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Shape of Water - Great Illusions
21/06/2020
( 291 letture )
Ci sono dischi che si lasciano abbinare facilmente a determinati momenti adatti all’ascolto: c’è musica che si lascia apprezzare come sottofondo durante le feste, musica per cui vale la pena sedersi in poltrona e concentrarsi solo sull’ascolto e poi una categoria a sé stante composta dai “dischi da automobile”, ovvero quegli album che sono perfetti durante un viaggio in macchina, soprattutto se fatti da soli e magari a tarda notte, dove c’è bisogno di qualcosa che tenga alto il ritmo e vigili l’occhio e i riflessi. Il disco di cui parliamo oggi finisce a pieno titolo in questa particolare categoria e, checché se ne possa pensare, inserirlo in questo contesto non ne sminuisce il valore o la portata artistica, semplicemente ne definisce un ipotetico ambito dove esso può esternare al massimo il proprio potenziale.
Gli Shape Of Water sono un duo di stanza a Manchester, ma con un’origine tutta italiana, rappresentata dal cantante marchigiano Rossano “Rox” Capriotti – qui anche a basso, tastiere e arrangiamenti – e dal chitarrista compaesano Luca De Falco, che già dal 2004 cercano di dare una precisa forma alla musica che gira nelle loro menti, dapprima formando i The Lotus e poi trasferendosi in Inghilterra per cercare nuove esperienze. Solo nel 2018 i due decidono di mettere in piedi un progetto nuovo di zecca col nome attuale (saranno forse stati ispirati dall’omonimo film di Guillermo Del Toro uscito l’anno precedente?) e iniziare a comporre numerosi brani per quello che sarà il disco di debutto Great Illusions.
I nostri fanno da subito le cose in grande, rivolgendosi al produttore Paul Reeve e registrando i propri brani agli Airfield Studios in Canada. Chi di voi ha dimestichezza con i produttori e con gli studi avrà già intravisto il notevole filo rosso che collega gli Shape Of Water ai Muse e difatti l’influenza di Matt Bellamy e soci sui marchigiani è ben più che presente e si percepisce fin da subito. L’ultima curiosità sulla produzione del disco riguarda la presenza alle pelli di Marco “Lancs” Lanciotti, giovane e lanciatissimo batterista già amico e concittadino di Rox e Luca e già ex membro dei citati The Lotus e degli Elvenking, oggi direttore artistico di Anastasio e in pianta stabile nella band di Achille Lauro.
Le influenze a questo punto sono svariate, ma non casuali, dal momento che l’intento della band è quello di comporre un alternative rock fortemente moderno ed eclettico, tanto elettronico da una parte quanto epico e pomposo dall’altra, con strizzate d’occhio al metal quanto basta per non farsi etichettare solamente come un gruppo pop. Se è chiaro che i Muse sono un punto di riferimento per il duo è anche vero che gli Shape Of Water riescono ad imbastire un sound abbastanza originale, che riesce in parte a rimanere lontano da paragoni. Vero è che quando essi si fanno notare, sono piuttosto ingenti.

