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Fall of Because - Life Is Easy
04/07/2020
( 316 letture )
Sarebbe impossibile mettere in discussione l'affetto e il rispetto che gli amanti della musica estrema o comunque più particolare provano per Justin Broadrick, uno che, lo ricordiamo, all'età di 14/15 anni registrava con i Napalm Death e che a 17/18 esordiva con i Godflesh. Uno di quei casi in cui un personaggio come il musicista inglese può essere definito un "mostro sacro". Prima che il nostro, unendosi ai fedelissimi G.C. Green e Paul Neville desse vita al loro più importante progetto, a mettere le basi per quello che sarebbe venuto dopo c'erano i Fall of Because. Non si tratta però di un album vero e proprio, perché Life is Easy (titolo beffardo) è una raccolta di materiale composto nel biennio 1986/87, ma che ha visto la luce soltanto nel 1999.

Non è un nome a caso quello scelto da Green e Neville, ma è il risultato di influenze che vanno da una canzone dei Killing Joke ad un capitolo di un libro di Crowley passando per la più importante: il contesto sociale. Il gruppo prende infatti vita negli anni più difficili di Birmingham, città che da un momento all'altro, causa la crisi economica del 1980, è passata dall'essere un'eccellenza ad una città piena di difficoltà e problemi. Sull'onda di questo disagio, i tre si incontrano e in poco tempo registrano i brani che di fatto saranno la base di partenza dei Godflesh. Per questo motivo possiamo infatti considerare il progetto come puramente industrial e pienamente in linea con ciò che sentiremo su Streetcleaner. Trattandosi di materiale demo è impossibile non notare il taglio decadente e negativo che caratterizza l'intero disco. Dopo Devastator infatti, che è più da prendersi come un'intro marziale in cui la batteria accompagna feedback di chitarra, voci e rumori vari, è con la title track che si entra nel vivo del lavoro. Le voci di Broadrick e Neville si intrecciano mischiando così il cantato tipico del primo, una sorta di profeta dell'apocalisse, con lo stile più parlato del secondo. I ritmi sono lenti, dai richiami doom/sludge se vogliamo, e trovano forza in un basso "massiccio" in grado di dare ancora più spessore alle chitarre e pesantezza all'andamento paranoico del brano. Middle Amerika è più ritmata e già più in linea con i successivi lavori, ma non solo, perché salta fuori anche l'aspetto più punk del gruppo, una di quelle sonorità che ha permesso ai tre di conoscersi. Che i nostri avessero le idee chiare e avessero l'esigenza di esplorare nuovi territori sonori dove l'inaccessibilità la fa da padrona lo si evince anche da tre brani che sembrano legati tra di loro, ovvero Grind, Ecstasy of Hate e Malewhoreslag. A legarli sono il costante fischio dato dal feedback delle chitarre e un andamento che, salvo un momento ben preciso nella seconda traccia in cui si fanno notare dei ritmi più sostenuti, è principalmente lento, ossessivo, tanto che a tratti si può tranquillamente dire che sono brani senza riff, salvo quegli stop-and-go che dettano il ritmo assieme alla batteria. È una sezione del disco "fastidiosa", che dimostra come i nostri siano affascinati da uno stile inacessibile e vogliano esplorare le diverse espressioni musicali legate a sensazioni negative. Si contrappone a questi tre brani la più spinta Lifesucker-Shitsucker, in cui è possibile rintracciare echi di Napalm Death. A chiudere la sequenza di brani in studio c'è Merciless, agonizzante e disperato brano fatto di ritmi lenti, con un Broadrick che lancia, sempre nel suo ormai iconico stile, parole che risuonano tremendamente familiari e collegate ad aventi molto vicini a noi:

Showed no mercy
Kicked me to the ground
Felt no pain
You're deaf to every sound


Quattro versi ripetuti per circa cinque minuti e nessun accenno di cambiamento. I tre brani successivi permettono di familiarizzare anche con l'aspetto live del gruppo; come ammesso dai musicisti, le condizioni mentali non erano del tutto perfette, complice l'abuso di droghe e alcolici. E si sente, specialmente nelle voci. Nonostante questo, il gruppo regge e involontariamente rende l'esperienza ancora più significativa. Anni dopo Broadrick dirà che a queste esibizioni vi erano un massimo di venticinque persone in totale, numero che diminuisce se si pensa che buona parte era composto da tecnici improvvisati e qualche loro amico, tra cui Mick Harris e Nick Bullen, membri fondatori dei Napalm Death, in veste di cantanti ospiti. A questo aggiungiamo una piccola curiosità: il titolo "Fight Show" nasce da una rissa scoppiata proprio mentre i nostri suonavano.

Imperfetto e anche per questo affascinante, Life is Easy è un lavoro da non perdere. Figlio di un periodo ben preciso, nato in un contesto sociale che rivive in ogni singolo fischio di chitarra e in ogni urlo, è innegabilmente un disco in cui i tre musicisti dimostrano di avere le idee ben chiare su cosa fare e come. Tra i dischi che meglio raccontano il disagio e la sofferenza.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
87.5 su 2 voti [ VOTA]
Enrico
Mercoledì 8 Luglio 2020, 16.26.27
2
Macigno.
God of Emptiness
Sabato 4 Luglio 2020, 16.36.06
1
Sono legatissimo alla triade della carne del dio: Godflesh, Streetcleaner e Pure sono pietre angolari di un movimento d'avanguardia sonora che fa più male perché reale ti tanta musica estrema, se poi ci aggiungiamo la gemma degli Scorn con Vae Solis ci si rende conto di quanto clinici fossero questi ragazzi nel sentire il disagio esistenziale di un epoca e a trasferirlo in musica, rumore, astrazione. Questa compilation è una fucina di idee che appunto verranno sviluppate meglio più avanti, ma che qualità, quando macchina e uomo sono legati dal feedback. Immensi
INFORMAZIONI
1999
Invisibile
Industrial
Tracklist
1. Devastator
2. Life Is Easy
3. Middle Amerika
4. Grind
5. Ecstasy of Hate
6. Malewhoreslag
7. Lifefucker-Shitsucker
8. Merciless
9. Survive (Live)
10. Fight Show (Live)
11. X-Mas Special (Live)
Line Up
Justin Broadrick (Voce, Batteria)
Paul Neville (Voce, Chitarra, Effetti)
G.C. Green (Basso)

Musicisti ospiti:
Mick Harris (Voce nella traccia 10)
Nick Bullen (Voce nella traccia 10)
 
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