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Moonsorrow - Tulimyrsky
27/06/2020
( 548 letture )
Il marchio Moonsorrow significa prima di tutto una cosa: qualità. Se si ama il genere e non si è vissuti sotto una roccia non serve neppure spiegare il perché, la si può definire una verità rivelata, per la cristallina chiarezza con cui appare alle orecchie del buon ascoltatore. Per tutti coloro che hanno dimorato in una caverna hobbit o qualcosa del genere basti sapere che la band finlandese non ha mai sbagliato un colpo; anzi, non ha mai prodotto nulla che fosse al di sotto della soglia dell'eccellenza. Inoltre, e qui il divario rispetto a tante altre ottime realtà, ha inserito complessità strutturale e concettuale, una vena prog potremmo dire, in un genere, quello del folk-viking metal, abituato a soluzioni molto più dirette e lineari. Il tutto senza mai chiudersi in tecnicismi fine a sé stessi e senza trasformarsi in una realtà unicamente sperimentale, ma mantenendo sempre il gusto per melodia ed epicità nonché per una componente non solo tecnica, ma evocativa del genere.

Il protagonista della recensione di oggi non appartiene ai grandi classici della band: è anzi "solo" un EP, per quanto la durata si estenda oltre i sessanta minuti. Il motivo per cui non si parla dunque di un vero è proprio full-length è che sul disco in questione è presente un solo inedito, più un paio di cover e due brani storici ripescati dalle prime demo dei nostri, qui migliorati e rivisitati. Il cuore di questa release è dunque quell'unica traccia inedita, il colosso da trenta minuti che dà il nome all'album: Tulimirsky. Anche il giudizio sull'album verte maggiormente intorno a questa suite, dato che, sul piatto della bilancia, pesa molto di più rispetto ai brani successivi, considerato che appunto si parla di cover e rivisitazioni. Prima di passare al piatto forte meglio sbrigare l'ordinaria amministrazione, dunque: le cover proposte dai Moonsorrow sono For Whom the Bell Tolls, dei Metallica e Back to North, dei Merciless. C'è da ammettere innanzitutto che qui, quantomeno, si esce dal semplice omaggio al lavoro e dallo sterile esercizio tecnico altrui grazie al completo riarrangiamento dei pezzi. Il risultato è che entrambi i brani risultano quasi irriconoscibili, completamente reinventati e messi al servizio del sound dei finlandesi, che ne reinventa strutture e melodie in chiave squisitamente epica. Taistelu pohjolasta e Hvergelmir sono invece entrambi pezzi proprietari della penna dei Moonsorrow, provenienti però da due demo giovanili e qui reinterpretati. Il primo risale a Tämä ikuinen talvi, il secondo a Metsä, entrambi usciti nella seconda metà degli anni novanta. Contrariamente alle cover, che, per quanto interessanti, lasciano un po' il tempo che trovano, qui ci troviamo davanti ad un'operazione interessantissima, sia a livello musicale che storico. Rimodellati dall'ormai maturata esperienza compositiva di Sorvali e compagni i brani evidenziano innanzitutto le radici e le influenze primigenie della band, che mai nei lavori successivi suona così tanto "norvegese". I tappeti di blast beat, le melodie cupe ed essenziali ed il riffing debitore della scuola black di metà anni novanta fanno sembrare questi pezzi usciti direttamente dai primi Enslaved o Borknagar, muovendosi su coordinate più feroci ed aggressive di quanto siamo abituati ad ascoltare oggi da parte dei finlandesi.

Veniamo dunque alla title track, la principale se non unica ragione per cui esiste questo EP. Forti delle esperienze dei dischi precedenti i Moonsorrow si cimentano con una suite mastodontica, trenta minuti pieni di potenza evocativa allo stato puro, e forse considerabile uno di quelli fra i punti più alti della carriera dei nostri. Tulimyrsky significa "Tempesta di Fuoco" ed è letteralmente una tempesta che si abbatte sull'ascoltatore: un brano che, forse ispirato dal recupero dei pezzi delle demo sopra citati, suona incredibilmente ruvido e "vecchia scuola", sia nelle sonorità che nelle soluzioni proposte. Questo però, non va a significare semplificazione, anzi. Ci si trova infatti davanti ad un brano che, per complessità strutturale, si trova ai vertici della discografia dei Moonsorrow, forte di bellissimi incastri fra le diverse sezioni e lontano anni luce dalla semplicità della forma strofa-ritornello. La narrazione, interpretata dal timbro profondo dell'attore Turkka Mastomäki, scandisce gli intervalli fra le diverse parti della suite e funziona da filo conduttore dell'incredibile dinamismo del brano. Il sound più ruvido e diretto della produzione ben si sposa con i blast beat che dominano larghe parti della composizione e non stona quando questi lasciano il posto alle sezioni epiche, giocate su tempi solenni e marziali, tipici della produzione della band. La sezione centrale del brano, giocata su intermezzi acustici e melodie drammatiche, viene valorizzata dallo splendido e caratteristico growl di Tomi Koivusaari, ospite d'eccezione, dato che dopo aver dato la voce ai capolavori della prima parte della carriera degli Amorphis aveva deciso di abbandonare il cantato per dedicarsi completamente alle sei corde. Il picco emotivo della parte centrale di questa suite si riaccende drammaticamente nel finale, nei blast beat che cedono ancora una volta il posto a ritmiche più moderate, prima di spegnersi definitivamente sull'onda dei cori maschili che accompagnano la chiusura del brano. Nonostante proponga solo un inedito rispetto al passato, i trenta minuti della title track fanno entrare di diritto Tulimyrsky nella collezione di gioielli presenti sulla corona dei finlandesi Moonsorrow.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
80.5 su 2 voti [ VOTA]
Cristiano Elros
Giovedì 2 Luglio 2020, 0.06.13
4
Forse la canzone migliore mai composta dalla band, ed è anche difficile scegliere vista la qualità di ogni loro album. Che poi, canzone, questa è un'Opera! Se ne potrebbe parlare a lungo. Comunque belle anche le cover, personali e adattate allo stile della band, come dovrebbe essere. Interessanti pure le canzoni "giovanili", mi sanno molto di Emperor o comunque sì, di Black norvegese.
Voig
Martedì 30 Giugno 2020, 13.27.56
3
Quoto voto (che anch' io alzerei comunque di qualche punto) e commenti. Band immortale che non sbaglia neanche un colpo e questa traccia (con tutto rispetto per cover e pezzi vecchi) non fa eccezione, epicità a livelli stellari
Cerberus
Martedì 30 Giugno 2020, 8.37.48
2
Voto da alzare...la title track è mastodontica, i remake dei pezzi demo hanno dei blast da paura e le cover sono ottime reinterpretazioni, soprattutto Back to North. Sarebbe bello risentire Henri Sorvali in pulito anche in futuro
Halo
Sabato 27 Giugno 2020, 14.53.15
1
Che brano incredibile Tulimyrsky. Qui c'è solo da sdraiarsi, premere play, chiudere gli occhi e viaggiare con la mente. Voto giustissimo, forse lo alzerei anche di 3-4 punti.
INFORMAZIONI
2008
Spinefarm Records
Viking
Tracklist
1. Tulimyrsky
2. For Whom the Bell Tolls (Metallica cover)
3. Taistelu pohjolasta
4. Hvergelmir
5. Back to North (Merciless cover)
Line Up
Ville Sorvali (Voce, Basso)
Henri Sorvali (Chitarra, Tastiera, Cori)
Mitja Harvilahti (Chitarra, Cori)
Markus Eurén (Tastiera)
Marko Tarvonen (Batteria)
 
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