L’apertura dell’album è esemplificativa da questo punto di vista: Mars-X inizia in sordina, con un delicato pianoforte e un cantato sussurrato che rimanda subito, come già detto, a Matt Bellamy; iniziano a salire piano piano beat elettronici e un accompagnamento corale che al culmine lasciano spazio a un riff di chitarra tanto semplice quanto vincente, come se di colpo i nostri avessero iniziato a jammare con Royal Blood e Awolnation, creando un ibrido del tutto nuovo. Il brano si evolve rimanendo stabile sul riff principale, ma aumentando la componente epica per un risultato più che gradevole. L’unica pecca è rappresentata dalla voce, che si muove bene nei registri bassi, ma quando viene lasciata da sola a spingere come unica protagonista si rivela priva di mordente e poco carismatica. Questo aspetto mina un po’ tutto l’album a dire il vero ed è un peccato, ma è vero che furbescamente il duo ricorre spesso e volentieri a cori che “mascherano” questo presunto difetto.
La voce di Capriotti si rivela invece azzeccata nei falsetti che aprono Still Karma, brano dance rock dove si fa notare anche il bravissimo Lancs alla batteria. Questo è uno degli episodi meglio composti del disco, dove gli elementi rock si uniscono perfettamente a quelli più elettronici e la voce riesce a bucare il mix con personalità. C’è spazio anche per un assolo di De Falco sul finale, non entusiasmante ma godibile.
Se invece parliamo di cantabilità e melodie infallibili ecco che In Your Arms sfodera un ritornello stupendo che la band avrà sicuramente scritto per essere gridato dal vivo, in un tripudio di coppiette abbracciate con smartphone al cielo. Forse poco romantico, ma assolutamente ben rappresentativo. L’arrangiamento orchestrale che costruisce l’ossatura del brano è anch’esso pregevole e sicuramente questo è l’episodio che rappresenta al meglio il disco.
Gli Shape Of Water però non sono solo un gruppo da canzoni radio-friendly e lo dimostrano piazzando a metà scaletta un brano pretenzioso fin dal titolo, che rende impossibile per un ascoltatore italiano non fare un paragone artistico con il sacro Giacomo Leopardi. A Silvia è una suite di nove minuti che introduce ritmiche prettamente metal in un contesto dove l’epicità si alza a livelli decisamente pomposi, citando in apertura addirittura i Led Zeppelin di Kashmir e proseguendo tra alti e bassi su un sentiero ai limiti del symphonic metal, senza raggiungere la perfezione sul ritornello ancora a causa di una voce troppo poco incisiva, ma rifacendosi invece nelle parti strumentali, dove la chitarra regala un bel momento solista. La coda di pianoforte chiude un brano tutt’altro che brutto o malriuscito, ma forse poco equilibrato e che posto a metà scaletta rischia di gravare sui brani seguenti.
Se l’eterogeneità mostrata dal gruppo non fosse sufficiente ecco che verso fine scaletta arriva The World Is Calling Me, che è praticamente un brano ricalcato su atmosfere proprie dei Tool, reinterpretate secondo lo stile di Capriotti e De Falco, che si fa apprezzare preso come episodio a sé, ma inserito nel contesto dell’album sembra essere leggermente fuori posto. Ma gli amanti di queste sonorità potranno apprezzare, anche se il “tributo” ai Tool risulta veramente eccessivo a tratti e questo è un aspetto tutt’altro che positivo.
La titletrack chiude l’album con un tocco di dolcezza cercando di tirare le fila di tutta l’opera.

Great Illusions è un disco che mostra una spiccata eterogeneità e voglia di stupire l’ascoltatore con soluzioni non scontate che prendono ispirazione da contesti diversi e talvolta anche agli antipodi. Nel complesso i dieci brani si lasciano ascoltare volentieri da una platea ipoteticamente vasta e variegata e come detto in apertura durante un lungo viaggio in auto questo disco potrebbe essere un piacevole compagno. Ci sono però alcuni difetti di cui gli Shape Of Water dovrebbero tenere conto per proseguire nel loro percorso: innanzitutto una voce che è gradevole in certi momenti, ma per nulla memorabile in tanti altri e poi una serie di influenze malcelate che in un contesto che punta all’originalità e all’innovazione risultano stucchevoli e al limite del cattivo gusto. Per il resto Capriotti e De Falco sono un duo che ha le idee chiare e che può fare cose notevoli; li aspettiamo al varco con nuova musica, mentre godiamo di quei bei momenti contenuti in Great Illusions.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
85 su 3 voti [ VOTA]
rob83
Domenica 21 Giugno 2020, 19.00.44
1
Grandissimi gli shape of water grande album secondo il mio punto do vista non sono d'accordo con il recensore si non e' da 90 o 100 ma e' sicuramente ben suonato e anche se c'e' da migliorare sicuro nel secondo album.vedremo cambiamenti! Forza ragazzi avanti cosi!
INFORMAZIONI
2020
Eclipse Records
Alternative Rock
Tracklist
1. Mars-X
2. Scar
3. Perfect Love
4. Still Karma
5. In Your Arms
6. A Silvia
7. Not All the Things
8. Five Days to Shine
9. The World is Calling Me
10. Great Illusion
Line Up
Rossano “Rox” Capriotti (Voce, basso, tastiere)
Luca De Falco (Chitarra, cori)

Musicisti ospiti
Marco “Lancs” Lanciotti (Batteria)
 
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