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Supernaughty - Temple
02/07/2020
( 489 letture )
Quattro rockers che fondono sapientemente stoner e grunge devono essere necessariamente americani? A quanto pare no, i Supernaughty sono qui a dimostrarcelo. Musicisti livornesi che suonano con la convinzione di chi sa di stare facendo la cosa giusta; una consapevolezza insolita per una band underground. Essi vivono con una sorta di credo, venerando tutto ciò che è uscito dai 90 come fosse un Vangelo da seguire. Il mix di suoni prodotto dal gruppo risulta tanto nostalgico quanto convincente e credibile. Nonostante i nostri si siano formati soltanto nel 2014 il bagaglio culturale/musicale è palesemente proveniente dalla decade dei gruppi di Seattle, dal massiccio uso di chitarre distorte e malate tipico dei gruppi "sudisti", da una venatura lieve ma allo stesso tempo intensa da doomster consumati. Temple, secondo album dei toscani, possiede poi un pregio: non si accontenta, non si limita a nuotare nelle torbide acque suddette bensì prende sempre più il largo sulle battute conclusive, trovandosi in balia delle onde nelle ultime tre tracks, lì ove la ricercatezza tecnica risulta un efficace tentativo di staccarsi dalla propria proposta per andare a rinfrescarsi in luoghi "alternativi".

L'avvio sprezzante e caotico affidato a The Way I Wish to Die, complice un ultimo minuto scoppiettante esclusivamente strumentale, ci presenta subito una precisa caratteristica della band, ovverosia quella di esaltarsi negli ultimi secondi del brano ma è con il terzetto successivo che s'incomincia a fare sul serio. Biogrinder affonda gli artigli sulla pesante sezione ritmica (basso e batteria svolgono un lavoro martellante esemplare) per poi diramarsi sulla bella parte strumentale finale, estremamente sostanziosa. Hellboar propone pachidermici refrain mentre la batteria viene fracassata dalle bacchette di Alessio Franceschi; ancora una volta è in ultima istanza che i Supernaughty regalano i momenti migliori con un insieme di cori raggelanti che riprende alcuni lavori dei Queens of the Stone Age. La terza randellata s'intitola Warehouse Demon: le oscure chitarre dilaniano i timpani, il basso lento e vibrante rimarca l'affezione per il doom, nel frattempo un completamente a suo agio Angelo Fagni disegna trame d'incanto attraverso una prova canora offuscante. L'atmosfera cupa creata su Plug dai campionamenti del tecnico del suono Niccolò Mazzantini si rivela un'apertura quantomai felice ad una fase maggiormente alternative e se possibile migliore. La title track riapre le danze con una cattiveria ed una nota disperata finora nascosta (gli Alice in Chains sono dietro l'angolo), il chorus e le vagheggianti armonizzazioni presenti ne sono l'emblema. Here Comes the Argonauts prosegue da dove si era interrotta Temple, cioè dalla scarica adrenalinica monumentale appannaggio di tutta la band. Chitarre noise, basso monumentale e batteria fortemente tecnica per un superpezzo, un ibrido tra Black Sabbath e Tool fortemente riuscito. Il chorus esplosivo accresce la voglia di aumentare incontrollabilmente il volume. BiGB chiude il cerchio fondendo estremamente bene gli elementi precedenti, concentrando particolarmente l'attenzione sul solito basso roboante di Luca Raffoni, sui refrain spezzati delle strofe e sull'assolo frenetico di Filippo Del Bimbo.

La produzione tipica di trent'anni fa non fa altro che accrescere la sensazione di avere fra le mani un album di rock duro novantiano composto su schemi consolidati, ciononostante le varianti fra prima e seconda parte mostrano le capacità della band di variare (seppur non drasticamente) le sonorità offrendo così un album eterogeneo e perciò adatto a più di un ascoltatore. Se la miscela risulta succosa è perché già altri artisti l'hanno provata; la bravura dei Supernaughty sta soprattutto nell'aver assimilato in maniera considerevole il lavoro di band fondamentali della scena degli U.S.A. nate nell'ultima parte del precedente millennio. Se apprezzate il panorama heavy rock degli anni 90 lo amerete.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Togno89
Martedì 4 Agosto 2020, 11.22.51
4
@oldskull73 Grazie per l'invito! Speriamo veramente di poter tornare alla normalità il prima possibile
oldskull73
Sabato 25 Luglio 2020, 17.52.27
3
Grazie Federico, bellisima recensione. Spero di vederti ad uno dei nostri concerti(appena riprenderanno)
Destiny
Venerdì 3 Luglio 2020, 7.58.22
2
Bella recensione Federico... Copertina spaziale
McCallon
Giovedì 2 Luglio 2020, 17.16.18
1
Ultimamente sto cercando di recuperare qualche proposta italiana che non conosco, quindi appena avrò l'occasione passerò anche da questo disco
INFORMAZIONI
2020
Argonauta Records
Stoner
Tracklist
1. The Way I Wish to Die
2. Biogrinder
3. Hellboar
4. Warehouse Demon
5. Plug
6. Temple
7. Here Comes the Argonauts
8. BiGB
Line Up
Angelo Fagni (Voce, chitarra ritmica)
Filippo Del Bimbo (Chitarra solista)
Luca Raffoni (Basso)
Alessio Franceschi (Batteria)
 
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