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Magnus Karlsson`s Free Fall - We Are the Night
05/07/2020
( 975 letture )
Un'enigmatica figura incappucciata in sella ad un cavallo alato con l'esercito a seguito squarcia le tenebre di un tetro anfratto impugnando un arcano bastone mentre scruta un punto indefinito dell'orizzonte. Non si tratta di un incipit di un'opera fantasy che vuol fare della magnificenza delle immagini epiche e della pomposità estetica le carte vincenti per stregare il cuore di noi poveri Babbani, come godrebbe nello screditarci la Rowling, bensì dell'audace artwork sulla copertina della terza fatica discografica del progetto solista firmato Magnus Karlsson, poliedrico artista svedese sempre più mastermind e uomo simbolo della nostrana Frontiers Records.
All'alba del terzo disco, ordunque, dopo una sfilza di collaborazioni con altri progetti della label quali Allen/Lande e Kiske/Somerville, per citarne due, l'instancabile polistrumentista scandinavo, già chitarrista in forza ai Primal Fear, si ritrovava a dover confermare la bontà delle soluzioni sapientemente dosate nel calderone delle precedenti releases, ove bollivano ingredienti esplosivi quali hard rock, heavy, power e symphonic metal. Occorreva a questo punto rimescolarli, ricuocerli a puntino, condirli con nuove ugole sopraffine e attendere di saggiarne il distillato finale, questo We Are the Night, succulento sin dai primissimi assaggi, e archiviabile nella dispensa che reca l'iscrizione di “ambrosie auditive”.

Un attimo dopo l'ingestione del preparato, vi assicuriamo che il tasso stupefacente somministrato dal vostro cervello in festa agli ormoni vi rapirà e per un po' credereste persino di essere stati arruolati nell'orda delle sinistre figure imbacuccate della copertina, al servizio di Sua Maestà Magnus che per l'occasione ci terrà a presentarvi il primo degli adepti assoldati per questo straordinario viaggio, il croato Dino Jelusick, l'enfant prodige degli Animal Drive, un ragazzaccio dalle corde vocali portentose, che nell'opener Hold Your Fire ruggisce solennemente il “benvenuti” che non vi aspettereste, in una traccia dal sapore sinfonico e solenne in apertura ma poi capace di perforare le barriere del suono, tanto che fareste prima a chiedervi cosa il nostro vocalist non possa cantare con cotanta superbia, a suo agio su più generi e padrone di un timbro roccioso tanto sull'acuto quanto sul grave. Per lui il nostro mastermind scatena accelerazioni repentine, virtuosismi e orchestrazioni, puntando su una struttura di metal che si ammorbidisce nel ritornello, sempre melodico, come in ogni altro episodio del disco.
Se nell'opener si punta maggiormente sulle sfuriate chitarristiche dell'ispiratissimo svedese, in Under the Black Star, la seconda traccia eseguita da Jelusick, si opta per un ritmo ponderato, sembra quasi si preferisca che trapeli l'espressività impressionante del cantante balcanico rispetto all'arrangiamento, comunque di ottima fattura.
Fa piacere che assieme a Dino Jelusick compaia il nome di un altro ragazzo molto promettente, il brasiliano Renan Zonta degli Electric Mob, band resasi protagonista di un esordio scoppiettante, il quale dà prova delle sue doti nella scatenata Kingdom Falls, dal sapore tutto power di matrice nordeuropea, e nella successiva Dreams and Scars, maggiormente orientata verso un elegante hard rock super moderno e dal ritornello semplicemente impareggiabile grazie alle diverse modulazioni di registro vocale dell'artista sudamericano. L'idea di dare spazio a questi due giovani, col futuro dalla loro parte vista la giovanissima età e un talento fuori dal comune, è un'intuizione più che azzeccata di Karlsson (considerando anche i timbri dei due speculari e ben assortiti nel disegno armonico del guitar hero svedese) e gliene va dato atto facendo chapeau. Appena un secondo per rifiatare e giungiamo alla roccaforte ove siamo introdotti alla restante corte di eroi reclutati per questa strabiliante avventura e come in ogni corte che si rispetti non può mancare la Dama d'eccezione, che in questo caso risponde al nome di Noora Louhima, frontwoman dei chiacchierati Battle Beast, interprete di Queen of Fire, forse il più bello fra i singoli estratti dal disco complice la sua anima hard 'n' heavy e la grintosa performance della bad girl finlandese, il Fedele Consigliere, ossia Ronnie Romero (col quale il polistrumentista made in Sweden aveva già collaborato nel progetto The Ferrymen), autore di una convincente prestazione sui ritmi vivaci di One by One, ma soprattutto l'Anziano Saggio, i cui panni sono vestiti dall'ex Black Sabbath Tony Martin, cantante ancora straordinariamente dotato che ci regala due gioielli di alto spessore conditi dalla sei corde fiammeggiante del padrone di casa che non disdegna di attingere dal bagaglio tecnico sopraffino di cui è capace, peraltro evidentissimo nella strumentale On My Way Back to Earth, canzone da ascoltare rigorosamente ad occhi chiusi per le bellissime atmosfere e suggestioni che riesce a evocare, sospesa com'è fra onirismo e persino un pizzico di prog.
Meno pimpanti, sebbene non si possa che rimanere piacevolmente sorpresi dalla bella voce del vocalist (esattamente cosa non sa fare quest'uomo?), We Are the Night e Don't Walk Away in cui non sono presenti ospiti ma appunto è possibile apprezzare l'artista svedese a 360 gradi.

