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Al-Namrood - Wala’at
12/07/2020
( 391 letture )
Avete presente quando, in qualche episodio de I Griffin, il piccolo Stewie ed il fido Brian viaggiano indietro nel tempo? La coppia, in queste astruse avventure cronologiche, si ritrova così a guardare al passato con l'occhio del contemporaneo, in un paradosso post-storico nel quale la scansione passato-presente-futuro cessa di avere un senso. Ebbene, questo sguardo surreale e postmoderno è quello con il quale gli arabi Al-Namrood affrontano l'atto di creazione musicale. Il terzetto, costretto all'anonimato dalla mentalità ultra-conservatrice del proprio Paese d'origine, propone infatti un black metal assai moderno ma immerso in un impeto passatista e condito da una massiccia dose di sonorità proprie della musica folkloristica medio-orientale.

Mi si perdonerà se, in questa sede, si trascurerà l'aspetto tematico e narrativo. La lingua scelta dagli Al-Namrood per i testi della loro ultima fatica, Wala'at, infatti, è l'arabo, totalmente ignoto al sottoscritto, e dunque tutto ciò che all'ascoltatore medio è concesso di carpire è, accanto alla solidità della proposta strumentale, la furia ribelle dei versi decantati da Humbaba. “Ribelle” non è, qui, un termine scelto a cuor leggero ma tale è la intima natura del progetto saudita. Come scritto dal The Guardian nell'ormai lontano 2014, il terzetto vive la propria esperienza artistica in totale clandestinità, necessaria per difendere il ruolo di apostati dei tre musicisti, sui quali, come una spada di Damocle, incombe costante il rischio di una condanna a morte in Patria (diversi sono i casi di esecuzioni per ateismo e apostasia in Arabia Saudita, sebbene queste non siano il primo motivo di condanna a morte nel Paese, come raccontato da Business Insider). La musica contenuta in Wala'at si sviluppa attraverso trame semplici e dirette. Raramente i tre sauditi di lasciano attrarre dal fascino della complicazione, consapevoli che talvolta, ad esempio in questo caso, “less is more”, come si suol dire. Gli strumenti che appartengono alla tradizione, quando presenti, non vengono né posti in secondo piano da quelli propriamente metal né oscurano questi prendendosi tutte le attenzioni. Molto bravi sono gli Al-Namrood nel gestire con intelligenza l'equilibrio tra folk e black metal: l'esempio forse più cristallino di questa acutezza della band lo troviamo in Kail Be Mekailain, dove gli strumenti tradizionali suonati da Ostron si uniscono alla sei corde di Mephisto bilanciandosi vicendevolmente alla perfezione. Il black metal proposto dal trio è assai acido e corrosivo -merito anche della delirante prestazione canora di Humbaba, che in Sahra Yaesa, canzone nella quale dà il suo meglio, si produce in un'altalena vocale instabile e lacerante- ed unisce in sé diverse forme del genere. Possiamo trovare, infatti, momenti che guardano alle radici del black metal -gli onnipresenti Bathory si sentono molto bene nella già menzionata Kail Be Mekialain-, altri nei quali il metallo nero si esprime con un linguaggio più vicino al punk e al thrash (Al Shareef Al Muhan): tuttavia, pur aderendo in modo quasi nostalgico a queste manifestazioni classiche del black metal, gli Al-Namrood suonano estremamente moderni ed attuali. Mai si ha la sensazione di star sentendo un disco datato. Anche dal punto puramente tecnico, ogni musicista si pone con piglio assai attuale nella scrittura e nella performance delle proprie parti: oltre alle già citate doti canore di Humbaba, bizzarre e folli, anche i riff di chitarra di Mephisto, che si occupa pure del basso, riescono a spaziare con disarmante naturalezza da toni speed/thrash metal a quelli più cupi e prossimi al black metal (unico, grossissimo, aspetto negativo è un assolo al limite dell'inascoltabile presente in Alqaum); degni di lode sono anche le note folk di Ostron, ammalianti e suadenti. Dalle informazioni reperibili su internet, non è chiaro chi si occupi della batteria, se uno dei tre o un turnista, ad ogni modo anche in questo caso ci troviamo davanti ad una prestazione di tutto rispetto: puntuale e precisa, essa difficilmente si lascia andare a parti intricate, preferendo la pulizia di un drumming solido ed essenziale.

Wala'at è un disco coraggioso, come coraggiosa è la band che lo suona. Si tratta di musica scomoda, tanto dal punto di vista tematico -per chi ne possa godere, s'intende-, quanto da quello musicale, grazie alla sua commistione di epoche e stili differenti. Pur essendo un album piuttosto immediato, non ci si limiti al primo ascolto, poiché gli Al-Namrood necessitano di tempo per poter penetrare nell'ascoltatore e per sedurlo con la propria rozza furia medio-orientale.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
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Immolazione
Venerdì 17 Luglio 2020, 13.23.47
2
Non è malaccio ma forse è il più debole della loro discografia, secondo me. Il penultimo mi aveva divertito molto di più
No Fun
Giovedì 16 Luglio 2020, 21.29.46
1
Mi incuruosivano da un po', soprattutto per l'immagine abbastanza punk black n roll (alcune copertine, la A cerchiata, la cover degli Exploited ) che però racchiudeva una proposta folk black. In effetti è un black molto grezzo, diretto, anche gli strumenti tradizionali a me non sembrano suadenti, comunque non creano momenti più sottili, resta tutto sempre potente. Però non mi ha convinto del tutto, non ho sentito il pezzo che mi facesse saltare dal divano. Riproverò.
INFORMAZIONI
2020
Shaytan Productions
Black
Tracklist
1. Al Hirah
2. Sahra Yaesa
3. Tabqia
4. Kali Be Mekialain
5. Al Shareef Al Muhan
6. Fasique
7. Aar Al Estibad
8. Alhallaj
9. Wahum Althaat
10. Alqaum
Line Up
Humbaba (Voce)
Mephisto (Chitarra, Basso)
Ostron (Strumenti Arabi)
 
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