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Black Rainbows - Cosmic Ritual Supertrip
22/06/2020
( 456 letture )
Ad ormai quindici anni dagli esordi, forgiati nel fuoco di numerose pubblicazioni e festival, tornano sulla scena i Black Rainbows. La formazione romana nel corso del tempo è riuscita a mantenere un livello medio discretamente alto e, forte di diverse partecipazioni a festival internazionali del filone stoner/psych, ha riscontrato un occhio di riguardo anche all'estero. Il trio stoner attinge a piene mani dai capisaldi del genere, come ad esempio gli Orange Goblin, senza disdegnare uno splash di sano space rock che rende la proposta più melodica e tendente al filone dello stoner psych piuttosto che a quello di retaggio più heavy. Anche il titolo del platter si posa su stilemi già noti, mentre risalta all'occhio la copertina tendenzialmente più chiara, colorata e luminosa dei suoi colleghi: una miscela di colori caldi, spiritualità indiana e spudoratezza rock.

Fin dalle prime note di At Midnight You Cry i nostrani calano gli assi in un richiamo abbastanza marcato alle strutture corte e aggressive dei Mötorhead, dove se al posto della voce di Gabriele Fiori ci fosse stato quella del buon Lemmy forse non avremmo mai dubitato se stessimo ascoltando la leggendaria band londinese o meno. Con Universal Phase il disco prosegue su un livello alto grazie a un mid-tempo azzeccato e più nei canoni di riferimento della formazione. La voce effettata si integra perfettamente fra i riff ostici che richiamano in parte alcune scelte melodiche degli Stoned Jesus, creando una proposta densa e prepotente. Radio 666 -oltre ad essere la stazione che tutti vorremmo nella nostra auto- calca territori più distesi e melodici, senza però rinunciare alla capacità di coinvolgere, soprattutto grazie a un ritornello che tende a rimanere facilmente nella testa dell'ascoltatore. Le pelli
di Filippo Ragazzoni aprono Isolation con un ritmo scandito e granitico, arricchito da vari frasi di chitarra blueseggianti. Dallo stacco a metà canzone in poi riecheggiano le chitarre di retaggio Zeppeliniano, in una versione molto rallentata ma chiaramente nello stile del riff portante di Immigrant Song. Isolation risalta come una delle migliori prove vocali di Gabriele Fiori, sfrontato, acido e dall'attitudine rocker fino al midollo. I nostri proseguono con un filone melodico ben preciso, rimanendo sulle stesse coordinate stilistiche dei brani precedenti con Hypnotized by the Solenoid. Il pezzo risulta meno riuscito nella parte iniziale, dandoci tuttavia una buona e longeva parte solista di chitarra -visto che fino ad ora non se ne sono viste molte- che da circa metà brano imperversa fino alla conclusione. Una bella boccata d'aria per gli amanti della sei-corde che ci traghetta a The Great Design, parentesi più lenta e ricca di lirismo che strizza l'occhio all'inizio di Hypnotized by the Solenoid chiudendo di conseguenza il cerchio con il brano precedente. Dopo una fase centrale di questo Cosmic Ritual Supertrip vagamente altalenante si riparte con il piede sull'acceleratore con Master Rocket Power Blast, brano strafottente e carico fin dalla prima battuta. L'amore per la spigliatezza del rock 'n roll e la sfrontatezza punk si miscelano ad un'impronta moderna e aggressiva, in quello che è un brano decisamente più godibile dei predecessori. Le chitarre graffianti e ululanti di Gabriele Fiori aprono Snowball direttamente dai migliori anni settanta, in un brano tipicamente stoner dove le valvole della distorsione della chitarra sono le protagoniste assolute. Bellissimo il passaggio in cui la band porta il brano verso la conclusione, ai tre minuti e quaranta secondi, nel quale la violenza della sei corde si attenua in un finale blues e desertico. I mid-tempo continuano ad emancipare la loro presenza tramite Glittereyzed, brano che nella prima metà esalta un forte gusto anni novanta -soprattutto dal punto di vista delle scelte melodiche- e che durante la seconda si va poi a perdere in una proposta già più nota. Tra stacchi prepotenti e il basso predominante di Fabio Mancini, Sacred Graal -pur carente di un momento particolarmente aulico risulta uno dei migliori brani ad essere portato in sede live, per via della sezione ritmica coinvolgente e una serie di cliché del genere perfettamente amalgamati. Le chitarre acustiche che aprono Searching For Satellites Part I & II sono quella ventata di aria fresca di cui probabilmente avevamo bisogno già da un paio di brani: seppur la canzone sia tendenzialmente fuori dai canoni del disco, risulta uno di quelle che più di altre lascia la voglia di essere riascoltata. Gli inserti di tastiere e i numerosi effetti utilizzati emancipano il lato space rock dei Black Rainbows, offrendo una nota di varietà consistente anche grazie a un bel solo di chitarra acustica. Con Fire Breather si conferisce spazio a quelli che sono davvero gli ultimi fuochi di questo Cosmic Ritual Supertrip: un omaggio all'heavy acido dei Black Sabbath, arricchito da un approccio al riffing decisamente più moderno e sfrontato.