We Are the Night è la garanzia di un viaggio di sola andata col serio rischio di restare intrappolati a lungo nelle trame di un universo in espansione, quello dei solisti che si circondano di musicisti ospiti (basti pensare ai riusciti e interessantissimi progetti di Tobias Sammett con i suoi Avantasia e di Arjen Anthony Lucassen con gli Ayreon), moderni mecenati a servizio dell'arte che spesso e volentieri sfornano lavori creativi, sperimentali, grazie all'intuito, certo, ma anche all'apporto significativo degli interpreti. Non fa eccezione il disco di Magnus Karlsson, dunque, un lavoro fresco, bilanciato in tutti i suoi elementi e dal sound studiato maniacalmente, capace di accontentare amanti di generi abbastanza differenti fra loro che difficilmente resteranno delusi a cospetto di un'opera qualitativamente e musicalmente eccelsa.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
76 su 7 voti [ VOTA]
Radamanthis
Lunedì 6 Luglio 2020, 12.48.52
4
Ascoltato stamattina sul Tubo, non male. Un bel disco fatto veramente bene. Sempre pazzesca la voce di Martin ma ottime anche le prove di Dino Jelusick e Renan Zonta. Una spanna sopra tutti sempre Romero, semplicemente mostruoso! Magnus Karlsson è sempre sinonimo di qualità e questo disco non fa eccezione. Voto 80
JC
Lunedì 6 Luglio 2020, 3.29.46
3
L'album ha una qualità pazzesca, consiglio a tutti di sentire il pezzo cantato da Martin. Purtroppo, come molti di questi progetti difetta un po' di "anima". A questo proposito avrei osato un concept, che avrebbe valorizzato il tutto, catalizzando più interesse attorno ad un album di oggettiva qualità. Anche per me 83
Sandro Bisoffi
Domenica 5 Luglio 2020, 21.29.20
2
Magnus Karlsson è una garanzia, non ricordo un suo disco insufficiente. Poi è sempre un piacere sentire Tony Martin anche se solo su un pezzo. Ottimo album , a livello del precedente. Voto 80 .
Shock
Domenica 5 Luglio 2020, 16.16.58
1
Come disco mi ha detto ben poco, il solito prodotto made in Frontiers senza infamia e senza lode. Le uniche note positive le voci di Dino, Ronnie e Renan Zonta, ultimo arrivato tra i nuovi grandi cantanti, di cui e' meglio ascoltare il lavoro del suo gruppo, gli Electric Mob.
INFORMAZIONI
2020
Frontiers Records
Heavy
Tracklist
1. Hold Your Fire
2. Kingdom Falls
3. We Are The Night
4. Queen Of Fire
5. Dreams And Scars
6. All The Way To The Stars
7. One By One
8. Under The Black Star
9. Temples And Towers
10. Don’t Walk Away
11. On My Way Back To Earth
12. Far From Over
Line Up
Magnus Karlsson (Chitarra, Tastiere, Basso, Voce nelle tracce 3 e 10)
Anders Kollerfors (Batteria)

Musicisti ospiti
Dino Jelusick (Voce nelle tracce 1 e 8)
Mike Anderson (Voce nella traccia 6)
Noora Louhimo (Voce nella traccia 4)
Renan Zonta (Voce nelle tracce 2 e 5)
Ronnie Romero (Voce nella traccia 7)
Tony Martin (Voce nella traccia 9)
 
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