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Cro-Mags - In The Beginning
25/06/2020
( 512 letture )
Tra le poche notizie positive del 2020 c’è sicuramente quella del ritorno sulle scene di uno dei pilastri dell’hardcore newyorkese: Mr. Harley Flanagan, l’uomo immagine dei Cro-Mags ed ora anche legalmente detentore del nome e del marchio di quella che a tutti gli effetti è la sua creatura, con buona pace di John Joseph e Mackie Jayson, ormai dediti interamente ai loro Cro-Mags JM. Vent’anni sono passati dall’ultimo album della band, quel Revenge che non lasciò il segno quanto sperato, tanto da far ricadere gli hare krishna del punk in un oblio più o meno indeterminato, almeno fino ad oggi. Vero è che Flanagan non è mai stato con le mani in mano in questi anni, prima fondando gli Harley’s War e in seguito, in questi ultimi anni, suonando con il proprio progetto solista a suo nome; senza dimenticare quel Reincarnation del 1995, unico album firmato dai suoi White Devil. Nel 2016 poi il bassista e cantante newyorkese ha pubblicato la propria autobiografia intitolata Hard-Core Life Of My Own, che costituisce un buon compendio della scena punk e hardcore americana negli anni ’80 vissuta dall’interno.

Ripresa quindi la proprietà assoluta della band e di nuovo deciso a donare al mondo una sana scarica di hardcore metallizzato alla vecchia maniera, Flanagan ha dapprima testato il campo con due Ep nel corso del 2019 e nel giugno di quest’anno ha deciso di far uscire il sesto album a nome Cro-Mags dal 2000 per l’appunto. Per registrare In The Beginning il frontman ha chiamato con sé una line-up di tutto rispetto che vede alle chitarre Gabby Abularach, già presente in quell’Alpha-Omega del 1993, e un’icona come Rocky George, indimenticato chitarrista dei Suicidal Tendencies, che porta quel tipo di influenze in questo album, spesso in maniera determinante per il risultato finale, molto più di quanto fatto su Revenge, che già lo vedeva in formazione. Ultima menzione per Garry “G-Man” Sullivan alla batteria, storico compagno di Flanagan nei suoi progetti fin dal 2004. La formazione messa in piedi per i Cro-Mags del 2020 funziona e funziona anche molto bene, tanto che le sonorità principali di In The Beginning riportano per certi versi ai tempi d’oro della band, sul calare degli anni ’80, piuttosto che a quelli più recenti di Revenge, e dove il d-beat si mescola con suoni più prettamente metal dominati dalla voce cavernosa di Flanagan, che svetta tonante a mo’ di Lemmy dell’hardcore (e il riferimento non è casuale). Importantissimo è anche l’apporto delle chitarre, che non si limitano a sorreggere la sezione ritmica, ma si prodigano anche in pregevoli momenti solisti, come in From The Grave o No One’s Coming, uno dei brani migliori dell’album.

Sicuramente Harley Flanagan porta con sé tutta l’esperienza dei suoi lavori solisti più recenti e il disco si muove per buona parte in territori vicini al sound degli Harley’s War - band in cui vi era già Rocky George alla chitarra - con in più una ritrovata vena smaccatamente punk filtrata però attraverso la lente metal dei Motörhead. Il risultato di un simile connubio si ritrova nella finale There Was A Time, dove il tributo a Lemmy e compagni diventa manifesto. Ma se non bastasse ciò, ecco che troviamo niente meno che Phil Campbell alla batteria in No One’s Victim e il cerchio si chiude definitivamente. In The Beginning ha delle ottime carte da giocare, ma pecca un po’ in prolissità: certamente in un disco dei Cro-Mags non si ricercano innovazione o sorprese di chissà quale entità, ma il paradosso è che invece qui ci sono momenti davvero interessanti e talvolta inediti, annacquati però da alcuni brani molto simili tra loro come struttura e stile che vanno ad appesantire un lavoro che, se sfoltito di almeno tre brani, sarebbe potuto essere veramente notevole. Il momento più particolare del disco ad esempio è messo in fondo alla scaletta e avrebbe meritato un posto più vantaggioso, perché Between Wars è una strumentale di rara intensità che rende protagonista il violoncello di Carlos “Lamont” Cooper, musicista di strada con un passato nelle gang notato da Flanagan durante un’esibizione nella NYC Subway e chiamato a suonare su questo brano dopo aver instaurato una buona amicizia. L’importanza della “strada” è ancora tenuta in gran considerazione dal frontman della band, che decide infatti di sbattere in copertina il C-Squat situato a Manhattan, sede di tanti dei più importanti momenti creativi del cantante e della scena HC americana negli anni ’80. In un qualche modo Flanagan e i suoi compagni hanno voluto omaggiare anche alcuni dei musicisti che hanno contribuito a fondare quel movimento così importante ed ecco che quindi Ptsd richiama i ritmi impazziti dei Suicidal Tendencies e The Final Test, con la sua voce filtrata e sospesa, puzza clamorosamente di Bad Brains. Meno riuscito l’esperimento crossover di Two Hours, che riesce sì a suonare minaccioso con le sue strofe rappate colme di “motherfucker”, ma che alla lunga risulta stucchevole, pur durando poco più di due minuti.

