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Obliveon - Nemesis
27/06/2020
( 266 letture )
Tra I primissimi precetti che ebbi modo di metabolizzare sin da ascoltatore alle prime armi di musica dura vi è di sicuro la presenza di annate fondamentali per l’evoluzione del metal. Pensiamo per esempio al 1980 per il metal tradizionale o, per meglio dire, la NWOBHM, al 1986 per il thrash metal e ancora, il biennio 1991-1993 per il death metal. All’epoca questo genere era in piena espansione e stava raggiungendo non solo il picco di popolarità, ma soprattutto stava ponendo le basi per l’espansione dei confini del genere stesso, osando e sperimentando soluzioni all’avanguardia che di fatto continuano a fare scuola ancora oggi. Pensiamo per esempio all’ondata statunitense: Death, Morbid Angel, Obituary, Autopsy e Atheist. Anche in Europa la scena era viva e attiva, con gli inglesi Carcass e Bolt Thrower, gli olandesi Pestilence e Asphyx o alla sterminata schiera di band della scena svedese. Sono gli anni di album imprescindibili come Human e Individual Thought Patterns, Blessed Are The Sick e Covenant, World Demise, Mental Funeral, Unquestionable Presence ed Elements, Testimony of the Ancients e moltissimi altri. Può capitare ovviamente che in un’eruzione di tale portata, qualche detrito più pesante sia rimasto indietro e non abbia pertanto goduto della stessa fortuna, prestigio e fama dei titoli menzionati. Magari non tanto per la qualità della musica quanto per la poca esposizione e soprattutto per il fatto di uscire al momento giusto, ma nel luogo sbagliato. È il caso dei canadesi Obliveon, autori di nicchia che proprio tra il ’90 e il ’93 pubblicarono due gemme rimaste praticamente sconosciute come From This Day Forward e Nemesis.

La musica dei canadesi, senza girarci troppo attorno, è puro e semplice death metal, ma venato da un’attitudine per la composizione di riff abbastanza complessi e pesantemente influenzati dall’ondata del thrash tecnico largamente diffusasi proprio sul finire degli anni ottanta. Nonostante i pezzi siano incentrati sulla varietà dei riff e di un discreto numero di cambi di tempo, bisogna però sottolineare come il songwriting sia sempre asciutto e votato alla costruzione di pezzi di sostanza che sappiano arrivare al punto. Per capirci meglio, gli Obliveon sembrano la risposta naturale ai Nocturnus, sia per l’approccio schizzato alle composizioni, anche se privo delle atmosfere stralunate delle tastiere, sia per l’immaginario da incubo fantascientifico ben evidenziato dall’ artwork -reso ancora più evidente in From This Day Forward- e dai testi. Nemesis è un lavoro di discreta fattura, onesto per attitudine e intenti: pur non presentando dei veri e propri capolavori, gli otto pezzi in esso contenuto hanno tiro, dinamismo e quasi tutti contengono delle intuizioni pregevoli, anche se saldamente ancorate all’ortodossia thrash/death. Gli otto brani presenti sono di livello e proseguono il discorso intrapreso nel primo disco. Sono canzoni in cui spicca maggiormente il gusto per un riffing tecnico, isterico e serrato, vorticoso, cromatico e sorretto da una sezione ritmica sempre tiratissima. Le intuizioni sonore cui è impostato l’intero disco potrebbero far sovvenire alla mente più di un parallelo con i coevi Death di Human. Il paragone con la band di Chuck Schuldiner, precisiamolo, è una suggestione dovuta principalmente alla stretta concomitanza temporale tra l’esordio degli Obliveon (che ricordiamo è del 1990) e il quarto disco della band statunitense, con la conseguente opera seconda dei canadesi. Tutto questo per dire che, a conti fatti, è attribuibile agli autori di Nemesis uno spirito pionieristico, decisamente in linea con molte delle proposte death metal della prima metà degli anni novanta. I momenti migliori sono concentrati tutti tra il segmento che va da Obscure Mindways a Estranging Abductions: sono i pezzi dove vengono messe in campo le idee più riuscite, inanellate a formare un percorso sonoro contorto non privo d’interesse per chi volesse riscoprire certe sonorità old school. La titletrack, The Thinker’s Liar e Strays of the Soul invece sono tre buoni prodotti che tengono botta col resto del lavoro e, nonostante non contengano drastiche cadute di tono, perdono però qualche punto rispetto agli altri titoli in quanto un filino prolissi e ridondanti nei riff.

Nel complesso, a distanza di oltre venticinque anni dalla sua uscita, Nemesis degli Obliveon rimane un disco notevole, anche se irrimediabilmente bloccato nell’epoca di cui è figlio. Se contestualizzato nel periodo della sua uscita ne guadagna certamente valore, ma pecca di longevità rispetto ai classici del genere citati a inizio recensione, decisamente freschi ancora oggi. L’impressione generale è che l’album, nonostante la sua bontà, si piazzi appena un gradino sotto From This Day Forward, debutto veramente ispirato e con delle intuizioni musicali più a fuoco. Gli Obliveon, in altre parole, sono la classica band che è arrivata già matura al debutto, con idee, inventiva e capacità per poter fare grandissime cose, ma che però si è un po’ persa per strada dopo il secondo lavoro. Il qui recensito Nemesis infatti, già mostrava i primi sparuti segnali di uno spostamento sempre più deciso dal techno death dell’esordio verso sonorità death/thrash/groove che ne hanno minato la personalità relegandoli ad un ruolo di onesti gregari a vita.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
74.5 su 2 voti [ VOTA]
Galilee
Sabato 27 Giugno 2020, 14.14.11
1
Grande band questi Obliveon. Il debutto è una piccola perla, ma anche questo è molto piacevole. Più sperimentale e moderno e forse un pò meno personale. Non un must, ma qualche ascolto lo merita. Il debutto invece va preso per forza.
INFORMAZIONI
1993
Autoprodotto
Death
Tracklist
1. Nemesis
2. The Thinker’s Lair
3. Obscure Mindways
4. Dynamo
5. Frosted Avowals
6. Factory of Delusions
7. Estranging Abduction
8. Strays of the Soul
Line Up
Stéphane Picard (Basso, Voce)
Martin Gagné (Chitarra)
Pierre Rémillard (Chitarra)
Alain Demers (Batteria)
 
RECENSIONI
83
 
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