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Hellgarden - Making Noise, Living Fast
08/07/2020
( 404 letture )
Il Brasile, da sempre, gode di una scena metal viva, vegeta e tanto desiderosa di menare le mani: quest'oggi, in particolare, ci occupiamo degli Hellgarden, nativi di Botucatu, Stato di San Paolo: nati nel 2017, i nostri si fanno portabandiera di un violento groove/thrash metal che, manco a dirlo, richiama lo stile dei Pantera, ma anche quello dei connazionali Sepultura, con ogni probabilità il gruppo metal più celebre e celebrato di tutta l'America Latina. Le fonti di ispirazione insomma sono ben chiare ed i nostri non fanno nulla per nasconderle, ma va detto che suonano con sufficiente perizia da non rendere la loro musica un mero copia ed incolla. Non sempre, quantomeno.

Il loro primo album, intitolato Making Noise, Living Fast -un vero e proprio manifesto programmatico, una dichiarazione di intenti!-, pubblicato dalla Brutal Records, si apre con Spit on Hypocrisy: tenendo fede anche in questo caso al titolo, il pezzo è una valida bordata groove che beneficia di un riff schiacciasassi, di una sezione ritmica potente e di una voce affilata quanto basta; come detto, nulla di clamoroso o rivoluzionario, ma il divertimento e la pesantezza sono assicurati: provate a non cantare a squarciagola i passaggi in stop&go e poi ne riparliamo! La tendenza a lasciar “sfogare” ora il singer Diego Pascuci, per poi riaffancarlo subito dopo, ora gli strumenti, peraltro, si rivela frequente nel disco, come dimostra anche la successiva Evolution or Destruction, altro pezzo carico di groove che vede nuovamente la sezione ritmica sugli scudi. Un bel FUCK THIS SHIT! inaugura Learned to Play Dirty, forse la canzone migliore ascoltata finora, benché un filo troppo debitrice dei Pantera (le strofe a tratti ricordano un po' troppo Walk). Molto interessante anche l'assolo di chitarra di Caick Gabriel Cavallari. E' poi il momento di un pezzo più tipicamente thrash quale Fuck the Consequences, sicuramente il più veloce ed uno dei più violenti di tutto Making Noise, Living Fast, che comunque non rinuncia agli stop&go tanto cari al gruppo di San Paolo, qui probabilmente al top della propria capacità espressiva. Se Brainwash, invece, è nel complesso il pezzo che convince meno fra quelli proposti dai nostri amici carioca, la veloce title-track ci riporta su discreti livelli qualitativi e vede un'ottima prestazione del bassista Guilherme Biondo, oltre ad un ritornello semplice, ma assai efficace. Gli ultimi due brani, pur risultando gradevoli, non apportano particolari novità a quanto già detto.

Come avrete intuito, non ci troviamo di fronte ad un capolavoro destinato a cambiare la storia del thrash o del groove metal: semplicemente, l'esordio degli Hellgarden è un onesto disco che aiuta a passare un po' di tempo di sano divertimento e pesantezza. Ci sono alcune sbavature e, in generale, non particolari picchi qualitativi, ma ci sentiamo di dare a questi grintosi ragazzi una sufficienza piena, in attesa magari di qualche miglioramento nel prossimo album.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
76 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Brutal Records
Groove
Tracklist
1. Spit on Hypocrisy
2. Evolution or Destruction
3. Learned to Play Dirty
4. Fuck the Consequences
5. Brainwash
6. Making Noise, Living Fast
7. Believe in Yourself or Die
8. Possessed by Noise
Line Up
Diego Pascuci (Voce)
Caick Gabriel Cavallari (Chitarra)
Guilherme Biondo (Basso)
Matheus Barreiros (Batteria)
 
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