazione nel vedere come, nonostante le migliaia di uscite a cui siamo abituati in questi ultimi decenni, la nostra musica preferita riesca ancora a manifestarsi nelle note di dischi così ben caratterizzati e all’avanguardia, abili nel mettere insieme il meglio del passato e della struttura insoverchiabile del genere, con un sound al passo con i tempi e mai bisbetico. Il plauso ai Novena allora è d’obbligo, capaci di inserire un nuovo contendente alla corsa del miglior disco prog dell’anno e con cui poche uscite potranno competere. Ma è anche vero che il 2020 è ancora molto lungo, e le release dei prossimi giorni potrebbero far godere i nostri timpani per i mesi a venire così come i Novena hanno fatto da marzo sino ad oggi.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
85.5 su 2 voti [ VOTA]
Gipsy 65
Sabato 27 Giugno 2020, 22.15.22
6
Non sono un musicista e non mi sento di dare un giudizio tecnico. Però questo disco mi è piaciuto molto. Un bel viaggio tra sonorità variegate.
AntonioC.
Lunedì 22 Giugno 2020, 16.49.20
5
Mah, troppo altalenante. A tratti sembrano gli Haken, in altre parti gli Opeth o i BTBAM ma senza la classe di questi. Anche Ross Jennings è al di sotto dei suoi standard qualitativi. Non un brutto disco, ma direi che c'è troppa carne al fuoco a cospetto di cuochi non proprio bravi.
il_Freddo
Domenica 21 Giugno 2020, 13.55.11
4
pessimo gruppo che sembrano la brutta copia dei deftones
Graziano
Sabato 20 Giugno 2020, 17.55.07
3
Si possono amare o non amare gli interpreti, ma dire che è cantato male mi sembrauna provocazione....
Jansen
Sabato 20 Giugno 2020, 17.11.56
2
A me è piaciuto, e pure tanto. Canzoni ottime e ben diversificate, con parecchie chicche e sorprese (corazon su tutte). Prison Walls poi più che una canzone è un'esperienza da vivere, davvero superlativa. Certo che leggere che quest'album è cantato male quando a cantare c'è Ross Jennings fa un po' effetto...
MPS
Sabato 20 Giugno 2020, 16.42.44
1
Disco dell’anno 2020 ?!?! Allora vale tutto! Suonato scolasticamente e cantato peggio. SV per non mortificare la recensione
INFORMAZIONI
2020
Frontiers Records
Prog Metal
Tracklist
1. 22:58
2. 22:59
3. Sun Dance
4. Disconnected
5. Sail Away
6. Lucidity
7. Corazón
8. Indestructible
9. The Tyrant
10. Prison Walls
Line Up
Ross Jennings (Voce)
Gareth Mason (Voce)
Harrison White (Chitarra, Piano)
Dan Thornton (Chitarra)
Moat Lowe (Basso)
Cameron Spence (Batteria)
 
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