Per chiudere bisogna anche sottolineare l’ottima produzione che accompagna i brani di In The Beginning a cura di Arthur Rizk, sicuramente pulita e quasi troppo pettinata per un disco hardcore, ma che riesce ad essere contemporanea e contemporaneamente a non suonare finta e soprattutto non toglie nulla all’impatto e all’aggressività complessiva dell’opera. La voce di Flanagan non sarà oggi la miglior voce in questo genere, questo è vero, ma il nostro si difende bene e il resto della band esegue in modo egregio i propri compiti. Inutile infine andare a ricercare le stesse sensazioni e lo stesso suono di dischi leggendari come The Age Of Quarrel o Best Wishes e anche solo azzardare un paragone risulta insensato, dopo più di trent’anni da quei dischi. Lo spirito però è rimasto e sebbene Harley Flanagan sia passato dagli squat e dal vegetarianismo ai tribunali e alle cause legali, la voglia di sputare la propria rabbia attraverso quella musica che egli stesso ha contribuito a creare è immutata: storie provenienti dalla strada, inni a sopravvivere alle avversità della vita e denunce verso guerre e violenze di ogni genere, di questo parlano i Cro-Mags nel 2020 e nel farlo riescono ancora ad essere decisamente credibili. L’hardcore brucia ancora a New York.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
65 su 1 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Venerdì 3 Luglio 2020, 20.40.38
6
Commenterò solo dopo aver letto la recensione- se mai la farete- di The Age Of Quarrel, uno scandalo musicale, il fatto che ancora non ci sia su questo sito
Andrea
Giovedì 2 Luglio 2020, 9.54.30
5
Grande Harley, BJJ blackbelt under Renzo Gracie
Cesarione
Mercoledì 1 Luglio 2020, 15.12.35
4
NY FUCKIN HC E BASTA!
Silvia
Martedì 30 Giugno 2020, 18.00.28
3
A primo impatto sembra un album veramente buono, alcuni pezzi mi paiono gia' dei piccoli anthem. Ritornero' dopo altri ascolti x un giudizio piu' approfondito. Come dice @Alex "L’hardcore brucia ancora a New York"!
Bob
Lunedì 29 Giugno 2020, 12.33.49
2
Lunga vita ai cro-mags
Er colica (più vecchio e acciaccato)
Giovedì 25 Giugno 2020, 20.23.36
1
Ritorno col botto e ci voleva dopo anni di storielle ridicole finalmente la sostanza
INFORMAZIONI
2020
Arising Empire
Hardcore
Tracklist
1. Don't Give In
2. Drag You Under
3. No One's Victim
4. From The Grave
5. No One's Coming
6. Ptsd
7. The Final Test
8. One Bad Decision
9. Two Hours
10. Don't Talk About It
11. Between Wars
12. No Turning Back
13. There Was A Time
Line Up
Harley Flanagan (Voce, basso)
Gabby Abularach (Chitarra)
Rocky George (Chitarra)
Garry “G-Man” Sullivan (Batteria)

Musicisti ospiti
Carlos “Lamont” Cooper (Violoncello su traccia 11)
Phil Campbell (Batteria su traccia 3)
 
RECENSIONI
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Legend Club, Milano (MI), 09/12/17
 
 
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