Forte di una produzione professionale e buona, l'ultima fatica dei Black Rainbows risulta un lavoro omogeneo e coeso, proprio come un buon disco dei -già citati in apertura- Mötorhead. Fra una traccia e l'altra, soprattutto verso il finale manca leggermente il senso di varietà che ci si aspetta da un disco che porta questo nome: si poteva infatti osare di più sul versante psych/space rock, soprattutto in relazione alle aspettative che ci si fa osservando la bella copertina e un titolo così esuberante. Nonostante questi spunti di miglioramento, Cosmic Ritual Supertrip è un disco godibile e che -nella sua semplicità- si fa riascoltare sempre piacevolmente. Mancano alcuni momenti di stupore stravolgente, probabilmente anche per l'eccesso di coesione fra i brani proposti, ma senz'altro la schiettezza di questo lavoro è anche uno dei suoi punti forti che lo rende adatto a numerosi contesti. Non aspettatevi il capolavoro del duemilaventi del genere, ma senza ombra di dubbio un platter solido tanto quanto la band romana che -ad oggi- rimane una certezza nel panorama stoner italiano.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
87.28 su 14 voti [ VOTA]
luigi
Lunedì 6 Luglio 2020, 8.53.27
10
Ennesimo buon disco di questa band di punta del egnere. Però forse un passettino indietro rispetto al recente passato...boh sarà che non colgo grandi novità. voto 65
Epic
Sabato 4 Luglio 2020, 0.43.15
9
Che goduria, lo ascolto da settimane, ruvidissimo. Meno intenso rispetto ai precedenti album, più diretto. Band di assoluto valore, tra i migliori al mondo nel settore. Poi con questo caldo è ciò che desidero.
God of Emptiness
Giovedì 2 Luglio 2020, 17.37.58
8
Che chicca, acidissimi e grassezza dei suoni. Voto 80 e dio benedica lo stoner!
Zess
Venerdì 26 Giugno 2020, 14.18.55
7
Fanno ancora le cover dei Kyuss?
McCallon
Giovedì 25 Giugno 2020, 1.05.17
6
Bel disco, mi trovo in linea con la recensione, forse appena più basso a livello di voto ma si sa, il voto è un numero che non necessariamente riesce ad esprimere adeguatamente quanto fatto provare dall'ascolto di un disco. 72 per me, per quello che vale.
tartu71
Mercoledì 24 Giugno 2020, 19.10.44
5
aggiungo che ho quasi tutti gli album e questi ragazzi migliorano sempre di piu'
LORIN
Mercoledì 24 Giugno 2020, 19.00.58
4
visti per la prima volta l'anno scorso, concerto bellissimo e questo album, come tutti gli altri, di altissimo livello.
InvictuSteele
Martedì 23 Giugno 2020, 23.53.05
3
Una delle più grandi Stoner metal band al mondo. Ennesimo discone, questa volta meno tendente alla psichedelia e più diretto, come i primi lavori. Voto 78
tartu71
Martedì 23 Giugno 2020, 11.06.29
2
lo sto acoltando in questi giorni, bel disco
mauri
Martedì 23 Giugno 2020, 10.43.27
1
visti piu volte dal vivo sono un ottima band
INFORMAZIONI
2020
Heavy Psych Sounds Records
Stoner
Tracklist
1. At Midnight You Cry
2. Universal Phase
3. Radio 666
4. Isolation
5. The Great Design
6. Hypnotized by the Solenoid
7. Master Rocket Power Blast
8. Snowball
9. Glittereyzed
10. Sacred Graal
11. Searching for Satellites Part I & II
12. Fire Breather
Line Up
Gabriele Fiori (Voce, Chitarra)
Edoardo “Mancio” Mancini (Basso)
Filippo Ragazzoni (Batteria)
 
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