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Dining with Dogs - The Problem with Friends
22/06/2020
( 487 letture )
Confezionano un debutto corrosivo e opprimente questi Dining with Dogs, terzetto texano fondato nel 2017. Non si tratta però di una band di sprovveduti alle prime armi, ma di musicisti con vent’anni di esperienza: il gruppo nasce dalle ceneri dei The Dead See, gruppo locale attivo dall’inizio del secolo.

Rispetto allo sludge della band madre, i nuovi nati affinano parecchio la proposta, mantenendo il substrato di malessere tipico del genere, applicato però ad altre sonorità. Il basso spigoloso e saturo, potentemente in primo piano fin dall’opener Oddly Shaped Skull, le incursioni chitarristiche che spesso flirtano con rumore e dissonanza, la voce sofferente e un poco filtrata del cantante richiamano alla mente il noise rock aspro e pulsante di The Jesus Lizard e Shellac, la fonte d’ispirazione principale del gruppo di Austin. Presenti anche degli spunti post-metal, che guardano a certi passaggi soffocanti e ostili dei primi Isis, così come qualche scoria hardcore. Non proprio gli ingredienti più facili e concilianti, ma va detto che l’album non è privo di un certo retrogusto melodico che ne alleggerisce alquanto l’ascolto rispetto ad altri nomi che bazzicano questa popolosa nicchia. Una leggerezza comunque relativa, perché The Problem with Friends galleggia in una soffusa coltre di ansia e leggero malessere, che si mantiene agli angoli per tutta la mezz’ora abbondante della sua durata. Questa sensazione deriva anche dall’andamento dei brani, perennemente cadenzato e continuo, spesso ossessivamente monotono, come dimostra la claudicante Sweet Talkin’ Psycho e i suoi riff spezzati e dissonanti, affiancati anche da samples che aumentano la carica oppressiva della musica. Lo stesso mood pervade anche Apostate, inframezzata però da alcuni muscolosi affondi (post) hardcore, e specialmente la nerissima Snowflake. Il tutto è sferragliante e metallico, causa soprattutto l’aspra sezione ritmica in primo piano. Su questa pasta ribollente svetta la voce del cantante e chitarrista Mark Key, espressiva e sofferente, che ricorda in più passaggi il personalissimo timbro di Keith Caputo dei Life of Agony. Talvolta i Dining with Dogs adottano un registro più sognante, ma non meno allucinato. Puzzled parte come una nenia, salvo poi alternare l’arpeggio con un riffone scolpito, mentre la title-track mantiene uno stato di angoscia sospesa, stemperato in una coda più pacifica e ipnotica. Sacred Weapons e Spreading Thin mescolano questa componente sognante con il riffing ostico e dissonante dei primi episodi, per un risultato strisciante e intenso. Da notare infine la coda puramente noise e confusionaria della conclusiva Killing Machine, maniera più che adeguata di chiudere un tale lavoro, tra l’altro accompagnato da liriche plumbee, incentrate sulle difficoltà e la mancanza di scopo della vita moderna, fragile e discendente come il fiocco di neve a cui il titolo della canzone omonima fa riferimento.

Benché le influenze citate in apertura si ritaglino un posto di primo piano nel sound dei Nostri, i Dining with Dogs danno vita a una proposta sufficientemente personale e interessante, nella quale svetta tutta l’esperienza di questi musicisti navigati. Le componenti volatili e frastagliate che ne compongono la musica si uniscono infatti in una pasta potente, coerente e intensa, dove ogni strumento, aiutato anche dall’ottima produzione, trova la sua dimensione ideale. Se angoscia e malessere non mancano dal menu, The Problem with Friends si rivela globalmente più digeribile di tanti suoi colleghi, il che lo rende più avvicinabile anche da coloro che non sono avvezzi a queste esigenti sonorità.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Dirty City Studios
Post Metal
Tracklist
1. Oddly Shaped Skull
2. Sweet Talkin’ Psycho
3. Apostate
4. Puzzled
5. The Problem With Friends
6. Snowflake
7. Sacred Weapons
8. Fruit Of The Poison Tree
9. Spreading Thin
10. Killing Machine
Line Up
Mark Key (Voce, Chitarra)
Marcos Morales (Basso)
Josh Paul (Batteria)
 
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