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Chimaira - The Impossibility of Reason
11/07/2020
( 465 letture )
Dopo il buono ma acerbo debutto, i giovani e rampanti Chimaira, da subito identificabili grazie a un bel logo, pestano sull’acceleratore cambiando le carte in tavola coniando, di fatto, il Chimaira -sound: The Impossibility of Reason è uno dei dischi simbolo dei primi 2000 in campo heavy. Un album che si riascolta sempre volentieri grazie a un calderone sonoro preciso ma succoso. Parliamo di un polivalente ibrido-metallico, a cavallo tra post-thrash, groove e un pizzico di industrial: un amalgama che funziona e funzionerà benissimo anche negli anni a venire per il combo di Cleveland. È un viaggio piuttosto lungo quello dell’impossibilità della ragione (60 minuti circa), e ora -dopo quasi vent’anni- andiamo a ripercorrerlo insieme. Perciò mettetevi comodi in salotto, seduti sulla vostra usurata poltrona da headbanging, e preparatevi a questo ruvido e potente Power Trip!

The Impossibility of Reason vanta quasi vent’anni di crescita e maturazione in ambito metal. Una band, i Chimaira, che potremmo definire “blue collar”: operaia. Ma solo all’apparenza, grazie soprattutto all’umiltà del sestetto americano. Città scura e fumosa (Cleveland) e realtà underground di fine anni ’90, quando i nuovi suoni andavano per la maggiore ma -nel contempo- il metal groovy e pesante dei primi anni ’90 stava riprendendo forma sotto una nuova veste, più variegata e ruffiana forse, ma pur sempre omaggiante e fedele al verbo. Cosa capita quindi con questo monolite bianco e rosso? Un treno merci, tecnico ed elegante per certi versi, ci investe a 180 chilometri l’ora, riducendoci in brandelli. Non c’è nota fuori posto né filler, ma un bel costrutto di mega-riff e intelligenti influenze filtrare sotto un’ottica nuova ma non troppo. Echi di Machine Head, Slayer e Pantera accompagnano alcuni passaggi, mentre la tiepida componente industrial si insinua in alcune zone d’ombra, riempiendo buchi e pennellando sfumature fredde e glaciali. Un “di più” che funziona a dovere, specie nelle cupe Down Again e Crawl, dove la prima recita la parte del primo singolo estratto, bilanciando potenza e melodia alla Alice in Chains e la seconda -con tono severo e marciante- sfocia in lidi classicamente metal, esemplificando riff e struttura.
L’album funge da salvacondotto per un serie di idee perfettamente amalgamate. La furia cieca e thrashy di Cleansation, opener deflagrante, veloce e dotata di uno splendido solo di Rob Arnold (in passato anche ascia dei Six Feet Under), si sposa alla perfezione con l’altrettanto aggressiva e tirata Power Trip, dal riff irresistibile e dalla durata contenuta, una canzone che in sede live ha sempre fatto sfaceli grazie alla sua impronta arcigna senza compromessi. Un solo velocissimo e maligno alla Kerry King ci trasporta verso il finale del brano, che viene sapientemente controbilanciato dalla sopracitata Down Again, heavy ma cangiante, e dal brano-manifesto Pure Hatred dove il groove metal viene fuori in tutta la sua abrasiva forza anni ’90. Riff e lava, ritmo rimbalzante e finale rallentato: un piccolo inno dedicato al sudore del mosh-pit. La band ha una presa innegabile e, nonostante la giovane età, suona in modo impeccabile. All’epoca, il talentuoso batterista Andols Herrick stava per diventare professore e insegnante di batteria (si sarebbe, di fatto, allontanato dalla band e dall’attività live poco dopo, salvo poi rientrare negli anni a venire).
Quello che resta e che ci impressiona sono le bordate violente unite a un’eleganza non comune: la feroce e tecnica Stigmurder, così come la squadrata e atmosferica Eyes of a Criminal (dove spicca l’effettistica) mettono in bella mostra le doti dei chitarristi, della ritmica spacca-collo di DeVries (ex-militante dei Fear Factory) e della gustosa solista di Arnold, ma anche del basso di Jim LaMarca e ovviamente dell’ugola ruvida e potente del cantante-fondatore Mark Hunter, figura musicale abbastanza completa anche in sede live, grazie allo sporadico utilizzo della terza chitarra e del Theremin.
The Impossibility of Reason è un album dalla tematiche varie: caos, depressione, violenza e oscurità, con un palese focus sullo “Shining” di Kubrik, centralizzato in brani quali Pictures in the Gold Room, Eyes of a Criminal, Impossibility of Reason e ovviamente Overlooked che enfatizzano in chiave heavy metal le terrificanti atmosfere della storia. La funzionalità della scaletta, che alterna brani veloci a groove e melodie accennate, trova il suo climax nel gran finale, con una scia di sacra potenza senza pari, sciorinata a go-go dal poker bruciante che si apre con Stigmurder per poi auto-spegnersi con il capolavoro Implements of Destruction, una delle migliori strumentali di sempre. Brano complesso, lungo (12 minuti) e articolato, questo cangiante macigno mette la parola fine al percorso iniziato con la belligerante Cleansation, alternando una struttura prog/thrash fatta di architravi possenti, soli di classe, richiami medio-orientali e tastiere atmosferiche. Un brano che -talvolta- ha chiuso gli show dal vivo della band, cambiando un po’ il solito approccio degli encore e dando vita a una parentesi lunga, heavy ma sognante, che ha da sempre fatto la gioia di fan e aficionados.

Per concludere, i Chimaira hanno vissuto anni importanti guadagnandosi giustamente un bella reputazione, album da ricordare (alcuni li analizzeremo prossimamente) e, anche se ora non sono più attivi, li riascoltiamo con piacere grazie a una sequenza di lavori heavy e sinceri, graziati dal tocco personale, da brani fuori dal coro e dalla brutalità smussata da tecnica e contorni volutamente sfocati. Nello specifico, The Impossibility of Reason è un album che tutti gli amanti delle sonorità heavy dovrebbero avere nella propria collezione.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
82.85 su 7 voti [ VOTA]
Fabrizio
Martedì 4 Agosto 2020, 19.20.00
3
Mah, strano che manchino le recensioni dei loro dischi migliori, Resurrection e Chimaira soprattutto, che sono spettacolari. Come mai sono sempre stati snobbati su questo sito?
asataram
Martedì 4 Agosto 2020, 14.58.16
2
questo è il loro capolavoro. voto perfetto
jeffwaters
Domenica 12 Luglio 2020, 10.30.07
1
Gran disco, ma il meglio, a mio parere, arriva con l'omonimo Chimaira. Un disco granitico e spettacolare. Manca la Recensione come di Infection e resurection, dopodichè sono spariti.
INFORMAZIONI
2003
Roadrunner Records
Groove
Tracklist
1. Cleansation
2. The Impossibility of Reason
3. Pictures in the Gold Room
4. Power Trip
5. Down Again
6. Pure Hatred
7. The Dehumanizing Process
8. Crawl
9. Stigmurder
10. Eyes of a Criminal
11. Overlooked
12. Implements of Destruction
Line Up
Mark Hunter (Voce)
Rob Harnold (Chitarra)
Matt DeVries (Chitarra)
Chris Spicuzza (Tastiera)
Jim LaMarca (Basso)
Andols Herrick (Batteria)
 
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