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Megatherium - God
05/07/2020
( 325 letture )
Ventimila anni fa, i giganti camminavano sulla Terra. Non parliamo dei giganti combattuti da Thor, naturalmente. Ma di giganti realmente esistiti, la cosiddetta "megafauna" che scomparve poi ovunque -guarda caso- contestualmente alla diffusione dell’Homo Sapiens su tutto il globo. Il megaterio era un esemplare di questa megafauna, un antenato dell’attuale bradipo, che somigliava più ad un orso e che aveva le dimensioni di un elefante. Pesante fino a quattro tonnellate, era superato in grandezza solo da alcune specie di mammut. Un vero gigante, con unghielli enormi che però, a quanto pare, gli servivano essenzialmente per abbassare i rami degli alberi ai quali si appendeva per cibarsi.
I Megatherium prendono nome da quell’antico gigante che possiede un nome molto più aggressivo e "metal" di quanto lo fosse in natura e, per certi versi, l’accostamento risulta calzante. Nati nel 2011 come gruppo stoner/rock, i quattro hanno poi affinato e cambiato la propria proposta, inglobando non solo nuovi musicisti ma, con loro, anche nuove influenze psichedeliche, doom e sludge. Arrivati nel 2016 al debutto con Superbeast, pubblicato dalla gloriosa Andromeda Relix, i veronesi hanno poi proseguito il lavoro di affinamento della propria proposta e tornano oggi con un album decisamente ambizioso, nella forma e nella sostanza.

God è il titolo e l’argomento forte del disco. Un album che mostra un ulteriore passo in avanti rispetto alla costruzione dei brani e allo stile di riferimento. La connotazione che i Megatherium danno alla propria musica risulta profondamente innervata dal concept di fondo dei brani che catalizza su di sé anche produzione e mixaggio. Il suono che ne risulta è moderno nelle apparenze, freddo e ossessivo, pesante come una colata di piombo. Si fanno sentire le tastiere e i sampler, particolarmente presenti da The Truth in poi, quanto evidenti stratificazioni sludge e post metal, quasi fino al drone. La monumentalità dei riff stoner/doom si trasforma quindi in qualcosa di ancora più stordente e ossessivo, che in più di una circostanza diventa quasi asfissiante. Quello che colpisce, infatti, fin dall’opener Generate, sorta di "bordone" che potrebbe essere assimilato al suono del didjeridoo e che crea immediatamente un’atmosfera sacrale e antica pur in un contesto modernissimo, è proprio l’oppressione musicale e la cadenza lentissima condotta dal gruppo. Un approccio che ritroveremo praticamente in tutto il disco e che, se da un lato premia la capacità di rendere appunto un’atmosfera e di creare un alone che sa di antico e moderno al tempo stesso, centrifugando stoner e post metal in maniera credibile, con riferimenti psichedelici e doom, dall’altro lato finisce per diventare monotematica e fine a se stessa. Purtroppo, pur essendo congenito al genere stesso, in questo caso il senso di soffocamento non è da annoverarsi tra le qualità del disco. Ottima invece la voce pulita e il cantato enfatico e ben calibrato, che esalta i brani e gli dona quella qualità melodica che finisce per mancare alla parte musicale. Se consideriamo infatti The One, col suo riff stoner poi violentato dalla distorsione sludge, The Holy altro gran pezzo con una linea vocale piacevole e, soprattutto, l’ottima The Truth, nella quale un ruolo importante lo rivestono anche le tastiere, è facile rendersi conto di quanto la voce elevi il brano oltre il proprio già buon livello, evitando che la pesantezza del riffing diventi sterile e asfittica, con quell’impronta invece quasi epica che fa la differenza. In particolare, nel bellissimo finale di quest’ultima, troviamo anche delle armonizzazioni che la rendono una delle meglio concepite del disco. Un esperimento che non funziona allo stesso modo con The Eye, brano che supera i dieci minuti, nei quali troviamo una riuscita introduzione mediorientale (immancabile a dire il vero, in questo tipo di album) che ben si amalgama al solito riff sludge pesantissimo e dei loop rumoristi a incrementare l’inquietudine della composizione, che però finisce per avvitarsi su se stessa, diventando quasi noiosa, nonostante l’apocalittico finale, proprio per l’assenza di una impronta dinamica. Impressione che si conferma anche nella conclusiva e quasi interamente strumentale The Strength, con le tastiere a giocare un ruolo fondamentale, non fosse appunto per questa inevitabile sensazione di rutilante ripetitività fine a se stessa, che finisce per mortificare le ottime idee contenute e che viene riscattata solo dall’entrata in gioco della voce dopo sei minuti e mezzo, che esalta il finale e fa letteralmente dimenticare ciò che lo ha preceduto.

L’equilibrio è una dote fondamentale, oggi come ventimila anni fa. Nel caso dei Megatherium, abbiamo davanti un gruppo di talento, di quelli capaci di lasciare un segno, per volontà e mezzi. Come detto in apertura, God è un album ambizioso e lo è tanto nel concept quanto nella volontà musicale di creare un ibrido di largo spettro che suoni moderno e ancestrale al tempo stesso e quindi che sappia unire lo stoner psichedelico allo sludge/post metal, con utilizzo di tastiere e samples ad ampliare lo spettro sonoro e le soluzioni compositive. Un approccio meritevole e che sarebbe da premiare se il risultato finale fosse all’altezza delle ambizioni. Purtroppo, le cose non vanno del tutto in questa direzione, anche se gli spunti sono in molti casi ottimi e l’album contiene diverse belle canzoni, pur considerando che tre sono quasi degli intro/intermezzi più che brani veri e propri. Anche in questo caso, tolta Generate, non sempre si sentiva il bisogno di queste tracce interlocutorie, dato che non aiutano a creare dei contrasti o delle sonorità alternative ad un piatto già fin troppo carico. A causa quindi di un approccio fin troppo monolitico e di una carenza dinamica che poi sfocia anche nella mancanza di veri e propri contrasti che donino più sfaccettature, nel complesso God non è l’album strepitoso che avrebbe potuto essere. E’ questo il caso in particolare dei brani della seconda parte, che dovrebbero essere i più “importanti”, sia come minutaggio che come contenuto, ma falliscono purtroppo l’obbiettivo. Un vero peccato, considerando le facilmente intuibili qualità dei Megatherium che forse stavolta hanno solo voluto osare più di quanto fosse effettivamente necessario.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Argonauta Records
Stoner/Sludge
Tracklist
1. Generate
2. The One
3. The Holy
4. The Truth
5. Organize
6. The Eye
7. Destroy
8. The Strength
Line Up
Manu (Voce, Effetti)
Tode (Chitarra)
Zek (Basso, Voce)
Torre (Batteria)
 
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