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Derek Sherinian - Inertia
04/07/2020
( 376 letture )
Derek Sherinian è un tastierista la cui carriera è piuttosto difficile da riassumere: formatosi al Berklee College of Music, ha collaborato con artisti dai background più diversi come Alice Cooper, Kiss, Dream Theater (prima da turnista e poi come membro effettivo della band, fino all’arrivo di Jordan Rudess). Ha poi intrapreso una carriera solista alla fine degli anni ’90, suonando con esponenti del rock e del fusion (Slash e Al Di Meola, per citarne un paio). Militerà poi in svariati gruppi, come i Planet X o i più recenti Sons of Apollo, supergruppo progressive metal che annovera tra i suoi componenti il batterista Mike Portnoy. Il disco Inertia risale al 2001 ed è il secondo album solista di Derek Sherinian. Si compone di pezzi interamente strumentali e gode della partecipazione di musicisti i cui nomi non passano inosservati: in gran parte delle tracce suona Steve Lukather, storico fondatore dei Toto; Zakk Wylde (Black Label Society, Ozzy Osbourne ecc.) contribuisce con la chitarra elettrica e acustica in tre pezzi, ma l’elenco degli artisti di spicco non si esaurisce qui.

L’opening track Inertia è una catapulta che di inerte ha ben poco: vivace, ricca di cambi e di virtuosismi, scorre veloce mentre ogni strumento pare illuminare un aspetto differente dell’universo che insieme creano. Ognuno di essi viene esaltato in giusta misura: i temi riecheggiano tirando le fila del pezzo, fornendone le coordinate, mentre gli accordi di tastiera compongono un forte senso di aspettativa e di sospensione prima di precipitarsi a capofitto in percorsi e assoli dai respiri irregolari ma familiari. Il basso di Tom Kennedy avvolge ogni parte del brano senza sbavature e il suo background da jazzista sicuramente costituisce motivo di pregio. Segue poi Frankenstein, cover di Edgar Winter. La resa del brano è particolarmente interessante vista la distanza temporale che separa l’originale dalla cover: diversi passaggi sono veri e propri manifesti degli anni ’70, il rock è condensato in giri che appartengono strettamente a quel periodo. Nell'originale sono presenti molti elementi di sperimentazione, il pitch bend regnava sovrano in molte parti rompendo l’abitudine e spalancando le porte della percezione. Una cover in salsa progressive metal può facilmente incorrere nel pericolo dell’alterazione del pezzoo dell'appropriazione di dimensioni che prese fuori dal contesto vengono sminuite. Ciò però non avviene in Derek Sherinian: le tastiere omaggiano il periodo con un nostalgico ed energico organo, le chitarre aggiungono in più punti il tocco metal arricchendo un brano che già da sé offriva l’opportunità di essere letto in questa chiave. Non c’è contrasto che non sia prolifico in questa cover, grande sintesi che riesce a comunicare a più altezze temporali e il risultato è davvero piacevole. Il terzo brano di Inertia è Mata Hari, maggiormente pacato e lineare rispetto ai precedenti. Le tastiere creano armonie dilatate mentre la batteria procede senza particolari variazioni. Il sitar elettrico è ipnotico e alienante, ed emerge quasi inconsapevolmente nella miscela di suoni. Scuote dal cullare cui ci si era abituati il pezzo seguente, Evel Kneivel, nel quale l’influenza metal è più presente. Il brano alterna con destrezza dei riff che ben si impongono a degli assoli che si introducono fluidamente e che riescono a seguire la corrente quando il brano si estende in zone meno distorte e tambureggianti. La Pera Loca annovera altri influssi oltre a quello strettamente metal. Spesso si riesce ad ascoltare distintamente il pianoforte in atmosfere jazz; si verificano poi agili transizioni ad un progressive metal molto denso in cui le tastiere dialogano con le chitarre dai toni acri. Si prosegue con Goodbye Porkpie Hat, cover del brano di Charles Mingus. Anche questa risulta essere una scelta inusuale, che nel complesso rende tuttavia giustizia all’originale. Astroglide ha suoni futuristici e sintetici. Jerry Goodman suona il violino elettrico come nella prima traccia. I soli si snodano rapidi e impeccabili, dal taglio molto tecnico e il pezzo mantiene una forte omogeneità dall’inizio alla fine. La traccia successiva è What A Shame, una ballata che tiene alta l’attenzione. Gli arpeggi iniziali che sorreggono i fraseggi di chitarra solista confluiscono in parti heavy metal, destinate anch’esse a trasformarsi. Acustico ed elettrico si susseguono armoniosi, per poi sfumare lasciando spazio al pianoforte e alla chitarra acustica (con brevi interventi di chitarra elettrica). Il penultimo brano, Rhapsody Intro, è effettivamente una breve intro in cui si mescolano un imponente pianoforte, tastiere fumose e la chitarra elettrica solista. Si giunge così all’ultimo pezzo di Inertia, Rhapsody In Black, rapsodia prog metal che fa perdere tra le sue pieghe. I temi, i leitmotiv sono tanto familiari quanto misteriosi. Il fil rouge della composizione si assottiglia in alcuni punti mentre in altri diviene più visibile, il tutto con la massima coerenza. La batteria manifesta la sua potenza in un crescendo finale che porta alla repentina chiusura. Uno dei migliori pezzi del disco.

Il sincretismo di generi presentati in questo album da Derek Sherinian è davvero apprezzabile, così come le sfaccettature concesse dalle diverse esperienze dei musicisti che vi sono ospiti. I virtuosismi raramente sono ridondanti: impreziosiscono, anzi, una trama già di per sé di qualità. Si tratta certamente di un disco da riascoltare se si conosce già, mentre da recuperare se invece è sfuggito.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2001
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. Inertia
2. Frankenstein
3. Mata Hari
4. Evel Knievel
5. La Pera Loca
6. Goodbye Porkpie Hat
7. Astroglide
8. What A Shame
9. Rhapsody Intro
10. Rhapsody In Black
Line Up
Derek Sherinian (pianoforte, keyboards, co-producer)
Musicisti Ospiti:
Steve Lukather (Chitarra, sitar elettrico)
Zakk Wylde (Chitarra elettrica, Chitarra acustica)
Jerry Goodman (Violino elettrico)
Tom Kennedy (Basso nelle tracce 1, 6, 10)
Tony Franklin (Basso nelle tracce 2, 3, 4, 8)
Jimmy Johnson (Basso nelle tracce 5,7)
Simon Phillips (Batteria, co-produzione e mixing)
 
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