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Creature (FRA) - Ex Cathedra
27/06/2020
( 292 letture )
Terzo full lenght in tre anni, Ex Cathedra è il primo disco della one man band bretone Creature pubblicato dall’italiana I, Voidhanger Records, sempre molto attenta alle proposte internazionali dotate di un particolare estro creativo. Dopo due dischi rilasciati indipendentemente, come si sarà comportato il giovane polistrumentista Raphaël Fournier, alla sua prima grande esperienza in carriera? Possiamo già dire in apertura, contravvenendo ad uno dei fondamenti del buon recensore, che Ex Cathedra è un album molto valido ed interessante. Ciò che si nasconde dietro una copertina geometrica molto suggestiva -curata dallo stesso Fournier- è poco più di un’ora di progressive black metal senza compromessi, senza vie di mezzo.

Tutto l’impeto creativo del musicista francese viene lasciato fluire nelle dieci canzoni del disco, nel quale chiare sono le influenze di band come Haken, dei progetti di Devin Townsend e, in generale, di quelle realtà che propongono un prog metal epico e di ampio respiro. Fournier, artista quasi solipsista che delega poco o nulla a terze parti, mostra una grandissima maturità e dimestichezza con la materia trattata. Il rischio di realizzare un disco progressive raffazzonato e sconclusionato è sempre molto alto, anche per maestri del genere (qualcuno ha detto Distance over Time?), e lo è ancor di più se si è da soli ad affrontare una massa musicale così densa e ricca come quella di un disco fondamentalmente prog. Il polistrumentista bretone si rivela un talento nella scrittura sì ostica -ben più di un ascolto è necessario per far proprio Ex Cathedra- ma assai gradevole. Ciò si deve anche alla saggia decisione di non sbrodolarsi addosso, limitando la durata delle canzoni: solo due brani, infatti, eccedono i dieci minuti, le conclusive Atlantis (11:20) ed Ethernellment (10:34), mentre tutti gli altri si non superano i sette minuti. L’ascolto così non è messo alla prova dalla durata ma dalla stratificazione di diverse influenze. Quella del progressive, infatti, non è l’unica fragranza che si avverte in Ex Cathedra ma, insieme a questa, è molto evidente anche quella del black metal sinfonico, a metà strada tra quello austero dei primi Emperor e quello più pomposo dei Dimmu Borgir di Death Cult Armageddon. Questi sono i due principali ingredienti che compongono la ricca pietanza di Creature ai quali, tuttavia, si accompagnano anche numerosi altri elementi, più timidi e fugaci, come la musica pop.

La qualità generale delle singole canzoni è più che discreta ed alterna picchi di grandiosità (Le Roi Zogue) a ben più rari momenti meno ispirati e poco riusciti (Neo Habilis). Le danze sono aperte dalla ammaliante Fugue en Sol Mineur, nella quale è possibile udire passaggi che ricordano alcuni degli Haken di Acquarius e, in particolare, della canzone Celestial Elixir. Cambi di ritmo, momenti distesi, accelerazioni, tappeti di flauti (affidati ad una dei pochissimi guest e quella più presente, Perrine Neulet) ed ottoni, tutto questo e molto altro si avvicenda in questi sei minuti: una partenza che detta la linea dell’album e che è in grado di catturare sin da subito l’attenzione dell’ascoltatore. Poco black metal, in Fugue en Sol Mineur, ma non disperate: la breve “zÑ5♦mı (no, non è un errore di scrittura, è proprio questo il nome del brano) parte con l’acceleratore pigiato e mantiene un ritmo assai elevato, dosato alla perfezione e bilanciato magistralmente dalla contenuta durata della canzone. L’Odyssée Hyperpropulsée parte piano, con un climax che esplode in una prima sezione che riporta alla mente i migliori Dimmu Borgir nei quali si incunea timidamente qualche sprazzo di Cradle of Filth. In questo brano si rende evidente l’intelligenza di Raphaël Fournier, che non vuole fare musica elitariamente ma saggiamente difficile, non si pone con un atteggiamento “snob” all’atto di creazione. In questo brano possiamo trovare alcuni dei riff più melodici e dei ritornelli più orecchiabili dell’intero album, senza risultare banale o ruffiano: non è comunque una canzone di facile assimilazione. Un pianoforte malinconico apre la successiva Involution – Expectations, nei cui primi due minuti il metal tace, per poi abbandonarsi a ritmiche sincopate dal sentore squisitamente prog metal moderno, a tratti vicine al djent. Note Anticosmique è una instrumental affascinante e ben suonata che, tuttavia, lascia una sensazione di superfluo: una buona canzone in sé ma poco funzionale nell’organico del disco che ripropone quanto già sentito nelle precedenti quattro tracce, con l’unica differenza dell’assenza della voce. Anche la successiva Neo Habilis convince poco pur essendo ben suonata e, sicuramente, non una brutta canzone. Nuovamente, come la precedente, suggerisce all’ascoltatore una sensazione di già sentito che, indipendentemente dalla buona fattura del brano, ne inficia pesantemente la qualità finale nella totalità del disco.

Fortunatamente, dopo due episodi che segnano un’inflessione nello sviluppo di Ex Cathedra, il Nostro si riprende con Le Roi Zogue, una canzone dall’atmosfera quasi cinematografica nella quale pare udire influenze degli olandesi Epica. Una carica drammatica ed apocalittica pervade ogni nota di quello che potremmo definire senza troppe remore come il miglior brano finora. Anche La Brièveté de l’Aphélie aiuta Fournier a risalire la china dopo la caduta di poco prima, grazie ad una composizione molto equilibrata in cui lo stimolo distruttivo proprio del black metal si fonde magistralmente all’afflato magniloquente delle orchestrazioni sinfoniche eleganti ed intriganti. Dopo il brano più breve del lotto, si spalanca dinnanzi all’ascoltatore quello più lungo ed impegnativo. Perché a tutto ciò che già abbiamo udito in precedenza si aggiunge un ulteriore strato, orientato verso la musica pop, con una incursione nel rap, sorretta da una drum machine dal suono metallico e meccanico. I cambi di ritmo e tempo si sprecano nel corso dei quasi 12 minuti ed offrono un’invidiabile varietà che pervade anche la successiva e conclusiva Éthernellement. È, questo, il brano più dinamico e coinvolgente del lotto, quello nel quale l’estro di Fournier viene lasciato maggiormente libero di manifestarsi. Forse troppo libero, la carne messa sul fuoco di quest’ultima traccia è moltissima e, alla lunga, potrebbe risultare difficile da digerire. MA. Perché c’è un ma. E questo ma è il seguente: la bassa digeribilità è, qui, sinonimo non di mappazzone, come direbbe un noto chef e personaggio televisivo, ma di varietà, di fantasia, di talento. La voce è qui messa da parte, relegata ad un ruolo secondario, per dare risalto all’abilità puramente musicale del polistrumentista, che fa vedere con Éthernellement i muscoli. E fidatevi: questi muscoli sono tanti e massicci.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
I, Voidhanger Records
Black / Prog
Tracklist
1. Fugue en Sol Mineur
2. “zÑ5♦mı
3. L’Odyssée Hyperpropulsée
4. Involution – Expectations
5. Note Anticosmique
6. Neo Habilis
7. Le Roi Zogue
8. La Brevité de l’Aphélie
9. Atlantis
10. Éthernellement
Line Up
Raphaël Fournier (Tutto)

Musicisti Ospiti:
Alexis Bertran (Voce nella traccia 7)
Perrine Neulet (Flauto)
Maria Grigoryeva (Violino nella traccia 9)
 
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